Perché il muro contro muro tra Fiorentina e Nico Gonzalez non giova a nessuno

Matteo Baldini
Nicolas Gonzalez
Nicolas Gonzalez / MB Media/GettyImages
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Il rapporto tra un calciatore e la propria Nazionale, soprattutto in occasione di grandi competizioni internazionali, rappresenta per certi versi croce e delizia all'interno del percorso professionale del giocatore stesso: essere chiamato a dare tutto per il proprio Paese è, soprattutto in certe latitudini sportive, la quintessenza del sogno, la vetta massima a cui ambire anche a prescindere da quel che accade con il club di appartenenza, quello che detiene il cartellino e che prosaicamente paga lo stipendio.

Accanto al lato del sogno, del coronamento di un desiderio che parte da lontano, appaiono però le insidie: conflitti tra Federazioni e club, condizioni fisiche precarie che peggiorano su spinta dei tanti impegni, botta e risposta piccati tra staff medici, senza che sia così agevole trovare una visione limpida della situazione.

Presenza part-time

Quanto accaduto a Nico Gonzalez, del resto, racconta in modo chiaro la natura conflittuale e doppia del rapporto tra un calciatore e la sua Nazionale: dal sogno di un Mondiale alla disillusione del ritorno a casa, per l'ennesimo infortunio. Al di là dei processi e delle colpe rimbalzate da una parte all'altra, però, resta ora da capire come si tradurrà la questione nel prossimo futuro viola: la Fiorentina, nella stagione 2022/23, ha già fatto a meno dell'argentino in 7 partite di Serie A e in 13 complessive (contando anche la Conference League) e lo ha avuto a disposizione soltanto part-time, per pochi spezzoni di partita.

Spezzoni in cui l'argentino ha dimostrato del resto quanto la sua presenza possa contare per le sorti viola: 4 gol in 10 partite per lui, una media importante soprattutto considerando che soltanto in 3 occasioni è partito dal primo minuto. Il peso specifico di Nico Gonzalez per i viola, a livello tecnico, è soltanto uno dei motivi per cui immaginare uno scontro con la società appare un'ipotesi deleteria, da scongiurare quanto prima: si tratta del calciatore più pagato della storia gigliata, ben 27 milioni di euro, e lasciarlo partire adesso - dopo una prima parte di stagione penalizzata dagli infortuni - sarebbe un vero autogol e condurrebbe la Fiorentina a dilapidare parte dell'investimento fatto.

Nicolas Gonzalez
Nico contro il Twente / BSR Agency/GettyImages

Uno strappo da evitare

Anche da parte della piazza, globalmente avvelenata verso un calciatore che ha dato l'impressione di votarsi più all'Albiceleste che non al club, occorrerà una buona dose di pazienza e pragmatismo: i viola non possono permettersi di vedere Nico come un separato in casa, come un corpo estraneo pronto a partire, non possono considerare lo scontro come soluzione ideale.

Il tutto anche sottolineando quanto gli equilibri attuali dei viola poggino su basi estemporanee: nessuno si sarebbe aspettato, ad esempio, l'exploit di Kouamé e la sua nuova vita in viola come esterno alto a sinistra. Poter contare su Gonzalez da gennaio, ricucendo il rapporto con la tifoseria e convincendo Italiano, è una chiave fondamentale per la seconda parte della stagione: oltre al numero di gol forniti alla causa, del resto, l'ex Stoccarda si rivela uno dei calciatori più capaci di saltare l'uomo e di guadagnare punizioni dell'intero panorama della Serie A, uno dei pochi - in sostanza - a poter fare la differenza.

Il tema tecnico e quello delle valutazioni di mercato, dunque, si fondono e danno un solo risultato: in casa viola sarà vitale fare il possibile per far tornare il sereno sul fronte Nico Gonzalez, senza prolungare il caso e senza prestare il fianco alla frustrazione (da entrambe le parti) che tratteggia il momento attuale.

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