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La storia dietro all'esultanza: come e quando è nata la Dybala Mask

Matteo Baldini
La Dybala Mask
La Dybala Mask / Nicolò Campo/GettyImages
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La forza evocativa di un'esultanza permette spesso di associare in modo immediato un gesto al personaggio, di connettere in automatico quel momento di celebrazione - quel dato movimento - ad un ricordo indelebile.

Un gioco di associazioni che funziona alla perfezione proiettandoci nel passato, come timbro indelebile o icona che sopravvive al tempo, ma una strada perfetta anche soffermandosi semplicemente sul presente: riflettere sull'esultanza di Paulo Dybala diventa ad esempio un esercizio quanto mai attuale, pensando a quanto accaduto in Juve-Udinese lo scorso sabato, a quegli occhi di ghiaccio rivolti alla tribuna, senza alcun segno di felicità o alcuna voglia di lanciarsi in abbracci e sorrisi.

Un "caso" in qualche modo rientrato con l'idillio emerso in Coppa Italia, quel suo atteggiamento trascinante dopo il gol che ha condotto l'Allianz ad abbracciarlo e a invocarne il nome, una nuova infatuazione che, per certi versi, riesce a intrecciarsi proprio con la storia della Dybala Mask, il marchio di fabbrica che dal 2017 ha caratterizzato spesso l'esultanza della Joya con la maglia della Juventus.

Coerenza e paradossi

La Joya, appunto, come Paulo Dybala era riconosciuto già dal periodo precedente al fortunato approdo in Italia. Così come un'esultanza sa raccontare più dimensioni di un campione, ne sa tracciare un profilo che ha in sé parti di biografia e di vita fuori dal campo, lo stesso si può dire per un soprannome che nasce in un momento e poi ti si cuce addosso per l'eternità.

Paulo Dybala
L'arrivo a Palermo / Tullio M. Puglia/GettyImages

I paradossi fanno parte del percorso di Paulo Dybala come calciatore, soprattutto osservando gli appellativi che nel corso della carriera ha collezionato: il Pretino, per una maglia troppo larga rispetto al fisico esile, El pibe de la pension, quando si trasferì nella struttura dell'Instituto (la Augustina) dopo la scomparsa del padre a 15 anni, poi la Joya o, ancora, U' Picciriddu ai tempi di Palermo, per quell'aria da bambino che rendeva troppi (a occhio) persino i 20 anni che aveva in quel momento. Tutti appellativi che trovano una loro chiara ragione d'essere, sia biografica che tecnica: dall'esperienza nella Pension dell'Instituto, dunque, fino al talento innato che i giornalisti e gli addetti ai lavori gli riconoscevano già in Argentina, quando non era ancora maggiorenne ma dava l'impressione di essere realmente un gioiello, portatore di classe cristallina e di giocate da stropicciarsi gli occhi.

E poi Picciriddu, appunto, per un dato anagrafico che in qualche modo strideva rispetto a un viso da bambino, aspetto che del resto ha seguito e segue Dybala anche oggi, raggiunti i 28 anni e una dimensione di campione riconosciuto a livello mondiale. Difficile attaccare nel merito i suoi tanti soprannomi ma, d'altro canto, possiamo tracciare un tratto comune e certo significativo che li lega: sono tutti figli delle circostanze, degli eventi che si susseguono al di là di una volontà personale, di doni o di fatti che la vita ti mette in mano senza che tu li abbia chiesti.

Paulo Dybala
La Dybala Mask / Stefano Guidi/GettyImages

C'è poi quel soprannome o quella cifra personale che ognuno si darebbe da solo, un timbro più coerente con la definizione di sé, che supera dunque le circostanze: non per dove hai vissuto, per il talento di cui sei dotato o per gli occhi da bambino. E se volessimo seguire coerentemente la traccia di quel soprannome, quello personale, questo sarebbe Il Gladiatore. Suona strano, senz'altro, ed è un appellativo che forse daremmo più naturalmente a un mediano muscolare, a un combattente pronto a metterci la foga e la gamba, eppure è soltanto così che si può comprendere la ragione dell'esultanza diventata un'icona, divenuta virale fin dalla sua nascita, all'inizio del 2017.

Come e quando è nata la Dybala Mask

Il gesto più iconico che possiamo associare a Paulo Dybala, un vero e proprio marchio di fabbrica divenuto inscindibile dal calciatore bianconero, ha le sue radici a cavallo tra il 2016 e il 2017, a cavallo soprattutto tra un tracollo e una rinascita. Si passa dalla sconfitta in Supercoppa contro il Milan, il 23 dicembre 2016, al successo in Coppa Italia in Juventus-Atalanta dell'11 gennaio 2017.

Appena 19 giorni per ribaltare un mondo, per trasformare una caduta in reazione. La Supercoppa persa col Milan a Doha vide Dybala fallire un rigore decisivo, col successivo gol di Pasalic che consegnò ai rossoneri il trofeo, ma anche al di là dell'errore dal dischetto la Joya non riuscì a concretizzare la più facile delle occasioni, ai supplementari, mandando alle stelle il proverbiale rigore in movimento. Un passo falso pesante che, insieme al rigore fallito successivamente, mise il timbro su una serata da dimenticare.

Da qui, dunque, si passa all'11 gennaio 2017 e alla sfida di Coppa Italia tra Juve e Atlanta, ottavi di finale: il riscatto di Dybala passa tutto da un sinistro al 22', un tiro al volo da fuori area su sponda aerea di Mandzukic che portò in vantaggio i bianconeri lasciando immobile il portiere della Dea. Poi la gioia che esplose e quel gesto, la mano sinistra portata sotto gli occhi, imitando una maschera.

Ma perché quella maschera? Dybala lo ha spiegato in modo diretto, soffermandosi sul peso del film Il Gladiatore, da lui particolarmente amato e visto a ripetizione, nonché sulla capacità di rialzarsi dopo le tante cadute che la vita e la carriera da calciatore ti mettono davanti. Non più solo il gioiello più brillante o il giovane talento con la faccia da bambino, no, ma un combattente in grado di prendere in mano la propria carriera e di lanciare il cuore oltre l'ostacolo, individuando finalmente un volto coerente con la propria indole e non più, soltanto, tante etichette capitate lì per decisioni altrui o per qualche vezzo.

Il Gladiatore In Concerto (Gladiator The Concert) - Concert At Circo Massimo In Rome
Il Gladiatore / Elisabetta A. Villa/GettyImages

Del resto anche oggi, dopo il gol in Juve-Samp di Coppa Italia, scopriamo quanto Dybala sappia vestire il panni del trascinatore, chiamando a raccolta i tifosi, infiammando lo stadio come un vero gladiatore.


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