Serie A

La retorica Scudetto e il gioco delle pressioni: c'è chi ha più ragione di altri

Matteo Baldini
Allegri e Inzaghi
Allegri e Inzaghi / Alessandro Sabattini/GettyImages
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Può succedere che un oggetto del desiderio, per un perverso ribaltamento comunicativo, diventi tabù prima che ossessione: la logica dell'equilibrio e quella della scaramanzia fanno sì che, di fatto, il gioco delle conferenze stampa e delle dichiarazioni tramuti la corsa Scudetto in Serie A in una sorta di palla avvelenata da cui fuggire, una situazione di sponde e di rimbalzi che, talvolta, tradisce un mero approccio strategico più di una sincera e spassionata valutazione.

Equilibrio e scaramanzia come potenziali guide, dunque, ma non finisce qui e, anzi, il succo del discorso si trova altrove: è puramente un discorso di pressioni che si spostano, della volontà di lasciare che sia l'altro a sentire addosso il peso di un obiettivo e che invece, in casa propria, si mantengano tutte le virtù di entusiasmo e leggerezza, senza assilli che si tramutino in trappole mortali.

Stefano Pioli
Stefano Pioli / Giuseppe Cottini/GettyImages

Una classifica virtuale

Considerando le squadre che occupano attualmente i primi quattro posti, dunque Milan, Inter, Napoli e Juventus possiamo scoprire meccanismi retorici differenti da parte dei rispettivi tecnici, dall'approccio più tendente alla prudenza a quello più smaliziato e audace, fino all'emblematico pragmatismo di Massimiliano Allegri. Tutti approcci leciti e ovviamente validi per mandare un messaggio diretto all'esterno e uno, ancora più forte, al proprio stesso gruppo ma, in fin dei conti, gli strumenti della retorica e delle pressioni da spostare permettono anche di comprendere dove la prudenza sia eccessiva e dove, al contrario, sia figlia del realismo.

Soffermandoci, in ordine di classifica, su Stefano Pioli notiamo come nel suo caso il meccanismo parta già da un fattore chiave: "delegittimare" la classifica stessa e definirla virtuale anziché reale. In sostanza, in virtù del diverso numero di sfide disputate e del rinvio di Bologna-Inter, il tecnico rossonero sottolinea come osservare la classifica oggi non permetta analisi valide e oggettive. In senso stretto è difficile dargli torto, non è questione d'interpretazioni, ma chiaramente l'insistenza con cui si ribatte su quel punto, insieme all'individuazione dei nerazzurri come favoriti assoluti, fanno totalmente parte del suddetto gioco di pressioni, così come la voglia di inserire la Juventus effettivamente nel lotto delle pretendenti al titolo.

Simone Inzaghi
Simone Inzaghi / Francesco Pecoraro/GettyImages

Prudenza, pragmatismo e coraggio

Scalando di una posizione e trovando dunque l'Inter di Simone Inzaghi scopriamo come il tecnico nerazzurro s'iscriva tutto sommato allo stesso partito di Pioli, con tutta la volontà di allargare il discorso Scudetto a un ampio raggio di squadre e di trasmettere dunque pressione su tutte le rivali, volendosi liberare dello scettro di squadra obbligata a vincere. Stesso discorso per quanto riguarda l'iscrizione della Juve al lotto di pretendenti: già un mese fa, con la striscia positiva bianconera che non aveva ancora raggiunto le dimensioni attuali, l'allenatore nerazzurro affermava di credere alle possibilità juventine di rimonta.

E a proposito di Juventus scopriamo, senza sorpresa, quanto Max Allegri si riveli maestro di pragmatismo e realismo: la sua presa di distanza dalla corsa Scudetto segue senz'altro l'analisi dei precedenti storici, con la consapevolezza di dover attendere troppi passi falsi delle rivali per poter realmente sperare nell'impresa (partendo dal quarto posto).

Massimiliano Allegri, Luciano Spalletti
Allegri e Spalletti / Nicolò Campo/GettyImages

In questo senso, l'unico, la retorica si accompagna dunque a un fondamento logico piuttosto ingombrante. Risulta poi chiaro come, dati i presupposti iniziali, già rendere salda una posizione tra le prime quattro sia divenuto effettivamente un obiettivo per cui valga la pena lottare, senza dover spostare l'asticella in modo forzato (contando anche sul parallelo impegno in Champions).

Luciano Spalletti si colloca infine al di fuori, a livello mediatico, dal gioco delle pressioni da spostare sugli altri: un po' in linea col suo motto "uomini forti destini forti, uomini deboli destini deboli" il tecnico di Certaldo non ricorre al nascondiglio strategico, al profilo basso a tutti i costi e, al contrario, si crogiola nel sogno e della suggestione di un Napoli desideroso di restare in corsa per lo Scudetto, non un tabù - dunque - ma un desiderio da cullare fino alla fine o comunque fino a quando la matematica lo permetterà.


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