Roma

La Roma spegne 94 candeline: i momenti più importanti nella storia giallorossa

Andrea Gigante
I tifosi giallorossi
I tifosi giallorossi / SOPA Images/Getty Images
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Allo scoccare della mezzanotte, le strade del centro della Capitale sono state improvvisamente avvolte da una nube giallorossa. Gli ignari turisti si sono chiesti da dove provenisse tutto quel fumo e a un certo punto hanno notato in Piazza del Popolo un gruppo di persone intente a cantare a squarciagola.

Già dalla serata di ieri, molti tifosi giallorossi si sono infatti radunati per festeggiare i 94 anni della Roma e con fumogeni e cori hanno animato le deserte vie del centro storico.

I primi anni

Era infatti il 22 luglio 1297 quando in Via Forlì 16, Italo Foschi sottoscrisse il primo ordine del giorno della neonata AS Roma. La società giallorossa è nata dalla fusione di 3 club della Capitale, Alba Audace, Roma e Fortitudo Roma, che avevano come scopo quello di colmare il gap tecnico ed economico che separava le squadre del nord da quelle del centro-sud, soprattutto in vista della nascita di un campionato a girone unico.

Sin da subito, i capitolini si impongono nelle zone alte nella classifica e, dopo aver raggiunto una finale di Coppa Italia nel '37, nel 1942 riescono già a vincere il loro primo Scudetto. Tuttavia la fine degli anni '40 fu un periodo difficile per i giallorossi e, tra mille polemiche, arrivò addirittura la prima retrocessione in Serie B nella stagione 1950-51.

L'anno seguente viene nominato Presidente Renato Sacerdoti, che già negli anni '30 aveva ricoperto tale carica, ma che, in quanto ebreo, era stato costretto a dimettersi per colpa delle leggi razziali. Con Sacerdoti, la Roma torna subito nel massimo campionato.

Gli anni '60-'70

Il decennio dei '60 vide i giallorossi precipitare in una forte crisi economica, complici campagne acquisti troppo onerose che poi non hanno portato a grossi risultati sportivi. Infatti, gli unici titoli conquistati dai capitolini sono due Coppe Italia (1963-63 e 1968-69). Per risolvere i problemi finanziari, il Presidente Franco Evangelisti decise di trasformare il club in una società per azioni.

Negli anni successivi, complici le cessioni dei propri giocatori migliori, la Roma v iene ribattezzata Rometta. Prima dell'exploit degli '80, i giallorossi oscillano nelle posizioni di media classifica.

L'era di Nils Liedholm

Con l'arrivo di Dino Viola alla presidenza, la squadra viene affidata allo svedese Nils Liedholm. Il Barone porta la Roma a vincere due Coppe Italia consecutive, ma soprattutto lo Scudetto 1982/83.

L'anno successivo si registra però il più grande rimpianto della storia giallorossa. Arrivati in finale di Coppa dei Campioni, Di Bartolomei, Conti e Graziani si devono arrendere al Liverpool e perdono la possibilità di alzare la Coppa dalle Grandi Orecchie proprio allo Stadio Olimpico.

La Roma dei Sensi

Dopo la morte improvvisa di Dino Viola, la società viene acquistata da Franco Sensi che, nonostante i numerosi acquisti, non riesce a vincere sin da subito. Per il neo-presidente giallorosso si riveleranno decisive tre scelte:

  1. Non cedere Francesco Totti in prestito nel 1996.
  2. Affidare la panchina a Fabio Capello nel 1999.
  3. Sborsare 70 miliardi per Gabriel Batistuta nel 2000.

Grazie a queste tre mosse frutto di intuizioni e desiderio di vittoria, i giallorossi conquistano il loro terzo Scudetto e la Supercoppa del 2001.

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Il gol di Totti che ha sugellato il terzo Scudetto / GABRIEL BOUYS/Getty Images

Nel 2005 la Roma passa sotto la guida di Luciano Spalletti. Con l'allenatore toscano, i giallorossi vincono quelli che sono ancora oggi gli ultimi titoli della loro storia, due Coppe Italia (2006-07 e 2007-08). In questo periodo, i capitolini soffrono particolarmente l'exploit dell'Inter, arrivando in diverse occasioni alle spalle dei nerazzurri in Serie A.

Le presidenze straniere e le speranze per il futuro

Succeduta alla presidenza in seguito alla scomparsa del padre, Rossella Sensi decide di vendere la società. Nel 2011 la Roma passa quindi nelle mani degli americani. Dopo una breve (triste) parentesi con Thomas Di Benedetto, è James Pallotta a prendere le redini del club.

Nonostante le contestazioni e le critiche per le cessioni dei giocatori migliori, la Roma di Pallotta riesce in più occasioni a qualificarsi in Europa e nel 2018 accede alle semifinali di Champions League dopo aver clamorosamente eliminato il Barcellona. Dopo il 4-1 del Camp Nou, ai ragazzi di Di Francesco è infatti servita un'impresa per passare il turno e il 3-0 del ritorno è ad oggi una delle partite più mitiche nella storia del club.

L'estate scorsa, James Pallotta riesce a vendere la società alla famiglia Friedkin, anch'essa americana. Dopo un anno di transizione, in questa sessione di mercato, Dan e Ryan Friedkin intendono rinnovare l'intero ambiente giallorosso. Il primo passo è stato rivolto verso un cambio di mentalità: a questo proposito, è arrivato José Mourinho in panchina, uno che a vincere ci è abituato.

La nuova proprietà ha rivelato più volte di non cercare un traguardo immediato e isolato, ma di voler porre le basi per un progetto sostenibile e a lungo termine, Una strategia che se dovesse funzionare, collocherebbe la Roma tra i migliori club al mondo.


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