Sono numerosi, potenzialmente illimitati, i punti di vista da cui osservare la crisi del calcio italiano e uno di questi si lega a un contesto - quello del nostro campionato - sempre più avaro di gol: si può prendere spunto da un dato Opta, quello che vede Napoli e Milan come squadre più spesso vittoriose "di corto muso" per ampliare poi il discorso.
Il corto muso in sé non è sinonimo di sterilità offensiva, si parla però in modo quasi sistematico di vittorie per 1-0 e 2-1, solo sporadicamente di risultati ricchi di segnature (sulla scia di quanto si vede spesso negli altri principali campionati europei). Oggi La Gazzetta dello Sport si sofferma proprio su tale riscontro e prova a individuare le ragioni di una Serie A sempre più povera di gol: media attuale per gara a 2,42 reti a partita, la più bassa degli ultimi trentadue anni.
Si sottolinea poi come solo quattro giocatori abbiano superato fin qui quota dieci gol (Latuaro, Paz, Thuram e Douvikas) e come si debba arrivare a quota otto gol per trovare i primi italiani (Scamacca, Pinamonti, Orsolini e Kean). Il quotidiano prova a individuare alcune ragioni di fondo, tali da spiegare la sterilità offensiva: qualità in calo per lo scarso richiamo della Serie A a livello economico, rispetto ad altri contesti calcistici e filosofie di gioco conservative o atte a speculare più che a proporre.
Un problema di criteri?
Un tema connesso a quest'ultimo aspetto potrebbero essere i criteri che stabiliscono la classifica in caso di pari punti: la differenza reti generale è un criterio marginale rispetto ad altri (data la presenza dello spareggio per Scudetto e salvezza e dato il valore della differenza reti nei soli scontri diretti, prima di quella generale). In Premier League, Ligue 1 e Bundesliga la differenza reti generale è un criterio prioritario e la ricerca del gol, della voglia di incrementare il bottino, può trarre anche qui una propria ragione d'essere rispetto a quanto accade in A.
