Tutti vorremmo essere Cristiano Ronaldo ma beviamo Coca Cola

Cristiano Ronaldo
Cristiano Ronaldo / MARCO BERTORELLO/Getty Images
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"Bevi la Coca Cola che ti fa bene, bevi la Coca Cola che ti fa digerire."

Vasco Rossi - Bollicine

Quando giochiamo in qualche campetto noleggiato con gli amici, sudati dopo 3 minuti come avessimo corso la maratona di New York, indossiamo maglie che sono in realtà sogni, che non sono niente di più o di meno del mantello di un supereroe o della maschera che ci potremmo mettere per Carnevale. In quell'oretta di tempo, minuto più o minuto meno, smettiamo i nostri panni soliti e ci appropriamo dello spirito talentuoso del pupillo di turno: ci sono quelli più mainstream, con Messi o CR7 banalmente sulle spalle, ci sono i nostalgici che rispolverano la maglietta di Rui Costa che si fecero regalare nel 1997 o gli alternativi, quelli che sfoderano con immotivato orgoglio la maglia celebrativa dell'Ipswich Town in edizione limitata.

In quell'oretta succedono cose particolari, qualcuno sfodera colpi neanche sognati di notte, con sprazzi di talento tanto episodici quanto casuali, si consumano insomma brevi storie di trionfi e di gloria usa e getta: poi arriva il momento di svestire quei panni, di lavare via quell'attimo di talento e di tornare a casa. O perché no, di farsi una birretta al pub prima di affrontare l'ennesima impegnativa settimana seduti sul divano.

Nel frattempo Cristiano Ronaldo si siede in conferenza stampa agli Europei e guarda storto due bottigliette di Coca Cola, come se gli avessero messo davanti due statuette di Messi esultante. Qualche sguardo di biasimo e un gesto, le bottigliette si tramutano (miracolo) in una boccetta d'acqua presa e alzata al cielo come un trofeo, il tutto condito da un breve ma efficace "Agua!". Pochi istanti per ribaltare decenni di studi di marketing, per farci sentire in colpa con le nostre bibite gassate nel frigo a rendere più sopportabile l'estate, per scatenare il solito esercito di odiatori seriali o di devoti sempre più orgogliosi del loro mentore, ora paladino delle bevande salutari.

"Vorrei pensare che Ronaldo non sia perfetto..."

Bugo - E invece sì

Ma a consumare cose che ci consumano non siamo soltanto noi, episodici funamboli del giovedì sera, sono bensì schiere di possibili futuri fuoriclasse, di Cristiano Ronaldo in erba e di astri nascenti ancora da completare e perfezionare. Il portoghese, alzando quella bottiglietta d'acqua, lancia un monito verso chiunque possa pensare un giorno di emularlo: arrenditi alla tua natura fragile, di chi mette la soddisfazione di un momento prima della costruzione del proprio tempio, della necessità di preservarsi forte e in salute vita natural durante.

CR7
CR7 mostra la maglia e il fisico / AFP Contributor/Getty Images

Quanti campioni affermati si lascerebbero andare a un gesto simile, al di là del merito? Il più delle volte potrebbero anche pensare intimamente la stessa cosa ma, per non rimestare nel torbido e non fare chiasso, si morderebbero la lingua e farebbero finta di niente, considerato anche il peso commerciale del marchio in questione e le conseguenze (comprensibili) a livello d'immagine. Ma no, Cristiano Ronaldo non può perdere l'occasione di rispondere al Bugo sanremese e alla sua speranza di imperfezione: "Vorresti pensare che Ronaldo non sia perfetto eh? E invece no, lo sono".

Non è nel non bere Coca Cola, alla fine, che si crea una macchina da guerra e la si coltiva nel tempo, non è da questi particolari che si giudica un giocatore: il succo della questione, quel che ci impressiona, sta nell'avere la volontà di ribadirlo al mondo appena possibile, di rendere una conferenza stampa degli Europei come la sede per battagliare contro ciò che (a nostro dire) minaccerebbe l'integrità fisica di giovani, campioni e non. L'ennesimo segno lampante di ossessione e maniacalità, la cristallizzazione di un modo di vivere, al di là del giudizio che ognuno può trovarsi a dare, col proprio bicchiere in mano.


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