Fiorentina

Vlahovic tra illusioni viola e peccato originale: il quadro resta chiaro

Matteo Baldini
Dusan Vlahovic
Dusan Vlahovic / Ciancaphoto Studio/GettyImages
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Poniamo il caso che esista una gioielleria del centro, la cui vetrina brilla e illumina gli occhi di chi passa. Poniamo il caso che esista un anello con un bel cartellino attaccato e che il suo valore salga, di mese in mese, di settimana in settimana. Camminano lì davanti e si stropicciano tutti gli occhi, lo desiderano, sono pronti a investire. Mettiamo però il caso che, a un certo punto, quel gioiello inizi a parlare e voglia dire la sua. Lo smarrimento successivo è logico, non potendoci certo aspettare che dalla vetrina di un gioielliere si levi una voce, ma sta di fatto che in effetti ha parlato.

Il ruolo di uomo mercato, di nome più citato e bramato da squadre di primo piano, rende complesso affrontare e interpretare correttamente le parole di Dusan Vlahovic rilasciate a politika.rs. Sono dichiarazioni che del resto non si incastrano immediatamente con gli scenari grandiosi di cui tutti parlano, col passaggio automatico in una big di livello assoluto, non fosse altro che per quel riferimento a Rocco Commisso e al possibile "compromesso" tra le parti.

Dusan Vlahovic
L'esultanza di Vlahovic / Giuseppe Bellini/GettyImages

Tra coerenza e sorpresa

L'intera intervista è disseminata di riferimenti alla cultura del lavoro e all'ambizione di una crescita che non si deve arrestare, mossa dall'incapacità di accontentarsi e di adagiarsi sugli allori: in tal senso è chiaro come non si tratti di una mera dichiarazione d'intenti scritta a tavolino, per farsi belli, ma della cifra distintiva dell'atleta.

Parole che rispecchiano, in sostanza, quel che ogni domenica si può riscontrare con la maglia della Fiorentina: i gol a raffica non generano autocompiacimento e non servono banalmente a gonfiare l'ego ma, al contrario, spostano sempre l'asticella un po' più su, senza mai fermarsi o sentirsi arrivati (senza risentire di voci, strattoni di mercato e malumori viola).

Accanto a una descrizione di sé coerente con tutto quel che si conosce già del classe 2000, che abbiamo imparato ad apprezzare, esiste poi una scheggia impazzita, quella del riferimento a Commisso, e un "mai dire mai" che agli occhi dei più ingenui suona di consolante riapertura di un discorso altrimenti troncato. Una mano tesa (apparente o reale che sia) che incontra poi le tante dichiarazioni riferite al mondo Fiorentina: i viola ritenuti "non un piccolo club" e indicati come meritevoli di un posto in Europa e tra i vertici in Italia. Da raggiungere proprio con l'aiuto di Vlahovic.

Rocco Commisso
Rocco Commisso / Gabriele Maltinti/GettyImages

Un regalo o un'illusione?

Vere e proprie coccole per i tifosi gigliati, una sorta di inatteso regalo di Natale con qualche giorno di ritardo, un regalo che però nasconde altro nel momento in cui lo scarti. I propositi di grandezza del centravanti viola sono un fatto, lo è anche la sua professionalità e la capacità di risultare impermeabile a bisbigli e mormorii di uno stadio (quelli iniziali, dopo il no al rinnovo).

Sono propositi che vivono da soli, indipendenti, senza dunque legarsi in assoluto al panorama fiorentino: andranno avanti, per la loro strada, lo faranno anche quando si tratterà di riscuotere un credito (sotto forma di trofei) per il momento precluso alla Fiorentina.

Le parole concilianti rappresentano una necessità, un saggio rifugio, per evitare di enfatizzare malumori per un addio, per lasciare da parte qualsiasi deriva che sappia di giocatore vs proprietà. La nuova comfort zone di Vlahovic è questa: un ambiente che ti adora e ti è riconoscente per i tuoi gol, la voglia di ripagarlo con una classifica che a Firenze non si vede da tanto e, di lato, il lavoro degli agenti nell'ottica di portarti a brillare sempre di più, altrove.

Italiano e il "peccato originale"

Una situazione di stallo favorita del resto da Vincenzo Italiano, capace di proteggere e valorizzare Vlahovic fin dall'arrivo alla guida dei viola, di esaltarlo sul campo e di evitare fastidiosi casi diplomatici. L'attaccante serbo si esalta quando sente la fiducia, quando capisce che questa non è fumosa e pronta a svanire ma, al contrario, salda e quasi incondizionata: emblematico quanto affermato su Prandelli e sulla sua capacità di dare spazio a Vlahovic con continuità, lasciando da parte un turn over fine a se stesso e un'alternanza poco felice.

Dusan Vlahovic, Vincenzo Italiano
Vlahovic e Italiano / Gabriele Maltinti/GettyImages

Il "compromesso" in questo senso non esiste: l'offerta della Fiorentina al giocatore, per il rinnovo, è sempre là ed è senza precedenti nella storia viola, un'offerta a cui giocatore e agenti hanno già risposto picche. Una proposta che, del resto, aveva già richiesto un gran lavoro di concertazione tra le parti e uno sforzo non di poco conto per la proprietà gigliata.

In questo senso tutto è figlio di un fraintendimento e di un "peccato originale" che mediaticamente Vlahovic sta ancora pagando: quell'apertura estiva al rinnovo, la scelta di sbilanciarsi sulla firma, di aprire scenari che in realtà erano già preclusi a priori. Un'illusione che, di fatto, è fin qui l'unico passo falso di un esempio raro di ambizione, dedizione al lavoro e professionalità al di là di quel che c'è attorno, un auto-motivatore che non esaurisce mai la benzina.


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