Venezia

La Serie A scopre Mattia Aramu: Toro nel destino, Venezia come rivalsa

Matteo Baldini
Mattia Aramu
Mattia Aramu / Jonathan Moscrop/GettyImages
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Il ritorno in Serie A del Venezia ha concesso spazio, già nel momento della matematica certezza arrivata il 27 maggio scorso, a un ricco ventaglio di suggestioni, conseguenza diretta di 19 anni di assenza dalla massima serie e di un progetto capace poi di rivelarsi affascinante, crocevia di culture e lingue calcistiche diverse che, insolitamente, si intrecciano in Laguna.

L'avvio di stagione ha poi aperto svariate parentesi e nuovi collegamenti, con storie che proprio alla corte di Zanetti trovano un loro riflettore: quella di Mattia Aramu, 3 gol e un assist collezionati fin qui in 7 presenze stagionali, parte da Torino e racconta di una lunga gavetta, con la ricerca di un posto al sole che finalmente sembra aver trovato un possibile lieto fine, uno scenario ideale per scoprirsi protagonista.

Mattia Aramu
Il primo gol in Serie A / Maurizio Lagana/GettyImages

Da dove arriva Mattia Aramu: rimpianto Torino

Anche nel calcio come altrove si alternano momenti in cui il caos sembra dominare ad altri che, invece, propongono una sorta di ordine o persino di destino in sé: quando Mattia Aramu si è trovato a battere un rigore in Torino-Venezia lo scorso 27 settembre, senza ancora un gol all'attivo in Serie A, deve aver senz'altro vissuto un attimo che conteneva tanto, con la possibilità di chiudere un cerchio mandando il pallone in rete.

Uno sguardo che dice tutto, una breve rincorsa e un sinistro che per poco non trova la respinta di Milinkovic-Savic: il pallone va in rete e Aramu alza subito le braccia, ha segnato il suo primo gol in A e, di fatto, chiede scusa.

Come si spiega una reazione per certi versi surreale, contraddittoria rispetto a quel che è appena successo in campo? Si spiega bene pensando al tempo trascorso dal 2003 al 2018, 15 anni, anni che hanno visto Aramu legato al Torino, al netto dei consueti prestiti per maturare in B, e che a tutti gli effetti ne hanno sancito la crescita anche al di là del discorso sportivo (com'è ovvio che sia dagli 8 ai 23 anni, una vita).

Una tappa tanto attesa quanto agrodolce, contro il "suo" Toro, che dall'altra parte, quella granata, ha lasciato soltanto un sapore amaro di rimpianto: un vero peccato, e non è a dire il vero un'eccezione nella recente storia granata, che il club che ha visto crescere Aramu (con 46 presenze e ben 25 gol in Primavera dal 2011 al 2014) non abbia poi raccolto i frutti di tale crescita ma, anzi, abbia scoperto in lui proprio un "nemico" in grado di far male.

Quel bambino arrivato al Torino ad appena 8 anni, seguito allora anche dalla Juve, capace di mostrare i tratti del predestinato lungo la trafila delle giovanili e poi partito per decollare altrove. La storia di Aramu resterà dunque connessa indelebilmente al vecchio cuore granata: col Toro l'esordio in Serie A, unica sua presenza nella stagione 2016/17 contro il Pescara, e al Toro stesso il primo gol, quello che lo ha lanciato davvero, finalmente, sul palcoscenico tanto desiderato.

La carriera di Mattia Aramu

Il Torino non è nuovo a rimpianti, quando si tratta di giocatori nell'orbita del settore giovanile granata esplosi poi altrove: proprio d'attualità, ad esempio, è il caso di Lorenzo Lucca lasciato andare dal Toro nel 2020, senza credere nelle sue qualità di bomber. Quanto accaduto ad Aramu è persino più clamoroso, lo è pensando ai 15 anni vissuti dentro a quel mondo, prima di lasciarlo a titolo definitivo nel 2018 per proseguire a Siena, in Serie C, la propria vita calcistica.

Mattia Aramu
Aramu alla Virtus Entella / Giuseppe Bellini/GettyImages

Una decisione arrivata dopo ben quattro esperienze in prestito in B: 24 presenze e 2 gol a Trapani nel 2014/15, dopo aver vissuto una stagione da 17 gol in Primavera, 23 presenze e 5 gol nel Livorno nel 2015/16, una presenza illusoria in A col Toro nella stagione successiva seguita da un prestito alla Pro Vercelli a gennaio, con 15 presenze e un gol, e da 27 presenze e un gol con la Virtus Entella nel 2017/18. Quella di Chiavari è stata l'ultima esperienza di Aramu da giocatore nell'orbita del Toro, prima di lasciarla definitivamente e fare un passo indietro, fino in C.

I numeri ci dicono come la scelta di Aramu abbia avuto una sua logica: 1984 minuti nel Siena di Mignani arricchiti da 7 gol e 6 assist, un ruolo da protagonista mai avuto fino a lì tra i professionisti e una consacrazione come ala destra o trequartista.

Tornare indietro per andare avanti: uno snodo cruciale che ha trovato poi nell'approdo al Venezia in B, dopo una sola stagione in C e una qualità chiaramente da serie superiore, un ulteriore step, quello decisivo. Le due stagioni vissute tra i cadetti col Venezia hanno permesso ad Aramu di esplodere grazie a due dei tecnici più promettenti del panorama italiano, Dionisi nel 2018/19 e Zanetti nella stagione della promozione in A, giocando come trequartista nel 4-3-1-2 e collezionando gol e assist a raffica (20 reti e 12 assist in 65 presenze).

Lo stesso Dionisi, ora al Sassuolo, ha voluto spendere parole di riconoscenza per Aramu (prima di sfidare il Venezia in A) sottolineando quanto abbia contribuito positivamente in quella sua esperienza in Laguna.

Mattia Aramu
L'esplosione a Venezia / Giuseppe Bellini/GettyImages

Siamo dunque alla stretta attualità, all'impatto finalmente deciso sul palcoscenico che inseguiva e che sembrava rifuggire: non più trequartista ma ala destra nel 4-3-3, come ai tempi di Siena, e già gol pesanti contro Torino e Fiorentina, oltre a quello poi vanificato dalla rimonta della Salernitana.

Ruolo e caratteristiche: l'arte del calcio piazzato

In un calcio che spesso vede nelle doti atletiche e fisiche un fulcro imprescindibile capita spesso che la tecnica, il gusto per le giocate di qualità, finisca per diventare un orpello, una cornice aggiuntiva e non una base sufficiente per esplodere ad alto livello. In quanto a tecnica i dubbi sul livello di Aramu son sempre stati rari: si tratta di un trequartista che nel corso degli anni, e già a Siena tra i professionisti, ha imparato a vestire anche i panni dell'esterno offensivo di destra pronto ad accentrarsi per sfruttare il mancino, anche da fuori area, e capace di inserirsi pericolosamente in zona gol.

Dribbling e grande qualità del sinistro ne hanno sempre tracciato il percorso, pur con fortune alterne, e la crescita dal punto di vista fisico ha fatto sì che Aramu riuscisse a incidere sempre più, col tempo, anche tra i professionisti.

La qualità dei suoi calci piazzati, delle sue punizioni, merita poi un capitolo a parte: già nelle esperienze precedenti a quella veneta Aramu ha mostrato di poter fare male come pochi al portiere avversario con punizioni impeccabili dal limite dell'area, parabole imprendibili e conclusioni secche col sinistro che non lasciano scampo, un vero e proprio marchio di fabbrica che il classe '95 spera presto di mostrare anche in Serie A, unendosi a pieno titolo agli specialisti più noti di questo fondamentale.

Paolo Zanetti
Paolo Zanetti / Nicolò Campo/GettyImages

Venezia, rivincita e sogno

Se il filo conduttore della carriera di Aramu è colorato di granata, dalle promesse giovanili fino all'esordio e al primo gol in Serie A segnato proprio al Toro, è evidente che Venezia rappresenta sia un punto di arrivo che una base di partenza: arrivo poiché rivalsa rispetto a chi non ci aveva creduto abbastanza, una rivalsa comunque priva di veleni o di spirito vendicativo, punto di partenza perché il tempo è ancora dalla sua parte così come, lo dicono anche i numeri, questo Venezia vede nello stesso Aramu l'arma più decisiva.

Proprio lui, infatti, è stato il giocatore in grado di mettere lo zampino in più gol di quelli realizzati dagli arancioneroverdi: ha partecipato al 50% delle 8 reti firmate fin qui dagli uomini di Zanetti, dimostrando davvero (dopo una lunga gavetta) di poter diventare una realtà e non più una comparsa nel calcio dei grandi.


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