Serie A

Squid Game arriva in Serie A: ne resterà soltanto uno

Matteo Baldini
Squid Game
Squid Game / Bennett Raglin/GettyImages
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Riuscite a immaginare un plotone di milioni di persone attratto dallo schermo, calamitato per ore e ore, intento a seguire tutta d'un fiato una serie tv coreana, per giunta sottotitolata? Così di partenza no, gli ingredienti di base non sembrano essere quelli, accattivanti e acchiappa consensi, che in genere piacciono a grandi e piccini.

Eppure le ricette più riuscite sono spesso quelle in cui gli ingredienti si combinano a sorpresa, quando sulla carta ti chiederesti come: Squid Game, serie Netflix divenuta in breve tempo un fenomeno di portata mondiale, è un esempio preciso di questi mix perfettamente riusciti, tanto da far andare miracolosamente a braccetto pubblico e critica, da tramutarsi da show televisivo a fenomeno di costume (con annesse critiche e mugugni di rito).

Ahn Se-Hwan
Tutto il sadismo di Squid Game / Chung Sung-Jun/GettyImages

La meccanica perversa e sadica su cui si fonda l'intera serie tv firmata Hwang Dong-hyuk avrà senz'antro connotati sottili di denuncia sociale, oltre che di profonda analisi psicologica, ma più prosaicamente potrebbe essere riportata in altri settori, in cui ci si trova a dover eccellere sul prossimo per svettare e infine per avere la meglio.

E, pensando all'attualità di questa nostra Serie A 2021/22, quali potrebbero essere i protagonisti in grado di emergere infine e di tirarsi fuori dalle situazioni più critiche, beffando ogni avversario dopo un'estenuante lotta? Vediamo, immaginando fondamentali e giocate del calcio come fossero spietati giochi, chi potrebbe avere la meglio.

1. Finalizzazione - Ciro Immobile

Ciro Immobile
Ciro Immobile / BSR Agency/GettyImages

Sono rare le certezze nella vita e una di queste riguarda Immobile e l'abbondante doppia cifra che raggiunge, sistematicamente.

Ogni rivale sa che in quanto a cinismo e capacità di convertire in gol le occasioni è destinato a fallire di fronte a Ciro: nonostante le critiche a Euro 2020 e una Lazio discontinua il gioco vede l'attaccante biancoceleste gonfiare la rete senza tregua, sbaragliando così la concorrenza dei colleghi attaccanti, anche dei più sponsorizzati.

L'ultimo a restare e continuare a giocarsela è a sorpresa Mattia Destro, Immobile si rivela però più continuo e concentrato: è lui l'ultimo a restare in piedi.

2. Assist - Nicolò Barella

Nicolò Barella
Nicolò Barella / Nicolò Campo/GettyImages

La schiera dei talenti dai piedi buoni è pronta per il gioco, un esercito fantasioso e dal piede sopraffino che attende l'arrivo dell'attaccante per servirlo al meglio. Ci sono tutti: Calhanoglu, Luis Alberto, Insigne, Dybala. Sta per arrivare anche Ribery, dopo un recupero-lampo, ma mentre il francese sta raggiungendo il terreno della battaglia ecco che Nicolò Barella fa già il percorso inverso e lo fa da vincitore.

I piedi non sono gli stessi ma fa tutto a velocità doppia ed è ovunque, sempre nel vivo: Correa, Lautaro e gli altri nerazzurri ringraziano per i 5 assist offerti gentilmente in 9 partite. Con buona pace dei fantasisti che stavano ancora prendendo la rincorsa.

3. Dribbling - Jeremie Boga

Jeremie Boga, Stefan de Vrij
Boga / Alessandro Sabattini/GettyImages

I birilli sono già piazzati e sui blocchi di partenza sono pronti in tanti, ognuno con le proprie caratteristiche. Felipe Anderson è tornato apposta da Londra per partecipare, Zaniolo è finalmente tirato a lucido per sfruttare tutta la propria potenza propulsiva, Leao ha tutta la voglia del mondo di imporsi ma, dopo aver scartato tutti i birilli, uno dei contendenti si spinge persino oltre e inizia a saltare i diretti avversari, ubriacandoli di finte, sombreri e palloni beffardi in mezzo alle gambe: ad avere la meglio è Jeremie Boga, salito alla ribalta nelle ultime stagioni come uno dei dribblatori più inarrestabili del panorama europeo.

4. Gioco aereo - Milan Djuric

Milan Djuric, Petko Rosenov Hristov
Djuric / Gabriele Maltinti/GettyImages

Ai centravanti piace senz'altro essere ricordati per il contatore dei gol che sale a dismisura, per la rete che si gonfia a oltranza, a che serve altrimenti fare il centravanti? Se però sei alto 2 metri e vivi una carriera operaia, tra Serie B e Championship inglese, già sopravvivere in una lotta all'ultimo contrasto aereo può essere un traguardo da cullare: la legge vuole che non si possa fare la prima punta alla Salernitana senza essere alto almeno 1,90 (e non è un'iperbole) e Djuric riesce a intercettare qualsiasi cosa passi per aria dalle sue parti, facendo impallidire anche gente del calibro di Milenkovic, Mancini o Tammy Abraham. Un momento di gloria raro ma giusto: 46 i contrasti aerei vinti fin qui, i rivali restano piantati a terra.

5. Personalità - Giorgio Chiellini

Edin Dzeko, Giorgio Chiellini
Chiellini / Giuseppe Cottini/GettyImages

Se c'è un giocatore capace di rappresentare un simbolo dell'affermazione dell'Italia a Euro 2020, come virtuoso esempio di abnegazione ed esperienza, questo è Giorgio Chiellini: gli anni non hanno intaccato le sue doti e le hanno anzi affinate, aggiungendo malizia e autorevolezza in area. Il gusto per il sacrificio e per il contrasto, per la "distruzione" del gioco altrui come traguardo, lo rendono il prototipo del leader difensivo.

Non ha paura di niente e cerca il contrasto come attimo di gioia anziché come ostacolo da evitare. Aggiungiamoci la nonchalance con cui solleva uno spagnolo prima dei rigori in semifinale, ridendo, e capiamo perché gli avversari non possono che arrossire ed evitare di presentarsi.

6. Regia - Fabian Ruiz

AS Roma v SSC Napoli - Serie A
Fabian Ruiz / MB Media/GettyImages

Il panorama dei registi di Serie A ha dovuto fare i conti con l'arrivo di un nuovo interprete, uno abituato a vestire altri panni ma capace di trovarsi a meraviglia in questa nuova identità cucita addosso da Spalletti, anche grazie alla presenza di un Anguissa a suo fianco.

Dopo tre stagioni in Serie A Fabian Ruiz si scopre regista, non più centrocampista box-to-box, e i numeri lo premiano: 93% di passaggi riusciti, ben 606 su 653, e la capacità di scoprirsi metronomo con buona pace di Brozovic, Maxime Lopez e degli altri contendenti più accreditati. "Non è uno di noi", provano a salvarsi, ma da Certaldo Spalletti torna in panchina e smentisce tutti.

7. Marcatura - Gleison Bremer

Victor OsimhenBremer
Osimhen e Bremer / Giuseppe Bellini/GettyImages

Una minacciosa schiera di difensori centrali dallo sguardo torvo si ritrova fuori dal campo dove inizierà il prossimo gioco. Si guardano storti, si annusano, e soprattutto puntano gli attaccanti, vittime sacrificali dell'esperienza ludica che sta per iniziare. Koulibaly e Milenkovic si scrutano, Chiellini si sente già la vittoria in tasca, ma ad un tratto tra gli attaccanti si allontana Osimhen, chiaramente infastidito da qualcosa che gli gira attorno: si dimena e si agita, potrebbe essere una fastidiosa zanzara, invece è Bremer. Era con Victor già dalla sera prima e lo seguiva, appiccicato, senza lasciargli spazio: è lui il vincitore.

8. Garra - Federico Chiesa

Federico Chiesa
Federico Chiesa / Nicolò Campo/GettyImages

Spintonandosi a vicenda tra una nuvola di polvere, a suon di cazzotti, Medel e Nandez sembrano destinati a giocarsi la vittoria finale. Sembra scontato che a vincere sia un sudamericano, non può che essere così, anche tra gli attaccanti c'è chi prova a dire la sua: Nico Gonzalez sradica il pallone dai piedi di un difensore per poi attaccare la porta ma, da lontano, dopo una lunga rincorsa è Federico Chiesa a rivendicare il titolo di giocatore più tignoso e ostico, tanto da non darsi mai per vinto e da trattare ogni pallone come fosse l'ultimo pallone giocabile della vita. In mezzo a muscoli, tatuaggi e volti incerottati è l'ala della Juve ad avere la meglio.

9. Forza fisica - Duvan Zapata

Duvan Zapata
Duvan Zapata / Nicolò Campo/GettyImages

Appena inizia a spargersi la voce che Romelu Lukaku non potrà partecipare, essendo ormai lontano dalla Serie A, qualcuno inizia a prendere coraggio e a voler partecipare alla prova di forza: si tratta sostanzialmente di sollevare Jordi Alba più in alto di quanto abbia fatto Chiellini agli Europei.

Ci prova persino Wallace e sembra anche crederci, Ibrahimovic vuole dare una lezione a tutti ma i tempi d'oro sono andati ed è costretto a fermarsi, ed ecco dunque che Duvan Zapata rompe gli indugi, spintona via anche il nuovo arrivato Anguissa e porta con sé Jordi Alba sollevandolo agevolmente a mo' di trofeo.

10. Intelligenza tattica - Lorenzo Pellegrini

Lorenzo Pellegrini, Mario Rui
Lorenzo Pellegrini / Silvia Lore/GettyImages

Fuori dalla porta, aspettando di entrare nel campo in cui si terrà il prossimo gioco, una fila ordinata di calciatori si va a comporre: nessuno spinge o prova a passare avanti, il rigore e la disciplina sono al primo posto. La platea è comunque variopinta, ci sono registi precisi e mediani d'interdizione, centrali attenti e centravanti col pelo sullo stomaco.

Ma c'è un problema: il campo è già pieno, non può più entrare nessuno. Lorenzo Pellegrini è già dentro e con lui ha tutti i suoi cloni, quelli sognati da Mourinho: "Ne vorrei tre", ha detto, mentre Andreazzoli si è spinto oltre e ne vorrebbe persino quattro in squadra, per metterli tutti titolari. L'incoronazione arriva dai tecnici: Pellegrini è il cervello della Roma, si muove tra le linee, cuce, rifinisce e segna anche. Senza spinte o prepotenze è lui che va a vincere.

11. Rigori - Dusan Vlahovic

Dusan Vlahovic
Dusan Vlahovic / Marco Luzzani/GettyImages

Dusan non aver paura di tirare un calcio di rigore canterebbe De Gregori (o era Nico Gonzalez?) poco prima di un tiro dal dischetto. Quando i mugugni e i fischi della piazza non hanno la meglio però Vlahovic ha dimostrato di poter diventare uno dei rigoristi più cinici e freddi: la doppietta dal dischetto con l'Atalanta dice tanto.

Anche al campo della sfida i rivali gli gridano di tutto, tra frasi vietate e fischi, ma Dusan rimane di ghiaccio e batte Handanovic (scelto per difendere i pali per l'occasione). Lo batte una, due, dieci volte consecutive e, almeno nel gioco, lascia perdere Biraghi.

12. Punizioni - Sergej Milinkovic-Savic

Sergej Milinkovic-Savic
Sergej Milinkovic-Savic / Insidefoto/GettyImages

La sfida per il miglior tiratore di punizioni è serrata e va avanti da ore, è diventata ormai una lotta di nervi e di lucidità. Insigne disegna parabole, Berardi e Muriel danno ai loro tiri traiettorie velenose, Calhanoglu è preciso e sembra tornato quello dei tempi d'oro, Milinkovic-Savic è potente e sfonda la rete. A un certo punto Insigne e Berardi si guardano stupiti: non è Sergej a battere ma è suo fratello Vanja, che era venuto semplicemente per tenergli il posto.

Appena arriva il 21 biancoceleste fa partire un destro che gira e si infila all'incrocio sul primo palo, lasciando immobile il portiere, poi ci riprova e lo beffa con un rimbalzo ingannevole, poi fa partire una vera e propria bomba: esulta, ringrazia il fratello per avergli tenuto il posto e se ne va da vincitore.

13. Riflessi - Juan Musso

Atalanta BC v AC Milan - Serie A
Musso / Pier Marco Tacca/GettyImages

Una voce richiama Milinkovic-Savic e gli dice di tornare al campo, deve continuare a tirare in porta per testare i riflessi dei portieri di Serie A. Donnarumma chiama e sente se può tornare, nessuno gli risponde, e non mancano tanti outsider pronti a farsi valere dopo l'addio di Gigio: ci sono anche Audero e Cragno, non può mancare Handanovic e prova a farsi spazio anche Maignan, nuovo arrivato.

Quando è il turno di Musso però Milinkovic-Savic è costretto a trasgredire, continua ad avvicinarsi alla porta, non riesce a buttarla dentro, arriva praticamente sulla linea e va a colpo sicuro ma non può niente: Musso vola di nuovo, la prende di piede, poi con la mano di richiamo, la rete resta inviolata.

14. Crossbar challenge - Tammy Abraham

Tammy Abraham
Tammy Abraham / ALBERTO PIZZOLI/GettyImages

L'immagine più ricorrente di questa prima parte di Serie A è chiara ed è negli occhi di tutti: Tammy Abraham che, appena arrivato a Roma, inizia a inveire contro il destino e a maledire pali e traverse d'Italia, legni coinvolti in una strana macumba contro il giovane inglese.

Ma una crisi, si sa, può diventare un'opportunità ed ecco che Abraham inizia a colpire il legno quando più conta, lo fa di testa, di destro, di sinistro, di tacco, lasciando gli altri contendenti esterrefatti e ormai demotivati di fronte a uno strapotere troppo evidente. Stavolta prendere la traversa lo aiuta a sopravvivere.

15. Tiro a giro - Lorenzo Insigne

Lorenzo Insigne
Lorenzo Insigne / KONTROLAB/GettyImages

Lorenzo Insigne è carico, dalla mattina non si tiene, sa che il suo momento sta per arrivare. Si allena da tempo per perfezionarsi, il suo obiettivo reale e nascosto è sempre stato quello: avere la meglio nel gioco, diventare il migliore in quella specifica qualità. Il momento della sfida arriva, Insigne si avvicina al campo con tutta la voglia di far ammirare a tutti la sua dote migliore ma, di fatto, scopre di essere il solo iscritto e viene dunque premiato già a tavolino. Se un gesto tecnico diventa una sorta di soprannome che ti segue, evidentemente, hai vinto in partenza.

16. Cross - Antonio Candreva

UC Sampdoria v Udinese Calcio - Serie A
Antonio Candreva / Getty Images/GettyImages

Qual è il segreto per riuscire nell'antica arte del cross? Per qualcuno sarà il tempismo, per altri sarà la precisione, qualcuno penserà che si tratti fondamentalmente di avere i compagni in grado di raccogliere anche i traversoni più velleitari. Ma il vero segreto lo conosce solo Antonio Candreva: è crossare sempre, da ogni parte del campo, in ogni momento della partita, preferire il cross a qualsiasi altro gesto tecnico o attività che un essere umano può compiere nel corso della giornata.

C'è un avversario a 5 centimetri? Non fa niente. Siamo nella metà campo avversaria? Quisquiglie. Sono partito in contropiede e non c'è nessuno dei miei compagni in area? Pace. Questa è la mentalità giusta: 106 cross tentati, una certa parte di questi anche riusciti, e gli avversari ancora lì a pensare cosa fare del pallone.

17. Velocità - Victor Osimhen

Victor Osimhen
Victor Osimhen / Giuseppe Bellini/GettyImages

Nessuno sa in cosa consista questo gioco ma tutti hanno una gran fretta di parteciparvi. C'è Hakimi che esce di casa a Parigi sbattendo la porta e lasciando dietro di sé una scia di polvere, c'è Theo Hernandez che parte seguito da Cuadrado, Karsdorp si invola sulla destra spazzando via chiunque passi di lì, Muriel parte ma non ha alla fine questa gran voglia e dopo un po' si ferma a prendere fiato.

Nessuno però scoprirà di che si tratta se non Osimhen, arrivato ore prima degli altri e già rientrato a casa quando i concorrenti inizieranno a presentarsi al campo.

18. Tiro da fuori - Josip Ilicic

Josip Ilicic
Josip Ilicic / Gabriele Maltinti/GettyImages

C'è tanta voglia di mettersi in luce in quest'ultimo gioco, le motivazioni sono al massimo e lo si legge sul volto dei concorrenti. C'è tensione per Milinkovic-Savic, che vuole ripetersi dopo essere sopravvissuto al gioco delle punizioni, c'è Theo Hernandez che sa di poter fare male col suo sinistro, così come un Malinovskyi che promette conclusioni secche e velenose.

Tutti hanno intenzione di uscirne vincitori, si sistemano il pallone sempre più lontano, con aria di sfida. A un certo punto però si trovano superati da un pallone che vola verso l'angolino colpito chissà da dove, si voltano e vedono Josip Ilicic andarsene lentamente, con le mani in tasca, come se avesse fatto la cosa più naturale di questo mondo.


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