Com'è nato l'inno dell'Inter? Storie, aneddoti e curiosità

Tifosi nerazzurri
Tifosi nerazzurri / Giuseppe Bellini/GettyImages
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Può la pazzia essere considerata una virtù? Possono l'instabilità e la tendenza fisiologica ad alternare alti e bassi diventare doti rivendicate con forza ed entusiasmo? La risposta non può che essere affermativa riflettendo su quello che, a conti fatti, appare l'inno che più di tutti ha saputo divenire popolare nel contesto nerazzurro: Pazza Inter, un brano che - pur non essendo l'inno ufficiale del club - viene associato (anche al di fuori del mondo interista) alla società milanese.

Del resto la pazzia stessa, valutandola in un contesto sportivo, può essere associata anche a una realtà in grado di ribaltare pronostici, di scrivere pagine di storia inattese e di ottenere risultati insperati (o in modo particolarmente rocambolesco, spettacolare). Diventa dunque comprensibile che, nell'animo di un tifoso, il seme della follia rappresenti a quel punto una scintilla di entusiasmo da proteggere e non un tratto da correggere e da accantonare.



Pazza Inter: popolarità e polemiche

Ricollegandoci agli altri episodi del percorso tra gli inni delle squadre italiane possiamo notare come, almeno stavolta, i crismi dell'ufficialità non si leghino in modo automatico al successo tra i tifosi e al pieno riconoscimento da parte di un popolo calcistico.

Curiosamente, poi, sullo stesso abbandono di Pazza Inter e sulla sua "rumorosa assenza" a San Siro sono emerse negli anni indiscrezioni e teorie più o meno credibili, più o meno fondate o fantasiose, compresa l'idea - smentita poi dal diretto interessato - che Antonio Conte volesse prendere le distanze proprio da quella "follia" per diventare una realtà più solida e stabile, per varare un cambio di mentalità fin dalle fondamenta.

Esistono in realtà questioni lontane dal campo che spiegano il rapporto complicato tra San Siro e quello stesso inno, non ufficiale ma adottato emotivamente dal popolo nerazzurro fin dal suo esordio (nel settembre nel 2003, con cantanti d'eccezione come Zanetti, Vieri, Recoba e altri nerazzurri del tempo).

In particolare stupiscono le polemiche e i nodi critici sorti attorno a un inno per sua natura allegro e scanzonato: dalle accuse di plagio, tirando in ballo Baila Morena di Zucchero (nel ritornello) sulla scia di un servizio de Le Iene, alla diatriba (vera o presunta) con Rosita Celentano, madrina del progetto nel 2003 e accostata poi (dal 2012) a un'importante richiesta economica per sfruttamento dei diritti d'autore.

Al di là delle singole posizioni delle parti in causa, con smentite di rito e tentativi di gettare acqua sul fuoco, il percorso di Pazza Inter è stato a sua volta privo di certezze e di riferimenti saldi, è stato a sua volta "folle". Il legame emotivo con quel particolare pezzo, come detto, non trova una sponda nell'ufficialità dello stesso: l'inno ufficiale dell'Inter è un altro, è del 2002 e porta la firma di Elio (notoriamente tifoso nerazzurro).

C'è solo l'Inter: l'inno ufficiale

C'è solo l'Inter, scritta appunto da Stefano Belisari (Elio), è cantata da Graziano Romani e per certi versi, come Pazza Inter, percorre i temi di quella straordinaria follia associata ai nerazzurri: "È vero, ci sono cose più importanti di calciatori e di cantanti. Ma dimmi cosa c'è di meglio di una continua sofferenza", è la richiesta paradossale con cui parte il brano.

La citazione di Prisco, scomparso l'anno precedente rispetto alla realizzazione del brano, trova poi un seguito nella natura per certi versi provocatoria dell'inno: "E mi torna ancora in mente l'avvocato Prisco. Lui diceva che la serie A è nel nostro DNA. Io non rubo il campionato e in serie B non son mai stato".

Una narrazione che, del resto, si intreccia in modo diretto anche col lavoro di Elio e le Storie Tese e con la loro Ti amo campionato che ripercorreva le polemiche arbitrali della stagione 1997/98 (in un'ottica chiaramente accusatoria nei confronti della Juventus).

Potremmo per certi versi associare il binomio Pazza Inter-C'è solo l'Inter a quanto accaduto in casa Atalanta: da un lato un inno più scanzonato e "ingenuo" come Forza Atalanta, dall'altro un brano in senso più classico (valido dunque anche a prescindere dalla cornice calcistica) come Dea di Facchinetti. A testimonianza del legame diverso della tifoseria coi due inni possiamo citare un sondaggio de La Gazzetta dello Sport che vide (nel 2019) il 73,4% dei tifosi opporsi all'idea di non far più suonare Pazza Inter nella "scaletta musicale" del prepartita.

Cuore neroazzurro

Andando a ritroso, al di là della coppia di inni più recenti e conosciuti, possiamo trovare quello che nel 1984 divenne l'inno ufficiale dell'Inter: Cuore Neroazzurro dei Camaleonti, storico gruppo beat attivo dai primi anni '60.

"Cantiamo l'inno all'Inter vincente, Inter! la stella splendente. Inter! Quest'inno d'amore, canta insieme a noi e il successo non potrà sfuggire"

I Camaleonti - 1984

Gli anni '80 furono decisamente prodighi di esperimenti e innovazioni sul fronte degli inni ufficiali, il brano dei Camaleonti però (rispetto ad esempio ad Alé Fiorentina del 1981 o alla stessa Forza Atalanta del 1984) riesce a guadagnare una propria dignità anche dal punto di vista musicale.

Pur con rime non particolarmente ricercate o imprevedibili, infatti, l'inno dell'84 riesce a suonare meno superato e musicalmente più "compiuto", tanto da essere ricordato ancora con nostalgia da tifosi nerazzurri meno giovani, che hanno avuto modo di sentirlo direttamente sugli spalti di San Siro. Un inno che dunque, rispetto ad altri tentativi di quegli stessi anni così prolifici, ha saputo patire meno il passaggio dei decenni, pur venendo soppiantato da soluzioni più moderne.