I fattori chiave della delusione azzurra all'Europeo Femminile

L'Italia Femminile
L'Italia Femminile / Jonathan Moscrop/GettyImages
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L'avventura delle Azzurre all'Europeo Femminile si ferma alla fase a gironi, si ferma con un bottino decisamente magro: un solo punto ottenuto e appena due gol segnati a fronte di sette reti subite e di due sconfitte, rimediate contro Francia e Belgio. Resta dunque da leccarsi le ferite e da capire a cosa appellarsi per dare un senso a quanto accaduto, alle tre partite affrontate dell'Italia e culminate con l'addio a una competizione a cui il movimento azzurro si approcciava con grandi aspettative, con tutta la voglia possibile di spaccare il mondo.

Le attese da fronteggiare

Un aspetto su cui Milena Bertolini ha subito posto l'accento, commentando l'eliminazione così come in precedenza, è proprio quello delle aspettative eccessive, di un carico di pressione complesso da sostenere: il rovescio della medaglia, insomma, di un'attenzione crescente e di un seguito in evidente crescita (come confermato peraltro dai dati sugli ascolti televisivi). Non occorre scavare troppo in profondità per individuare le ragioni di simili attese, evidentemente importanti: da un lato il Mondiale più che incoraggiante vissuto dall'Italia nel 2019, un'esperienza che ha sancito in qualche modo l'idillio tra le Azzurre e una popolarità fin lì sconosciuta e che ha visto le ragazze della Bertolini arrivare fino ai quarti.

D'altro canto, fosse anche solo per un mero discorso di attualità, lo status acquisito di professioniste - novità assoluta nel contesto italiano - ha forse spinto a sottovalutare le differenze con chi sta vivendo una fase ben più avanzata del percorso, nello specifico la Francia, o a sottovalutare (mediaticamente) altre realtà comunque valide e strutturate rispetto a chi, l'Italia appunto, si trova ancora agli albori di un tragitto.

Barbara Bonansea, Cristiana Girelli, Martina Rosucci, Valentina Giacinti
Le Azzurre / Tullio M. Puglia/GettyImages

Un debutto choc

Un aspetto che va a braccetto col carico di aspettative appena citato riguarda l'impatto con gli Europei, i primi passi sul campo mossi dalle Azzurre: dopo giorni di euforia ed entusiasmo, da parte di un gruppo comprensibilmente mosso dalla voglia di sognare in grande, trovarsi di fronte la Francia come primo scoglio da superare è apparso sicuramente deleterio, una vera e propria doccia gelata con cui fare i conti anche a livello emotivo e mentale.

Un 1-5 maturato in quel modo, con un primo tempo in cui realmente il divario appariva abissale, presenta per forza di cose il conto: lo fa togliendo certezze e fiducia, lo fa ancor di più mettendoti nella posizione scomoda di dover dimostrare tutto, di dover far ricredere gli scettici e di dover fronteggiare critiche e malumori tutt'altro che comodi con cui convivere. Ogni giocata, da lì in poi, è divenuta più pesante.

France v Italy: Group D - UEFA Women's EURO 2022
Il debutto / Anadolu Agency/GettyImages

Il divario fisico

Non è un mistero che la rosa a disposizione della Bertolini non abbia nella fisicità e nell'atletismo il proprio punto di forza principale, la stessa allenatrice azzurra ha spiegato che la sua squadra ha modo di dare il meglio di sé tenendo il pallone a terra, concentrandosi sul fraseggio e sulla tecnica, non certo mettendo la contesa sul piano del fisico.

Diventa chiaro, è emerso del resto in modo dirompente anche contro la Francia, come a livello fisico e atletico le Azzurre partissero in posizione di svantaggio rispetto a tante realtà (non necessariamente più forti tecnicamente), pur provando ovviamente a compensare con l'agonismo e la generosità. Soprattutto nelle sfide con avversarie tecnicamente alla portata ha fatto la differenza ciò che è emerso nei duelli individuali, nei calci piazzati o comunque nelle occasioni in cui non occorreva giocare di fino ma badare alla sostanza. Il tutto condito, ovviamente, dalla sensazione deleteria che ogni errore potesse pesare e risultare decisivo, generando una sorta di circolo vizioso.

Tine De Caigny
Esultanza belga / James Gill - Danehouse/GettyImages

La Dea bendata

La fortuna aiuta gli audaci, senz'altro, oppure potremmo anche sottolineare come appellarsi alla sorte sia il rifugio ideale dello sconfitto. Rimane però, anche a livello semplicemente statistico, da evidenziare come la mole di gioco prodotta dalle Azzurre non si sia tradotta poi in gol: aver chiuso l'Europeo con due soli gol segnati dimostra sì quanto l'Italia abbia peccato di poco cinismo ma, al contempo, ci porta a ripensare con forte rimpianto ai legni colpiti (la traversa di Girelli grida ancora vendetta) e agli interventi provvidenziali delle portiere avversarie.

Spesso la sensazione, al di là di una certa discontinuità e dell'aspetto mentale come nodo principale, era quella di poter costruire tanto, di poter produrre una gran mole di gioco e di farlo con qualità, senza però aver modo di concretizzare e di ottimizzare il tutto: esattamente il contrario di quanto mostrato dalle avversarie, più ciniche anche se spesso meno belle.


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