Un euro per acquistarlo, due mesi per la galera: "l'Era" Manenti al Parma

Omar Abo Arab
Giampietro Manenti nella conferenza stampa di presentazione come Presidente del Parma
Giampietro Manenti nella conferenza stampa di presentazione come Presidente del Parma / Valerio Pennicino/Getty Images
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Nel calcio sono state tante storie che, se non avessero avuto tragiche implicazioni sentimentali per quei poveri pazzi dei tifosi, si sarebbero potute quasi definire comiche. Come quella capitata al Parma quando, sfortunatamente, incontrò sulla sua strada tal Giampietro Manenti. "Imprenditore" che acquistò il club gialloblù da Rezart Taci per 1 euro. Sì, avete letto bene: 1 euro.

AS Roma v Parma FC - Serie A
AS Roma v Parma FC - Serie A / Paolo Bruno/Getty Images

"Il tempo stringe, Manenti e i suoi collaboratori devono avviare rapidamente il risanamento del club. L'imprenditore milanese, titolare dello sloveno Mapi Group, avrebbe assicurato ai soci di minoranza di poter rispondere a pendenze fiscali e stipendi. Pietro Doca, il gioielliere scelto da Rezart Taci come presidente della Dastraso Holding, a fine assemblea ha aggiunto: "Abbiamo venduto a un euro. Quanto abbiamo pagato noi. Il problema sono i debiti". Questo il funesto passaggio sulla Gazzetta dello Sport dei tempi, era il 2015, in cui Manenti era anche stato accolto da salvatore della patria. Breve excursus sulla vita privata del nostro eroe, che aveva avuto tre figli da tre diversi matrimoni e prima degli emiliani aveva provato ad acquistare il Brescia. Ora sappiamo perchè non ci riuscì.

Giampietro Manenti divenne l'uomo del "domani". Ma non di un futuro migliore. Tutt'altro, perchè usava spesso ripetere "i soldi ci sono, arrivano domani". Soldi che non sono mai arrivati e hanno permesso ad un club che, da "provinciale", ha vinto due Coppe Uefa in 10 anni, di crollare verso il baratro. Ad arrivare, però, sarà la Guardia di Finanza. Che lo arrestò con l'accusa di autoriciclaggio e di concorso in tentato reimpiego di capitali illeciti e indebito utilizzo di carte di credito. Meno di due i mesi trascorsi da Manenti a Parma, in una squadra che avrebbe dovuto salvare dalle istanze di fallimento e che, invece, ha visto accelerare questo tragico processo.

GIUSEPPE CACACE/Getty Images

Calciatori senza stipendi, che fondamentalmente avrebbero potuto continuare a vivere (anche se non tutti). Al contrario dei tanti dipendenti, quelli sì imprescindibili per tutto il lavoro che c'è dietro ad una squadra che scende in campo. Per Parma, ora, Manenti è solo un brutto ricordo, oltre che uno dei personaggi più improponibili possibili. La squadra è tornata in A dopo pochi anni di inferni e purgatori, ma nel calcio a gente simile non bisogna proprio permettere il minimo contatto.


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