Fiorentina

Perché l'ambiente viola è scettico su Rolando Mandragora?

Matteo Baldini
Mandragora
Mandragora / Jonathan Moscrop/GettyImages
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In mezzo a nomi che infiammano o perlomeno scaldano la piazza, soffermandoci sulle prospettive di mercato della Fiorentina, è emersa nei giorni scorsi una novità che - in modo altrettanto evidente - ha generato mugugni e fatto storcere il naso a più di un tifoso.

Se insomma nomi come Jovic e Dodò lasciano immaginare una calda accoglienza, tutta la voglia del caso di mettere la sciarpa viola ai potenziali nuovi acquisti, il discorso appare ben diverso pensando a Rolando Mandragora e alla possibilità di un suo arrivo in viola a titolo definitivo, dalla Juventus, per una cifra vicina ai 10 milioni di euro.

E, no, non si tratta della mera ritrosia (ormai anche anacronistica) verso gli affari conclusi con la Vecchia Signora ma, a tutti gli effetti, c'è uno scetticismo che trare origine altrove. Proviamo a capire per quale motivo la tifoseria viola non appare, sulla carta, così ben disposta verso l'arrivo del centrocampista classe '97.

Rolando Mandragora
Mandragora al Toro / Alessandro Sabattini/GettyImages

Effetto Torreira

L'aspetto più eclatante, quello che reclama attenzione, si lega in modo diretto al profilo di Lucas Torreira e ai rimpianti che il nome dell'uruguaiano suscita nel popolo gigliato: del resto, proprio quando la Fiorentina pensava di aver trovato un leader e un punto di riferimento, la rottura col giocatore e il mancato riscatto dall'Arsenal sono emersi come il proverbiale fulmine a ciel sereno, in grado anche di intaccare i rapporti tra piazza e proprietà.

Sofian Kiyine, Lucas Torreira
Lucas Torreira / Gabriele Maltinti/GettyImages

In questo senso diventa anche complesso accusare o biasimare chi non si lascia trascinare dall'entusiasmo: il profilo di Torreira, a oggi, rimane comunque diverso rispetto a quello di Mandragora, uno status che si lega sia a quanto dimostrato sul campo che ai club in cui i due giocatori hanno militato. Inoltre, ed è l'aspetto principale da considerare, la piazza ha ancora negli occhi il contributo di garra, di tecnica e di inedita efficacia sotto porta regalato dall'uruguaiano, faticando dunque a immaginare qualcun altro nei suoi panni.

Un nome poco esotico

Torniamo poi su una questione spesso citata in ottica mercato, valutando le reazioni e l'impatto mediatico di un nome rispetto a un altro: i suoni esotici e i cognomi che tradiscono una provenienza straniera hanno un fascino che, a quanto pare, non può essere esercitato con la stessa potenza da un calciatore italiano.

La parabola sportiva vissuta da Mandragora, dalle iniziali difficoltà ad affermarsi a una crescita meno dirompente di quanto si potesse immaginare nei primi anni, non appare dunque così accattivante o affascinante agli occhi del tifoso, anche al di là di valutazioni logiche di natura tecnica e tattica.

Infortuni e continuità

Un altro aspetto che Mandragora porta con sé, una sorta di macigno con cui fare i conti, riguarda una condizione fisica che spesso è risultata essere il vero e proprio freno all'affermazione completa e alla continuità necessaria (anche al di là del grave infortunio al crociato che lo ha tenuto fuori per larga parte del 2020).

Anche nell'ultima stagione non sono mancati gli stop, è rimasto fermo ad esempio da metà ottobre a metà dicembre per una lesione al menisco, ed è dunque scontato che i suoi probabili prossimi tifosi si preoccupino per la frequenza con cui Mandragora è stato tenuto ai box da problemi fisici.

Regista oppure no?

Ultimo ma non ultimo, tra gli aspetti che portano la piazza gigliata a non accogliere con troppa enfasi Mandragora, è il discorso legato alla sua collocazione nel 4-3-3 di Italiano. Partendo anche da un dato: il 4-3-3 non è certo un modulo in cui Mandragora è abituato a giocare, avendo spesso occupato negli ultimi anni il ruolo di mezzala nel 3-5-2 o di interno in un centrocampo a quattro (a Udine come a Torino).

Per trovarlo davanti alla difesa (nel 4-3-3 o nel 4-3-1-2) occorre tornare alla stagione di Crotone, la prima da titolare in Serie A, oppure addirittura alla stagione 2015/16 a Pescara quando, scherzi del destino, Mandragora si alternava proprio con Torreira per il ruolo di vertice basso del rombo di centrocampo. I dubbi sulla sua collocazione, se come regista o come mezzala, portano il tifo viola a chiedersi se Mandragora arrivi come titolare (da affiancare ad Amrabat e Bonaventura) o se vada visto come alternativa ad Amrabat per giocare davanti alla difesa.


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