Fiorentina

Vlahovic al Tottenham e non alla Juve? Non è solo un fatto di cuore

Matteo Baldini
Dusan Vlahovic
Dusan Vlahovic / Gabriele Maltinti/GettyImages
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In pochi dubitavano realmente dell'impegno di Dusan Vlahovic per la causa viola, nonostante un no chiacchierato e contestato al ricco ingaggi offerto da Commisso, e ci troviamo ora in una situazione ai limiti del paradosso, con un popolo che esulta ai gol di quel trascinatore che, prima o dopo, volterà le spalle a quella stessa maglia della Fiorentina.

Dusan Vlahovic
Dusan Vlahovic / Gabriele Maltinti/GettyImages

Un contraltare di fischi ed applausi, di mugugni e sorrisi, che verosimilmente accompagnerà la squadra viola e i suoi tifosi da qui ai prossimi mesi, addirittura fino a giugno qualora il serbo non partisse già nella sessione invernale.

Ancor più paradossale (anche se logica) appare la ricerca di un miglior offerente, col cartellino vendesi appiccicato a chiare lettere sul pezzo più pregiato: perdere il giocatore per cifre solo simboliche, lontane anni luce da quel che Commisso sperava, appare uno spauracchio da tenere lontano nonostante la scadenza nel giugno del 2023.

Rocco Commisso
Rocco Commisso / Alessandro Sabattini/GettyImages

Pecunia non olet?

Un certo pragmatismo renderebbe logico il pensiero secondo cui i soldi restino pur sempre soldi, senza troppe elucubrazioni su chi è che te li dà: una somma ancora importante per il cartellino di Vlahovic, in sostanza, dovrebbe portare la dirigenza viola a incassare e a non andare troppo per il sottile, senza dunque porre veti o preclusioni su possibili mete sgradite.

La Juventus è tra le squadre che stimano Vlahovic, non è un mistero, così come a più riprese si è citato un veto della proprietà gigliata verso tale destinazione: se fosse una mera questione di principio sarebbe un discorso opinabile, come minimo, ma la questione va oltre. Basta osservare le formule con cui la Juve è andata ad acquistare obiettivi come Chiesa e Locatelli tra il 2020 e il 2021: formule elaborate, pagamenti dilazionati, prestiti biennali che diventeranno altro.

Dall'altra parte un Tottenham che, per due motivi essenziali, potrebbe offrire una formula diversa almeno a priori, stavolta senza troppi cavilli: da un lato la spinta di Conte, sempre efficace quando si tratta di aspettarsi segnali dal club, e dall'altro il possibile addio di Kane per cifre da capogiro potrebbero favorire un assalto a Vlahovic piuttosto ricco e invitante per le casse gigliate.

Maurizio Arrivabene, Pavel Nedved, Andrea Agnelli, Federico Cherubini
La dirigenza bianconera / Nicolò Campo/GettyImages

Non è solo cuore

Ma non finisce qui: certo i tifosi viola si sentirebbero doppiamente traditi, vedendo Chiesa e Vlahovic come punte di diamante degli storici rivali bianconeri, ma d'altro canto (anche provando a lasciare da parte il cuore) un epilogo simile sarebbe particolarmente pesante pensando a quel che la Fiorentina vorrà essere nel prossimo futuro.

Cedere ogni anno il giocatore più forte alla Juventus, come fosse una tassa inesorabile da pagare, renderebbe i viola alla stregua di un club asservito al gigante bianconero, una surreale società nemica ma satellite al contempo, trovandosi in qualche modo ridimensionata nella propria identità, nella percezione di sé. Uno scenario che verosimilmente Commisso vorrà tenere alla larga, non tanto per un discorso di principio fatto a priori ma per valide e opportune valutazioni sul futuro della società.


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