Fiorentina

Proprietà, Italiano e Torreira: la delicata ricerca di un equilibrio

Matteo Baldini
Tifosi viola
Tifosi viola / Gabriele Maltinti/GettyImages
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Partiamo dalle ovvietà, per toglierle subito dal tavolo: l'impatto di Lucas Torreira sulla Fiorentina, in senso tecnico-tattico ma anche sull'ambiente viola, è stato dirompente, tanto potente da lasciare adesso un vuoto in entrambi gli spazi considerati, per l'appunto il campo così come il rapporto - in equilibrio sempre precario - tra tifoseria e proprietà.

Lucas Sebastián Torreira Di Pascua
Torreira / Gabriele Maltinti/GettyImages

In questi giorni, anche al netto dei risultati sportivi, il volto della proprietà stessa appare quello sinistro e malevolo che toglie il giocattolo a chi si sta ancora divertendo, che tarpa le ali di chi - ammiccando a un romanticismo d'altri tempi - prova a innamorarsi di nuovo di un singolo.

Un impatto reso dai numeri, con un contributo peraltro inatteso a livello realizzativo in un momento decisivo della stagione, ma che si spiega ancor di più nel volto diverso che la squadra ha saputo assumere con Vincenzo Italiano alla guida: è chiaro come un elemento che abbina intensità e qualità, ordine e capacità d'inserimento, risulti merce rara e tanto preziosa per una squadra tutt'altro che conservativa, aggressiva e arrembante per sua natura.

Il corto circuito

Il raccordo tra difesa e centrocampo, da un lato, ma anche doti da leader e sorprendenti sortite offensive: aspetti che, nel giro di poco tempo, hanno condotto la tifoseria gigliata ad assecondare uno slancio romantico ormai dimenticato (reso poi esplicitamente con un coro personalizzato, evento più unico che raro nel vivo della Fiesole).

Di fatto quello di Italiano e quello di Torreira sono i volti che, più degli altri, hanno permesso alla piazza gigliata di riscoprire l'entusiasmo per quanto avviene sul campo, di riconoscersi nuovamente in una squadra da troppo tempo opaca e timida. Il corto circuito si genera anche qui e qui nasce appunto l'urgenza di individuare un punto di equilibrio: l'indiscrezione del TGR Rai in merito alla lite tra Italiano e Torreira come concausa del mancato riscatto, o comunque di un rapporto divenuto via via più ostico, mette una contro l'altra le due facce della rinascita viola, generando un ovvio conflitto.

Un solo racconto

Il paradosso, poi, è che in mezzo alla contesa tra un tecnico e un giocatore - con tanto di ambiguo riferimento social di Torreira a qualcuno che "si è comportato male" - a rimetterci mediaticamente sia, ancora una volta, la proprietà. Torreira e Italiano dunque, con tanto di voci sull'aumento richiesto dal tecnico, restano figure tutto sommato "vergini" agli occhi della piazza mentre Commisso, Pradè e Barone finiscono inesorabilmente sul banco degli imputati. Una deriva certo non insolita nelle cose di calcio, anche in altre realtà, che a Firenze trova però spesso un apice, la vera quintessenza del rapporto città-società.

Lucas Torreira
Torreira / Giuseppe Cottini/GettyImages

Esiste però, a fronte di un pregiudizio persino ingeneroso verso le proprietà di turno, un elemento che sa di peccato originale: il silenzio. Torreira e il suo entourage hanno fornito versioni, hanno parlato a lungo e in diverse sedi, il club dal canto proprio si è trincerato appunto nel silenzio e non ha fin qui fornito un racconto alternativo degli eventi, portando inesorabilmente la piazza (già infatuata dell'uruguaiano) a sposarne unanimemente la versione.

Giocatore come vittima, che ha fatto di tutto pur di restare, e società miope e avara che, in sostanza, non è stata in grado di apprezzare lo sforzo di Torreira: una versione parziale, al di là del merito, che richiede ora più che mai un'altra campana, un'altra faccia della medaglia che aiuti a comprendere la nascita di un corto circuito dalle conseguenze pesanti, sul campo come fuori.


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