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eFootball 2022 a metà del guado: i rischi di rinunciare all'identità

Matteo Baldini
eFootball
eFootball / SOPA Images/GettyImages
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Dopo il disastroso lancio di settembre 2021, con Konami costretta di fatto a rinviare il vero debutto di eFootball 2022 in seguito alle numerose (e logiche) critiche, nei giorni scorsi la casa di produzione ha provato a segnare il rilancio del progetto e a salvare il salvabile per quest'anno. L'aggiornamento 1.0 doveva segnare dunque un punto cardine per sancire il riscatto di Konami e della sua saga, un proposito che per certi versi trova conferme confortanti e che da altri punti di vista non può riuscire a convincere, pur al netto della natura free-to-play del gioco in questione.

Il nodo della questione riguarda perlopiù le modalità offerte da eFootball 2022 in questa nuova veste, riguarda soprattutto l'assenza più che mai ingombrante di due punti cardine storici di PES e dell'edizione 2021 di eFootball: la Master League e Diventa un mito, il tutto reso ancor più frustrante dall'assenza della modalità "modifica", con cui di fatto era possibile ovviare all'assenza delle licenze o comunque editare a posteriori alcuni aspetti integranti del gioco.

La modalità Dream Team

Le novità sul fronte del gameplay non appaiono rivoluzionarie e non sanciscono un netto passo in avanti, eccettuato l'esperimento legato a "tiro sensazionale" e "passaggio sensazionale" ma, come detto, è proprio l'offerta complessiva a non poter reggere il confronto col passato e a non sedare del tutto la delusione degli appassionati. L'idea di individuare una sorta di via di mezzo tra MyClub e Master League, con la nascita della modalità Dream Team, convince solo parzialmente e di fatto mostra come la coperta sia troppo corta, arrivando in un colpo solo a rinunciare al meglio di entrambe le modalità.

Lo schema è collaudato e tutt'altro che rivoluzionario: il giocatore potrà acquistare i singoli calciatori e allenatori per costruire la propria "squadra dei sogni", andando poi a migliorare le caratteristiche dei calciatori, i loro attributi e la loro intesa in un dato assetto tattico. Il tutto, però, rinunciando alle dinamiche proprie di MyClub e al "brivido" di pescare giocatori in modo casuale, potendo insomma scegliere direttamente quale calciatore andare a inserire nella rosa (una dinamica, insomma, più in linea con la storica Master League).

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eFootball / SOPA Images/GettyImages

Tra futuro e identità

Un tentativo che da un lato non riesce ovviamente a ricalcare l'ormai collaudato successo di FUT, del rivale FIFA, e che d'altro canto genererà nostalgici anche tra i giocatori di My Club delle scorse edizioni. Il passaggio da PES a eFootball, a ogni evidenza ancora in corso d'opera, rischia di lasciare per strada proprio gli aspetti positivi degli ultimi capitoli della saga o comunque i suoi caratteri peculiari: giocarsela sul terreno di FUT è una missione utopistica a priori, il tutto considerando poi il prossimo arrivo di UFL sullo scenario videoludico calcistico, mentre per certi versi apparirebbe più avveduto (sarebbe apparso così) valorizzare quei marchi di fabbrica che a lungo hanno fatto la fortuna del titolo Konami, costituendone in qualche modo l'identità.

Diventa chiaro come l'aggiornamento 1.0 debba essere letto in ottica provvisoria, con tante novità ancora da apportare soprattutto a livello offline, ma la direzione non sembra quella di una continuità coi lati più virtuosi del recente passato, quelli che hanno reso PES un prodotto di culto per tanti videogiocatori (pur coi grandi numeri che sorridono ormai da tempo a EA Sports). Meglio un prodotto che capta e intercetta input nati altrove, provando a diventare altro, o appare più accattivante un rinnovamento capace di guardare al proprio passato, ai propri tratti distintivi, senza necessariamente stravolgersi per sopravvivere nel futuro? Pur senza voler diventare reazionari o nostalgici a ogni costo la seconda ipotesi, almeno sulla carta, intriga di più.


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