Storie di calcio

La storia dietro all'esultanza: come e quando è nato il "telefono" di Gabriel Jesus

Matteo Baldini
Gabriel Jesus
Gabriel Jesus / Visionhaus/GettyImages
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Esplorare ciò che si nasconde dietro all'esultanza, tra le righe di un momento di festa individuale ma ancor più collettiva, permette spesso di conoscere meglio il protagonista di un gesto, ci consente di afferrarne più efficacemente lo spirito rispetto a quanto accada guardandolo giocare. Un giocatore che, dopo aver segnato, si lancia in un grido liberatorio e inizia a correre non equivale, insomma, a chi reagisce inscenando un balletto scoperto su TikTok; vedere un provocatore che zittisce i tifosi avversari (o anche i propri) non scaturisce le stesse reazioni di un cuoricino indirizzato alla fidanzata o di una dedica rivolta alla nonna.

Ci sono poi gesti ed esultanze che, negli anni, aprono le porte a leggende metropolitane, a spiegazioni più o meno romanzate, prive di un contatto effettivo con la realtà e con la biografia di un giocatore, di colui che esulta in un dato modo. Sono, queste, circostanze in cui le voci finiscono per sostituirsi alla realtà dei fatti, poi svelata, diventando più vere della verità stessa. Anche perché i presupposti ci sono tutti, tirando in ballo una storia di rivalsa personale (oltre che sportiva) di sicura presa, destinata senza dubbio a restare impressa in chi la ascolta.

Gabriel Jesus
Gabriel Jesus in verdeoro / Anakena/GettyImages

Un gesto, due storie

Parliamo dunque di Gabriel Jesus, attaccante classe '97 arrivato appena diciannovenne al Manchester City nel 2016, per ben 32 milioni di euro, grazie alle ottime prestazioni fornite e ai tanti gol segnati con la maglia del Palmeiras. Poi, accanto ai numeri e alle qualità confermate anche in Premier League, c'è quell'esultanza particolare: dopo il gol, infatti, Gabriel Jesus si porta la mano destra all'orecchio come a inscenare una telefonata. Non un'esultanza episodica, legata a un dato periodo della sua vita, ma un gesto ripetuto a oltranza e divenuto negli anni un vero e proprio marchio di fabbrica.

A questo punto i tratti della storia raggiungono un bivio, una biforcazione ben definita: da un lato abbiamo un cuore spezzato che cerca rivalsa, dall'altro una storia di riconoscenza e legame tra madre e figlio. La prima versione vede un Gabriel Jesus rimasto scottato da una ex ragazza, a cui teneva particolarmente, tanto da assillarla con chiamate e tentativi di riavvicinamento ai tempi del Palmeiras. Mosse e impegno vani, però, senza una risposta dall'altra parte. Seguendo la stessa spiegazione della celebre esultanza arriviamo al punto di svolta: l'approdo al City, un ingaggio che cresce e la ex ragazza che, stavolta, si fa sentire eccome, cercando di riallacciare i contatti con quel ragazzino divenuto una stella del calcio anche in Europa.

Una versione del racconto che, senz'altro, riesce a essere efficace poiché segue l'evoluzione di un ragazzino che, tra mille difficoltà ad emergere nel contesto brasiliano partendo senza alcun privilegio e senza spinte particolari, ottiene un riscatto personale e raggiunge il proprio sogno, anche alla faccia di chi non ci credeva, di chi era sparito dai radar. Un'esultanza che, a quel punto, risulterebbe una sorta di risposta ironica e provocatoria proprio nei confronti di chi, nei momenti meno brillanti, lo aveva lasciato da parte, tornando solo dopo il successo. La versione della ex ragazza pronta a tornare soltanto coi milioni del City ha girato a lungo, imprimendosi nella mente di molti come una spiegazione attendibile e verosimile per quel gesto così iconico.

La vera storia del telefono di Gabriel Jesus

Per chi invece si accontenta della verità, lasciando da parte le vendette e le schermaglie tra ex, esiste la versione offerta direttamente dal calciatore, prendendo proprio le distanze dalla spiegazione (fasulla) fornita in precedenza. Niente vendetta, nessun percorso compiuto alla faccia di chi non ci credeva, ma per certi versi lo scenario opposto: riconoscenza e devozione nei confronti di chi c'è sempre stato, nel bene e nel male.

Il gesto di Gabriel Jesus si lega, non c'è più bisogno del condizionale trattandosi di una versione fornita dall'attaccante, al rapporto con la madre Vera Lucia e al "rito" della telefonata dopo ogni gol segnato. Fin quando era piccolo, Gabriel Jesus, aveva il vizio di "sparire" e la madre per sapere dove fosse lo chiamava, arrivando anche a contattare gli amici nel caso in cui il figlio non rispondesse. Una costante, quella delle telefonate materne, divenuta un simbolo agli occhi del ragazzo: in sostanza rappresentava la presenza costante della mamma anche nei momenti più difficili, anche quando sembrava ormai troppo tardi per sfondare nel grande calcio e per uscire dalla miriade di storie di talenti disillusi, di ambizioni frenate sul nascere.

La madre, dunque, come punto di riferimento: un figlio tirato su da sola e un legame andato poi ben al di là dell'infanzia, un rapporto persino percepito come "ingombrante" all'esterno ma senz'altro fondamentale nella vita di Gabriel. Lo testimonia ulteriormente il suo tatuaggio che raffigura proprio la madre, un altro segno di vicinanza assieme a quella telefonata "virtuale" dopo ogni gol: un gesto d'intesa che, di fondo, è un ringraziamento nei confronti di chi ci ha sempre creduto.


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