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Le leggende della MLS: Cuauhtémoc Blanco ai Chicago Fire

Matteo Baldini
Cuauhtémoc Blanco - Le leggende della MLS
Cuauhtémoc Blanco - Le leggende della MLS / 90min Italia
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Se la missione fosse oggi quella di individuare il punto di non ritorno, quello in grado di tracciare un prima e un dopo nella storia della Major League Soccer, diventerebbe difficile spostarsi dall'ingaggio di David Beckham da parte dei Los Angeles Galaxy: un evento di cui, già nel 2007, s'intuiva la portata e che - a dire dello stesso campione inglese - avrebbe dovuto fare la differenza, tracciando un nuovo capitolo della storia tutt'altro che idilliaca tra gli Stati Uniti e il calcio, notoriamente messo in ombra dagli sport più popolari e dalla portata (economica e mediatica) ben maggiore.

Al contempo potremmo scoprire proprio in quello stesso 2007 delle storie parallele, dalla risonanza inferiore ma dalla portata altrettanto significativa per il movimento della MLS e, nello specifico, per una comunità pronta ad esaltare il proprio eroe. L'anno come punto in comune, come filo conduttore rispetto all'affare epocale Beckham, ma un universo di differenze sottostanti: sarebbe complesso tracciare due profili più distanti, per forma ancor prima che per sostanza, rispetto a quelli dello stesso Beckham e di Cuauhtémoc Blanco, leggenda del calcio messicano approdata in MLS grazie ai Chicago Fire nell'aprile del 2007, dopo una vita trascorsa nel Club America e dopo un'avventura poco fortunata nel calcio europeo (col Valladolid).

I due volti del calcio

Una distanza abissale tra il volto più glamour del calcio, quello da copertina, e l'immagine diametralmente opposta di un eroe locale - col nome altisonante dell'ultimo sovrano azteco - capace di infiammare la sua gente con giocate imprevedibili e con infinita generosità. Un cross pulito e perfetto, da un lato, oppure un'andatura stilisticamente rivedibile che prelude ad un gioco di prestigio inatteso, fuori da ogni pretesa formale di eleganza. Una geniale follia sintetizzata da quella Cuauhtemiña che del resto portò Blanco alla ribalta anche sul palcoscenico mondiale, sintesi estrema di ciò che la fantasia può rappresentare per un calciatore se liberata dallo schema, dalla prevedibilità di ciò che è già stato fatto in precedenza.

Il richiamo antico e suggestivo di un nome così esotico, così distante dal più puramente occidentale e familiare David, trova una eco ancor più dirompente dell'accoglienza che lo stesso Blanco ricevette in sede di presentazione, prima ancora di scendere in campo con la maglia dei Chicago Fire: 5mila persone pronte ad accoglierlo, una folla "persino superiore a quella che assisteva alle partite della squadra sul campo", citando quanto affermato dall'ex attaccante Chris Rolfe al sito ufficiale della MLS, ricordando appunto l'arrivo di Blanco.

Cuauhtemoc Blanco
Cuauhtemoc Blanco / Victor Decolongon/GettyImages

David vs Cuauhtémoc

Il mondo del calcio americano, pur sapendo in linea teorica cosa rappresentasse Blanco per la comunità messicana, non poteva in assoluto immedesimarsi fino in fondo (non ancora) nel trasporto viscerale di un popolo verso un campione: se Beckham era il lasciapassare verso la grandeur europea, verso un calcio vissuto come fenomeno mediatico oltre che sportivo (con tutto l'indotto conseguente), Blanco poteva invece essere il cuore di quel grande salto che il calcio statunitense si aspettava.

Da un lato le giocate, sì, ma controbilanciate senz'altro da un universo globale che spingeva verso un simile colpo, tanto da rivedere il sistema del mercato in MLS, dall'altro un volto più radicalmente (e romanticamente) connesso al campo, non per questo meno dirompente e d'impatto sulla fase più pionieristica della MLS per come la conosciamo oggi (quella in grado di attirare anche campioni di fama mondiale).

Farne però un solo discorso mediatico, come mossa ruffiana per attirare le simpatie della comunità messicana di Chicago, sarebbe parziale a posteriori e lo era anche sul momento: compagni di squadra e addetti ai lavori, del resto, rimasero colpiti dal tipo di mentalità che Blanco seppe portare all'interno dello spogliatoio, segnando realmente un punto di rottura e di crescita tangibile dell'intero movimento e di quel gruppo nello specifico.

Oltre le copertine

Non, dunque, un campione al tramonto preceduto dalla propria stessa fama - intrappolato nei rischi dell'ego - ma un calciatore pronto a immergersi in una nuova realtà, divenendo leader carismatico e sviluppando persino un senso di protezione e di responsabilità rispetto ai protagonisti di quel mondo sportivo. Il tutto unito, come specchio esatto di quanto accadeva sul campo, alla fantasia e al divertimento come cifre necessarie (vitali) sia come giocatore che come parte di uno spogliatoio, in grado di tenere alto il morale e di abbinare magistralmente competitività e spensieratezza.

Esiste poi, accanto al racconto di un movimento in ascesa, il peso cruciale dei numeri e del campo: il bilancio di Blanco con la maglia dei Chicago Fire racconta di 19 gol e 29 assist in 77 partite giocate ma, come spesso accade, il ruolo prezioso del messicano non va cercato nella quantità quanto nella qualità e nella classe, tale da collocare certe sue giocate nella galleria dei capolavori offerti dalla MLS.

Non è un caso che tra i riconoscimenti ricevuti da Blanco spicchi quello relativo al gol più bello della MLS nel 2007 segnato contro il Salt Lake: controllo di destro, palla lasciata rimbalzare delicatamente e sinistro perfetto che genera una parabola imprendibile, diretta nel sette. Un gol emblematico per Blanco, sintesi esemplare delle sue qualità e della naturalezza con cui sapeva trasformare gesti tecnici sublimi in qualcosa di illusoriamente semplice.


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