Il caso DAZN: la folla coi forconi e il cabaret, assestamento non fa rima con abbonamento

Matteo Baldini
DAZN
DAZN / Soccrates Images/Getty Images
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Toglietemi tutto ma non il pallone, potremmo dire parafrasando l'efficace slogan di uno storico spot. La diatriba tra il popoloso pubblico del calcio e DAZN, piattaforma che detiene i diritti in esclusiva per l'intera giornata di Serie A, ha permesso e sta permettendo di portare a galla due dei principali caratteri distintivi che tratteggiano la mitologica figura dell'italiano medio: da un lato quella inesauribile sete di pallone, oggetto di culto impossibile da sottrarre senza andare incontro ad una folla inferocita e armata di forconi, e dall'altra parte una capacità inimitabile di abbinare l'indignazione all'ironia, come continuo contraltare, nell'impossibilità di restare seriosi anche quando si tratta di inveire.

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DAZN, nell'occhio del ciclone / Soccrates Images/Getty Images

Ecco dunque che i profili social di DAZN diventano palcoscenici, valvole di sfogo impareggiabili e sedi ideali per tirare su un dramma oppure per provare a renderlo commedia, così come si conviene di fronte alle derive più surreali e grottesche della realtà. La promessa di trasmettere efficacemente e senza intoppi la prima giornata di Serie A è passata in cavalleria, tra caricamenti infiniti e immagini in qualità scadente, ma di fatto DAZN si è presa la ribalta con sorprendenti intenti cabarettistici, andando a trovare una concorrenza nello Zelig dei primi tempi, in cui giovani comici della scena milanese iniziavano a far parlare di sé.

In un panorama di intrattenimento così frastagliato diventa dunque consolante avere uno spazio a cui affidarsi quando si ha voglia di farsi una risata: "Grazie DAZN, ieri mi è sembrato di tornare bambino grazie a quelle splendide immagini sgranate che mi ricordavano gli anni '80" o "Mi dissocio dalle critiche: è ottimo per chi va allo stadio e dopo vuole rivedere la partita, quando sono tornato a casa Napoli-Venezia era al 20esimo e ho rivisto tutto con calma. Grazie". Ma anche: "Siete stati quasi perfetti, mi permetto di suggerire la trasmissione delle partite in bianco e nero per raggiungere la perfezione assoluta" o "Penso di essere stato l'unico a non avere problemi con DAZN, dato che non ho DAZN". Parliamo di centinaia o migliaia di commenti che vanno dal surreale all'inferocito, dall'indignato al rassegnato, percorrendo le infinite sfumature di chi si trova, smarrito, a guardare rotelle di caricamento che girano anziché il più desiderabile pallone.

Diletta Leotta, Federico Balzaretti
Leotta e Balzaretti / Giuseppe Bellini/Getty Images

Le rivolte social e l'accanimento di massa, per quanto comprensibili alla luce dei disagi, fanno sì che (al di fuori del circolo dei calciofili) tutto si riduca a una macchietta, alla riproduzione di quell'italiano medio indifferente a tutto se non al pallone, capace di restare attratto dalla sfera rotolante anche in mezzo alle rovine o di fronte all'apocalisse. Eppure, scavando oltre le reazioni più o meno di pancia, emerge un dato degno quantomeno di riflessione con cui fare i conti: i diritti per la trasmissione in esclusiva della Serie A, fatta eccezione per tre partite in coabitazione con Sky, sono in mano a chi al momento non riesce a garantire un servizio pienamente soddisfacente, a prescindere da quelli che possono essere i problemi tecnologici a monte (slegati dunque dal rapporto contrattuale tra DAZN e l'utente).

Parlare di un logico periodo di assestamento, come ha fatto la stessa DAZN nella nota successiva alle critiche, potrebbe avere un senso all'interno di un ipotetico anno di prova, in cui lo streaming va ad affiancarsi in modo pionieristico (quindi non dispendioso per l'utente o comunque non esclusivo) a situazioni già collaudate e sostenibili. Poco si confà, invece, la logica dei pionieri a quella più automatica dei 20-30 euro mensili, affatto sperimentali ma piuttosto concreti. Illogico accostare la logica dell'assestamento a quella dell'abbonamento, è un mero discorso di tempi che non collimano e di accordi tra le parti, dove una di queste, l'utente finale, si trova in balia di un "cambiamento senza precedenti" (citando DAZN) senza averlo mai richiesto, divenendone vittima e certo non protagonista, se non come stand-up comedian virtuale pronto a intrattenere la piazza social, strappandole amare risate.


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