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Umiliazioni, pignoramenti e false promesse: la storia del fallimento del Parma

Andrea Gigante
La storia del fallimento del Parma
La storia del fallimento del Parma / 90min Italia
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Nell'ultima partita della Serie A 2013-14, il Parma batte agevolmente un Livorno già retrocesso da tempo. A deciderla è Amauri che, dopo essere entrato nella ripresa, segna una doppietta approfittando degli assist di Antonio Cassano e Jonathan Biabiany. Tuttavia, sugli spalti del Tardini i tifosi non possono ancora festeggiare, si attende il risultato di un'altra partita.

Sì, perché alla vigilia di quell'ultima giornata di Serie A, il Parma è preceduto in classifica dal Torino e se i ragazzi di Roberto Donadoni vogliono conquistare l'Europa League, devono sperare in un passo falso ad opera dei ragazzi allenati da Gian Piero Ventura e impegnati contro la Fiorentina. Al Franchi le squadre sono ferme sul 2-2 e il match sembra indirizzato alla fine. Al 94', l'arbitro assegna però un calcio di rigore in favore dei granata.

A Parma la notizia non viene presa bene, c'è addirittura chi lascia lo stadio anzitempo, consapevole che Alessio Cerci quel rigore non lo avrebbe mai sbagliato. E invece, un giocatore della Fiorentina si erge a eroe dell'intero popolo emiliano: in teoria non avrebbe dovuto nemmeno giocare, dato che Antonio Rosati fa il secondo portiere, ma si sa che le ultime sfide di campionato sono fatte per dar spazio un po' a tutti. Cerci prende una breve rincorsa e fa partire un tiro forte, ma centrale: parato!

La notizia dell'errore dal dischetto arriva subito anche dalle parti del Tardini di Parma, dove tifosi e giocatori fanno fatica a mantenere la gioia. Tutti vogliono esultare, ma c'è prima da aspettare il triplice fischio a Firenze. Quando finalmente arriva, lo stadio diventa una bolgia: sulle tribune le persone piangono e si abbracciano, in campo c'è chi corre per la felicità e chi si accascia commosso a terra. I ducali tornano finalmente in Europa, gli incubi del fallimento di dieci anni prima sono finalmente rimossi.

In estate, ci si aspetta un mercato coraggioso da parte della società; c'è un preliminare da disputare e bisogna avere gente forte ed esperta. Invece, in Emilia arrivano solo Ciccio Lodi dal Catania, Paolo De Ceglie dalla Juventus e Ishak Belfodil dal Livorno. Dall'altra parte, le partenze autorevoli non si contano: Marchionni, Munari, Gargano e Schelotto lasciano tutti la squadra.

Se ne va anche Marco Parolo, faro del centrocampo di Donadoni che approda alla Lazio. Insomma, i tifosi iniziano a sudare freddo, ma confidano ancora nel presidente Tommaso Ghirardi, un uomo grande e grosso col sorriso sempre stampato in faccia.

Nello stesso periodo arriva però anche una notizia che scombussola non poco l'ambiente: la Federcalcio non concede infatti la Licenza UEFA e il Parma si trova così estromesso dall'Europa League... il sogno si è infranto. Ghirardi è a pezzi e si dimette dalla carica di presidente, salvo poi tornare sui suoi passi grazie a un'esplicita preghiera da parte del CdA della società ducale.

Un dubbio inizia dunque a serpeggiare nella mente degli osservatori più attenti:

"Ma non è che nel Parma c'è qualcosa che non va?".

Fino ad allora, il club gialloblù si era contraddistinto per il suo modus operandi che - almeno apparentemente - sembrava economicamente sostenibile: comprare i giocatori finiti ai margini delle big e rivalorizzarli, inserendoli in un ambiente senza grandi pressioni e con una guida tecnica, quella di Donadoni, sicura e affidabile. E invece una falla creata dai dirigenti si manifesta anche sul piano sportivo, rovinando i risultati della squadra.

Il campionato 2014/15 non inizia nel migliore dei modi: oltre alla debacle contro il Cesena alla prima giornata e alla rocambolesca sconfitta 4-5 con il Milan, il Parma perde Biabiany, al quale viene diagnosticata un'aritmia cardiaca che gli impedisce di giocare. La prima vittoria arriva solo alla decima giornata, in casa contro l'Inter, grazie a una doppietta di De Ceglie. Inutile soffermarsi sulla mole di sfottò rivolti ai nerazzurri.

L'inizio della fine: i continui cambi di proprietà

Le sette reti incassate allo Stadium contro la Juve non sono nulla in confronto a quello che i ducali affrontano nei mesi successivi. Tra la fine del 2014 e l'inizio del 2015, gli emiliani scivolano in un tunnel macabro e grottesco, un periodo apparentemente privo di senso all'interno del quale spuntano ogni giorno personaggi kafkiani senza né capo né coda che come per magia diventano presidenti del club.

Andiamo con ordine. Il 6 dicembre, deluso e pieno di debiti fino al midollo, Ghirardi annuncia di aver venduto la società a una cordata di imprenditori russo-ciprioti. Dei nuovi proprietari del Parma non si sa molto, a dir la verità non si sa nemmeno come si chiamino o che faccia abbiano. Ciò che è certo è che sono dei petrolieri e i petrodollari non fanno mai storcere il naso.

Questi fantomatici nuovi presidenti non si fanno mai vivi in città e, nemmeno un mese dopo averlo acquistato, a gennaio si liberano del club. Così il Parma finisce nelle mani della Dastraso Holding, una cordata albanese. Il punto di riferimento è Ermir Kadra, un imprenditore con le sembianze di un deus ex-machina che si arroga ogni ruolo: fa il presidente, l'amministratore delegato e il direttore generale. La fiducia tra i tifosi non è delle migliori, con 9 punti in classifica, il Parma è la peggior squadra nei top 5 campionati europei e la retrocessione appare inevitabile.

Il nuovo patron prova a dare un'illusione al popolo ducale imbastendo una campagna acquisti sì copiosa, ma priva di qualsiasi progettualità, senso e criterio. Sembra quasi che Nocerino, Lila, Varela e Rodriguez siano stati comprati senza nemmeno aver consultato Donadoni che, una volta esserseli ritrovati al centro sportivo, non sapeva che farsene.

Cristian Rodriguez
Cristian Rodriguez: dall'Atletico Madrid al Parma / Valerio Pennicino/GettyImages

Certo, il Parma era in crisi nerissima e quelli non erano altro che i giocatori che il mercato offriva in quel momento. Ma quello che lasciava maggiormente l'amaro in bocca è stata la totale mancanza di attaccamento alla maglia da parte dei calciatori, uno su tutti: Antonio Cassano.

Col suo proverbiale tempismo, Fantantonio mette in mora il club, reclamando i pagamenti non versati entro 23 giorni. La società naturalmente ha ben altri problemi e decide di liberarsi del talento barese rescindendogli il contratto. Passa qualche giorno e succede lo stesso anche con Lodi. Chi invece prova a far incassare qualche milione grazie alla propria cessione è Gabriel Paletta che lascia i ducali dopo quattro stagioni in maglia gialloblù e si accasa al Milan.

Senza soldi e senza i suoi giocatori migliori, il mercato di gennaio riserva una grande umiliazione al Parma. Nicola Pozzi si trasferisce infatti al Chievo in prestito con diritto di riscatto fissato a 1000€, esatto mille euro.

L'arrivo di Manenti e il fallimento del Parma

Pensate che il fondo sia stato toccato? Poveri illusi. A inizio febbraio gli albanesi vendono per la terza volta nel giro di un mese il club. Stavolta è il turno del Mapi Group che acquista il Parma per la cifra simbolica di 1€, accollandosi però tutti i debiti. Il suo amministratore delegato, nonché nuovo presidente è il personaggio più bizzarro di tutta questa vicenda: Giampietro Manenti.

Alla mezzanotte del 16 febbraio 2015, termine ultimo per versare gli stipendi, nessun bonifico viene effettuato. La mattina stessa alcuni ufficiali di Equitalia si presentano al centro sportivo di Collecchio pignorando ogni bene intestato al club: dai furgoni al pullman della squadra passando per i trofei, compresa la Coppa UEFA conquistata nel 1999.

Nel frattempo la FIGC sanziona il Parma con 5 punti di penalizzazione sancendone di fatto la retrocessione. Il 18 febbraio Manenti indice una conferenza stampa, all'interno della quale ostenta un sorrisetto spavaldo e un atteggiamento da spaccone. I giornalisti lo incalzano con le domande, chiedendo più chiarezza circa i suoi affari, e il presidente gialloblù risponde con superbia e arroganza, asserendo che: "I soldi ci sono e stanno arrivando". Oggi, a 6 anni di distanza, li stiamo ancora aspettando.

All'interno di una storia così drammatica, bisogna però evidenziare i momenti di solidarietà. Massimo Ferrero si offre infatti di pagare di tasca sua viaggio e pernottamento per permettere alla Primavera ducale di giocare in Liguria. Il presidente della Samp esorta inoltre gli altri club a sostenere economicamente il Parma e la richiesta viene accolta dall'Inter che mette a disposizione alcuni pullman per le trasferte delle giovanili.

Il centro sportivo diventa però inutilizzabile, il personale è ridotto all'osso, manca l'attrezzatura idonea per gli allenamenti e non c'è manco l'acqua calda negli spogliatoi. In segno di protesta, i giocatori decidono di non scendere in campo nella trasferta contro il Genoa. Quando la Lega mette a disposizione un fondo da 5 milioni di euro creatosi dalle multe comminate dal giudice sportivo, i ducali accettano finalmente di tornare a giocare.

Sotto il punto di vista dirigenziale, la vicenda continua ad avere dei tratti grotteschi. Pietro Leonardi inizia a soffrire di depressione e ha continui malori, e decide quindi di lasciare la carica di direttore generale. Manenti rifiuta poi un'offerta d'acquisto di 550mila euro, chiedendo almeno 5 milioni per vendere il Parma. Il 16 marzo, il patron dei ducali viene arrestato con l'accusa di reimpiego di capitali illeciti tramite carte di credito duplicate.

La sofferenza per il club è ufficialmente finita: il giorno seguente il Tribunale sancisce infatti il fallimento del Parma. Molti in città si augurano che qualche imprenditore di buon cuore possa rilevare il titolo sportivo, ma alle prime quattro aste fallimentari non si presenta nessuno. Il 22 giugno, il giudice dichiara decaduto l'esercizio provvisorio del Parma, estromettendo la società dal calcio professionistico italiano e risolvendo i contratti di ogni suo tesserato, giocatori compresi.

Dopo aver toccato il fondo, i ducali possono però rialzarsi. Il 27 luglio 2015 una cordata di imprenditori locali, sostenuta da una forma di azionariato popolare, rifonda il Parma e lo iscrive alla Serie D. La risalita può avere inizio.


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