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Verso Inter-Milan: leggende e curiosità storiche sul derby di Milano

Matteo Baldini
Preview di Inter-Milan
Preview di Inter-Milan / 90min
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La ripartenza del campionato di Serie A dopo la sosta avrà, sabato alle 18.00, l'antipasto più ricco e la sfida di maggior interesse: a San Siro sarà infatti di scena il derby di Milano, una stracittadina il cui fascino supera il mero discorso dell'inimicizia e della rivalità, legandosi a storie e ad altrettanti intrecci passati, a simboli ed a leggende da ripescare andando indietro nel tempo. Vediamo dunque i dati storici più curiosi e le leggende, anche fuori dal campo, connesse alla sfida tra Inter e Milan.

Giuseppe Baresi, Franco Baresi
I fratelli Baresi / Alessandro Sabattini/GettyImages

Radici comuni

Come spesso accade, quando si parla di squadre legate alla stessa città, è possibile riscontrare una radice comune, un filo conduttore iniziale che unisse le due identità prima di una scissione. E fu così anche per Milan e Inter, il 9 marzo del 1908, quando il ristorante L'Orologio fece da cornice alla decisione di 44 dissidenti rossoneri, quella di creare un nuovo statuto e un nuovo club, col nero e il blu come colori.

Un blu che, a tutti gli effetti, poteva rappresentare anche una scelta fatta per contrasto rispetto al rosso milanista (al di là del cielo e della notte, come espressione più romantica della scelta del disegnatore Muggiani).

L'oggetto della discordia, come si può evincere dal nome Football Club Internazionale, riguardava la volontà di aprirsi a calciatori stranieri e di non assecondare decisioni dall'alto che, invece, avrebbero di fatto impedito una simile apertura, decisioni con cui il Milan, dal canto proprio, arrivò a scendere a patti.

San Siro At Night
San Siro / Keystone/GettyImages

Il primo derby

Siamo abituati a pensare al derby di Milano come di una realtà consolidata, fatta di prestigio, stelle e trofei, ma detiene un fascino tutto speciale ripensare agli albori della rivalità, a pochi mesi dalla nascita dell'Internazionale e dal suo distacco dal Milan.

Il primo incrocio tra rossoneri e nerazzurri andò in scena al Campo della Giovannina (o campo del Gas) di Chiasso, in Svizzera, una sfida valida per la Coppa Chiasso e giocata il 18 ottobre del 1908, a sette mesi dalla fondazione del club nerazzurro. Una partita comprensibilmente avvolta nel mistero e che vide il Milan imporsi col risultato di 2-1 grazie ai gol di Lana e Forlano, con Peyer a firmare il gol dell'Inter.

Il tutto di fronte a 2000 spettatori, con due tempi da 25 minuti, nell'ambito di un trofeo che mirava a favorire la diffusione del calcio nel Canton Ticino, per la realizzazione del quale occorse una colletta tra la popolazione.

Sandro Mazzola, Gianni Rivera
Mazzola e Rivera / Alessandro Sabattini/GettyImages

L'invenzione delle pagelle

Così come l'abitudine induce ad associare oggi Inter-Milan a storie di prestigio e di trionfi è altrettanto scontato vivere le pagelle come una routine, come un appuntamento fisso del dopo-partita, oggetto di discussione che porta inevitabilmente alla domanda: "Ma che partita hai visto?".

Invece è proprio a Milano, nel primo dopoguerra, che trova le radici una simile abitudine, in particolare nel settimanale Milaninter distribuito all'interno di San Siro in occasione delle partite delle due squadre milanesi. I due ideatori furono i giornalisti Missaglia e Scarambone, capaci poi di abbinare alle pagelle (espresse però in trentesimi) un premio finale, un orologio per chi nell'arco dell'anno avesse ottenuto le valutazioni migliori.

Un premio particolarmente ambito che, già in quelle primissime fasi, generava schermaglie tra i calciatori che ritenevano di essere valutati troppo duramente e gli autori delle pagelle stesse.

Karl Heinz Rummenigge
Il biscione rivisitato negli anni '80 / Alessandro Sabattini/GettyImages

I simboli: biscione contro diavolo

Soffermarsi sul passato del derby, sul passato anche remoto, spinge inevitabilmente a scoprire storie di simboli slegati dalla mera competizione calcistica e dall'esistenza dei due club.

A flag with a devil on it is waved by a fan of AC Milan...
Diavolo rossonero / Nicolò Campo/GettyImages

Il biscione altro non è che l'emblema della famiglia Visconti (signori di Milano dal 1277), simbolo che fin dalla metà del quattordicesimo secolo si lega alla leggenda eroica relativa a Bonifacio, signore di Pavia, e al miracoloso recupero del figlio, tratto in salvo dalla bocca di un enorme serpente al ritorno dalla guerra contro i Saraceni. Si spiega così la presenza di un fanciullo tra le fauci del biscione, anche nel logo che l'Inter ha utilizzato sul finire degli anni '20 e poi negli anni '60 (un simbolo rivisitato poi nettamente tra il 1979 e il 1989).

Ben diversa la spiegazione legata al diavolo associato al Milan, una ragione dalle radici storiche meno profonde ma che si collega comunque all'alba del club rossonero e all'intenzione di Herbert Kiplin di creare "una squadra di diavoli" col rosso (del fuoco) e il nero (della paura generata nell'avversario) come colori di riferimento.

MilanInter United: una squadra sola

Una delle principali curiosità a tema derby riguarda la fusione delle due squadre in una sola compagine, una soluzione certo insolita per due squadre rivali cittadine ma ripercorsa più volte tra gli anni '60 e gli '80.

La prima sfida che vide scendere in campo questo strano ibrido, chiamato MilanInter, fu contro il Chelsea e andò in scena a San Siro nel '65, con Filippo di Edimburgo in tribuna e col risultato finale di 2-1 in favore della formazione milanese. Il trofeo dell'amicizia italo-britannica non fu però un'occasione isolata di unione: nel '69 una formazione composta da tanti rossoneri e qualche comprimario nerazzurro sfidò il Lione, in nome del gemellaggio con la città francese. Vittoria netta per la squadra milanese, 7-1, con un Rivera scatenato.

Passarono poi 10 anni prima di ripetere l'esperimento: amichevole contro il Bayern Monaco, vinta dai tedeschi per 2-1, organizzata a San Siro con l'intenzione di aiutare con gli incassi le popolazioni colpite dal terremoto in Irpinia. Le amichevoli contro il Perù e la Polonia, a margine del Mondiale 1982, non ripercorsero quell'unità d'intenti e quello spirito giocoso delle prime volte, sancendo la fine del curioso ibrido rossonerazzurro.


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