Calcio estero

La ricetta di Xavi per risollevare le sorti del Barcellona

Matteo Baldini
Xavi, il ritorno
Xavi, il ritorno / David Ramos/GettyImages
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La crisi del Barcellona non può essere spiegata solo da una classifica deficitaria e dai risultati deludenti ottenuti fin qui, con un decimo posto nella Liga e ben 11 punti di distacco dalla Real Sociedad capolista.

Il campo e i suoi verdetti sono insomma il risultato di falle più profonde, di ferite complesse da rimarginare: l'addio di Leo Messi tra le lacrime, un addio tanto storico quanto inesorabile nelle dinamiche che lo hanno provocato, una gestione scellerata delle risorse del club e una serie di errori di mercato fatali, il tutto inserito in un contesto già critico per tante big del calcio europeo (tra mancati introiti dovuti al Covid e più radicati problemi di sistema).

Xavi Hernandez
Il bentornato a casa dedicato a Xavi / Quality Sport Images/GettyImages

Le due sconfitte consecutive contro Real Madrid e Rayo Vallecano hanno fatto sì che l'avventura di Koeman sulla panchina blaugrana arrivasse a conclusione, un epilogo che da tempo sembrava già scritto e un rapporto che pareva scricchiolare (a dir poco) anche quando l'olandese veniva poi riconfermato in panchina.

L'uomo del rilancio e della risalita in classifica è stato individuato in Xavi, non certo uno qualsiasi per il Barcellona: adesso, dopo le partite con Sergi Barjuan alla guida ad interim, sarà l'ex centrocampista a dover trovare il bandolo della matassa, a dover scoprire la ricetta per superare le difficoltà.

Doveva andare così

Xavi non sarà mai un nome qualsiasi per il Barcellona, basti pensare in tal senso alla storia calcistica vissuta quasi interamente in Catalogna (con la sola parentesi conclusiva all'Al-Sadd) e ai numeri impressionanti collezionati coi Blaugrana: 767 presenze e 85 gol, tali da renderlo il secondo giocatore con più presenze nella storia del club, alle spalle di Messi, e il primo per presenze nelle coppe europee con la maglia del Barcellona.

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Pedri e Ansu Fati / LLUIS GENE/GettyImages

Limitarsi ai numeri però non spiegherebbe per intero il senso di un simile ritorno, un vero e proprio ritorno a casa a 6 anni di distanza dalla fine dell'esperienza da calciatore nella Liga. Il Barcellona prova a ripartire dall'identità e a riconnettersi con un DNA che nel corso degli ultimi anni pareva come minimo annacquato, asservito a infatuazioni costose di mercato e a logiche non più coerenti col periodo d'oro iniziato nel 2008 sotto la guida di Guardiola.

Il desiderio di riallacciare il discorso identitario si può riscontrare sia nella qualità dei giocatori che si stanno facendo strada, partiti dalla Masia, che nell'investimento fatto per blindare Pedri e Ansu Fati (con tanto di clausole da capogiro), senza contare l'ascesa dell'altro gioiello Gavi. Il ritorno di Xavi è dunque un nuovo tassello nella ricerca di quello spirito perduto, individuato come unica strada per risalire.

Le 10 regole di Xavi

La necessità di ritrovare un'identità data per persa passa prioritariamente, come sostenuto dallo stesso Xavi, da un equilibrio e una disciplina basilari all'interno di un club e di una squadra: non si tratta di mere indicazioni o di parole vuote, non mancano infatti concrete manifestazioni del pensiero del nuovo allenatore, diktat veri e propri da cui ripartire.

Si tratta di regole legate al comportamento dei tesserati e al rispetto di determinati paletti che, secondo Xavi, risultano decisivi poi per il successo sportivo: il limite orario per l'arrivo al campo sportivo sarà entro le 9.30, un'ora e mezza prima dell'inizio della seduta; lo staff dovrà arrivare 2 ore prima dell'inizio dell'allenamento; i giocatori dovranno pranzare solo nella mensa del club e seguire una dieta studiata dai nutrizionisti; saranno presenti sanzioni per chi non rispetterà un codice interno di condotta commettendo troppi falli (anche in allenamento); ci sarà scarsa tolleranza per i ritardi e multe a salire per chi non arriverà in orario.

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Xavi all'Al Sadd / KARIM JAAFAR/GettyImages

Ma non finisce qui: i calciatori in prossimità delle partite dovranno rientrare a casa non dopo la mezzanotte; il posto in squadra passerà dall'impegno quotidiano in allenamento e non da gerarchie prestabilite; Xavi e lo staff monitoreranno anche lo stile di vita dei calciatori al di là di partite e allenamenti, senza apprezzare dunque troppi viaggi privati o un eccessivo numero di distrazioni rispetto al campo; saranno vietate le attività potenzialmente rischiose per l'incolumità dei giocatori; infine i giocatori saranno tenuti a rappresentare al meglio l'immagine del club, nel rapporto coi tifosi, evitando atteggiamenti controproducenti.

Come giocherà il Barcellona di Xavi

Passando alle cose di campo rimane valido il discorso identitario già tracciato, un auspicio che però dovrà ovviamente fare i conti con le qualità della rosa a disposizione del tecnico e con gli infortuni che stanno in effetti penalizzando la squadra.

A cavallo tra il 2020 e il 2021, alla guida dell'Al Sadd, Xavi ha iniziato a utilizzare con una certa continuità il 3-4-2-1 ma per il momento appare improbabile che il nuovo tecnico blaugrana voglia tentare questa strada anche al Barcellona. Sia osservando quanto accaduto fin qui con Koeman che l'esperienza di Xavi all'Al Sadd, al di là della recente virata verso la difesa a tre, possiamo individuare il 4-2-3-1 e il 4-3-3 come prevedili capisaldi da cui ripartire. Nessuna rivoluzione a livello di modulo, su un solco comunque già tracciato, ma tanta voglia di riportare in auge quel che con Guardiola divenne il marchio di fabbrica: ruolo centrale dei giovani prodotti della Cantera e dominio del gioco, con capacità di muovere palla rapidamente e di arrivare in area con fitte reti di passaggi, senza mai sprecare il possesso.

Frenkie De Jong
Demelé, De Jong e Depay / BSR Agency/GettyImages

Idee che passeranno, come detto, anche dal recupero degli infortunati: davanti a Ter Stegen agiranno Piqué ed Eric Garcia, con Dest e Jordi Alba sulle fasce; Busquets e De Jong rappresenteranno il raccordo decisivo tra difesa e centrocampo, con Pedri che potrebbe agire più avanzato sulla trequarti oppure nel terzetto. In caso di 4-3-3 Gavi potrebbe ritagliarsi uno spazio importante, ferma restando la titolarità dei tre già citati. In avanti Depay sarà il terminale offensivo, con Ansu Fati chiamato finalmente ad esplodere e a superare gli infortuni e con uno tra Dembelé e Coutinho a completare il reparto in attesa del rientro di Aguero (fermo per i problemi cardiaci emersi nelle ultime settimane).


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