Fiorentina

Vlahovic: "Voglio la Fiorentina in Europa. Compromesso con Commisso? Mai dire mai"

Matteo Baldini
Dusan Vlahovic
Dusan Vlahovic / Giuseppe Bellini/GettyImages
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Ci sono pochi dubbi sul fatto che Dusan Vlahovic possa ambire al titolo di uomo del momento, sul campo così come sul mercato: da una parte il serbo classe 2000 sta macinando record con la maglia della Fiorentina, segnando con rara continuità, d'altra parte il no al ricco rinnovo offerto dai viola ha spalancato le porte del mercato, delle voci e delle ipotetiche destinazioni future.

Per questo le dichiarazioni del giocatore, merce rara a dire il vero, assumono un peso specifico degno di nota. Vlahovic ha parlato a politika.rs e si è soffermato sulla propria storia e sulle ambizione future, con riferimento anche al rapporto con Commisso dopo il no al rinnovo. Queste le sue parole:

Portugal v Serbia - 2022 FIFA World Cup Qualifier
Vlahovic con Milenkovic / Zed Jameson/MB Media/GettyImages

Gli stessi gol di CR7 in un anno?

"Io appartengo al gruppo di persone che non sono mai soddisfatte della situazione attuale. Cerco sempre di più, è nella mia natura. Forse avrei potuto fare di più e meglio, ma sicuramente significa molto per me aver raggiunto Ronaldo. Essere fianco a fianco con un calciatore così oggi è sicuramente un grande onore".

La chiave del successo?

"Non lo so, ho una grande motivazione quando corro in campo. Mi concentro solo sul lavoro. Chi è determinato può e deve avere successo. La chiave del mio successo è stato il momento in cui ho capito che tutto dipende da me".

Il ruolo di Prandelli?

"Ci sentiamo spesso. Naturalmente, non ci sono parole che possano descrivere la mia gratitudine a questo uomo meraviglioso. Un giorno venne, mi invitò a un incontro e mi disse che avrei avuto una possibilità. Ricordo bene le sue parole di sostegno e che, qualunque cosa fosse successa, lui sarebbe stato con me. Non ho segnato nelle prime cinque partite. È stato difficile, perché ci si aspetta sempre il gol dagli attaccanti. Dopo quelle partite mi ha dato ancora più supporto, mi ha messo come rigorista. A fine dicembre ho segnato un gol al Sassuolo, poi un altro, poi alla Juventus. È così che è iniziato tutto".

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Prandelli in viola / TIZIANA FABI/GettyImages

La pressione del mercato?

"Discuto di tutto con i miei genitori e i miei manager. Ho una grande stagione alle spalle, sono consapevole di aver fatto un passo serio nella mia carriera. La Fiorentina non è un piccolo club, ma una grande squadra in Italia, che ha una tradizione, tifosi, giocatori. Ho pensato che dovessi affermarmi come giocatore, per ripetere una stagione da favola. E per ottenere la partecipazione in Europa con il club".

Il desiderio per il futuro?

"L'ho affermato più volte finora. Qui a Firenze si sta facendo una bella storia di calcio. Abbiamo una buona squadra, grandi calciatori, un grande sostegno da parte dei tifosi. Tutto merita rispetto. Solo Dio sa cosa accadrà nel prossimo periodo. Il mio desiderio è quello di portare la Fiorentina in Europa, perché non siamo stati in Europa per molto tempo. Non so cosa può succedere. Vedremo."

Rocco Commisso
Rocco Commisso / Alessandro Sabattini/GettyImages

Il rapporto con Commisso?


"Commisso è, soprattutto, un uomo serio e un grande presidente, che sa quello che vuole in ogni momento. È molto ambizioso quando si tratta di tutto. Ovviamente non ho nulla contro di lui, perché fa tutto parte del lavoro. Non mi nascondo mai, non è nel mio carattere. Inseguo gli standard più elevati in tutto. Si può trovare un compromesso con il presidente? Mai dire mai. Ma attualmente sono concentrato su nuove vittorie".

Obiettivi per il 2022?

"Voglio che il 2022 sia ancora migliore del precedente, che sia il migliore al mondo e che faccia ancora più gol, che la Fiorentina sia costantemente ai vertici del calcio italiano".

Dusan Vlahovic
Con Ribery / Gabriele Maltinti/GettyImages

I consigli di Ribery?

"Ho parlato molto con Frank Ribery. I suoi consigli mi hanno aiutato molto, soprattutto nei momenti più difficili. Abbiamo parlato per ore, mi ha spinto in allenamento quando stavo attraversando un momento difficile. Continuava a dirmi che ero un buon giocatore, che dovevo allenarmi, che i miei cinque minuti sarebbero arrivati. Tre anni fa mi ha detto: 'Dusan, ora hai 19 anni e io 37. Non lasciare che un giorno ti guardi indietro e ti penti di non aver fatto qualcosa allora, e avresti dovuto farlo. Il tempo nel calcio vola. Non permettere a te stesso di non allenarti, di non comportarti come un professionista. Afferra ogni momento, perché poi sarà troppo tardi'".


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