Fiorentina

Perché Gaetano Castrovilli merita il rinnovo con la Fiorentina

Matteo Baldini
Gaetano Castrovilli
Gaetano Castrovilli / Alessandro Sabattini/GettyImages
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Gaetano Castrovilli è vittima di un equivoco e di un paradosso. L'equivoco è quello di un classe '97, 25 anni già compiuti a febbraio, circondato dall'aura di eterno giovane, dall'etichetta di promessa ormai appiccicata addosso e che - di fatto - rende parziale e falsata ogni impressione che lo riguarda. Il paradosso, d'altro canto, è quello di aver vissuto un periodo da protagonista con una Fiorentina opaca e di essere calato proprio nel momento in cui, con Vincenzo Italiano, la Fiorentina ha iniziato a ingranare davvero, sul fronte del gioco e dei risultati.

A livello statistico, pensando al minutaggio e ai numeri offensivi, appare evidente la paradossale involuzione mostrata, quasi come a divenire meno centrale all'interno della squadra nel momento in cui questa ha iniziato a crescere, passando dalla convocazione in Nazionale alla perplessità di tifosi e addetti ai lavori: possibile, del resto, che in una viola meno "squadra" l'individualità di Castrovilli spiccasse in modo più evidente rispetto al contesto, spesso slegato e tutt'altro che armonioso.

Esiste però, all'interno di un apparente percorso poco virtuoso, lo spazio per un riscatto: sono gli spiragli offerti dalle ultime prestazioni, prove di personalità (non ultima quella a San Siro) che stanno trovando proprio in queste ore il possibile rinnovo come miglior premio possibile. Al netto di una prima parte di stagione sotto tono, dunque, vediamo perché la scelta viola di legare ancora Castrovilli a Firenze appare saggia e lungimirante.

Il momento del riscatto

Stagione dai due volti per il classe '97 agli ordini di Italiano, una stagione partita col piede sbagliato che, a conti fatti, si sta risollevando proprio nella fase decisiva. A fronte di numerosi esempi positivi, di giocatori rilanciati del tecnico viola come Duncan o Saponara, Castrovilli appariva come il contrappasso negativo, come un misterioso caso di involuzione: il numero dieci, un numero che certo pesa, ha fornito pochi spunti incoraggianti al di là dell'assist col Torino in avvio di stagione, pensando al girone d'andata, e rispetto alle due stagioni precedenti si è trovato anche a vestire i panni del rincalzo, utile a partita in corso e non dal primo minuto.

L'inversione di rotta però è altrettanto eloquente, sia a livello di minutaggio che di rendimento: nelle ultime sei partite disputate dai viola Castro è sempre partito titolare, contro Sassuolo, Verona, Bologna e Inter - inoltre - è rimasto in campo per 90 minuti, evenienza che non era mai accaduta fin qui nel campionato 2021/22.

Non è però solo un mero fatto di minutaggio: già la sconfitta beffa col Sassuolo aveva regalato un Castrovilli in grande spolvero, vicino anche al gol dalla distanza, poteva essere il classico lampo estemporaneo ma - nelle tre sfide successive - il centrocampista ha trovato ulteriore continuità, ritrovando le giocate che lo avevano portato in Nazionale e rivelandosi dinamico e volitivo in entrambe le fasi. Segnali più che incoraggianti, insomma, in vista di un finale di stagione col sogno europeo ancora in ballo per i viola, pur con un calendario ostico.

Gaetano Castrovilli
Castrovilli in gol / Giuseppe Cottini/GettyImages

La giusta dimensione

Al di là del rendimento nelle ultime uscite, finalmente in linea con le attese, torna in ballo il discorso anagrafico e torna in ballo il passato clamore che circondava lo stesso Castrovilli dopo le prime uscite in Serie A, con tanto di voci di mercato particolarmente prestigiose.

Si tratta di un venticinquenne, di un elemento dunque nel pieno della carriera e non di una promessa che attende di sbocciare: il percorso di Castrovilli, per una questione di coerenza e di dimensione corretta, è perfettamente in linea con quello intrapreso dai viola, un percorso di riscatto e di crescita. Si tratta - in sostanza - di poter tornare grandi insieme, di poter percorrere (e non con un numero qualsiasi sulle spalle) una strada che renda sia Castrovilli che la Fiorentina delle realtà consolidate del nostro calcio.

L'idea di un trasferimento, magari in una piazza già più ambiziosa, rischierebbe di minare quel percorso di crescita sul campo e di spegnere un potenziale idillio in un momento chiave. Un idillio che però, stando agli ultimi movimenti sul fronte rinnovo e alle ultime uscite social di Castrovilli, non appare minimamente in bilico.

L'effetto Italiano

A margine, ma certo valida come motivazione per proseguire insieme, resta il ruolo di Vincenzo Italiano, quel che il tecnico ha insomma dimostrato fin dal suo arrivo a Firenze sia sul fronte tattico che a livello di gestione del gruppo. Italiano è il tecnico giusto per chi deve riscattarsi, operando rotazioni continue e restando del tutto alla larga dall'idea di "titolari inamovibili", l'allenatore ideale per sfruttare un buon momento di forma e per scalare gerarchie che sembravano compromesse (o comunque variate).

Motivatore di uomini dunque, indubbiamente, ma anche allenatore che ha portato la squadra viola su un piano radicalmente diverso rispetto al recente passato: una squadra in cui "tutti sono registi", che permette di esaltarsi e di dare sfoggio delle proprie qualità in modo funzionale a un meccanismo, senza perdersi in individualismi barocchi ma, di fatto, esaltando l'insieme.

Diventa logico, come si sta osservando nelle ultime uscite, quanto un centrocampista tecnico e di qualità come Castrovilli possa integrarsi con Torreira e con un'altra mezzala, pensando anche al modo che le stesse mezzali hanno di alternarsi nell'attaccare lo spazio e nell'inserirsi (tra Castrovilli stesso, Duncan, Bonaventura e Maleh). La visione di gioco e l'abilità nel saltare l'uomo trovano, adesso, una sponda vitale nel dinamismo mostrato nelle ultime uscite: lo stesso Castrovilli ha spiegato tra l'altro il ruolo della mental coach che lo sta seguendo, un momento di crescita che ovviamente Italiano sta sfruttando prontamente.

Vincenzo Italiano, Gaetano Castrovilli
Con mister Italiano / Marco Luzzani/GettyImages

Il rapporto con la piazza

A fare da cornice alle motivazioni ritrovate e alle prestazioni sul campo emerge anche, e non è poco, un rapporto ormai profondo con la città di Firenze, una realtà che di fatto ha "adottato" il ragazzo pugliese fin dal suo arrivo, vedendolo come portatore di quelle qualità tecniche che sulle rive dell'Arno conducono automaticamente al "numero dieci" come timbro di talento, di estetica del pallone, di giocate che scaldano.

Non si tratta però soltanto del rapporto tra un calciatore e la città in cui banalmente milita in un dato momento della carriera, la questione comprende anche il fidanzamento con Rachele Risaliti (ex Miss Italia, pratese e tifosa viola da sempre) e il capoluogo toscano come scenario di vita, come luogo degli affetti e del cuore. Questioni che potrebbero apparire meno dirompenti e calzanti di quelle prettamente tecniche ma che, di fatto, possono avere un loro peso nelle scelte di vita di un calciatore, anche a lungo termine.

La linea societaria

Chiudiamo con un proposito espresso a suo tempo dalla proprietà, fin dall'arrivo di Commisso alla guida del club viola: l'intenzione professata era quella di valorizzare quanto più possibile giocatori italiani e di renderli lo zoccolo duro della Fiorentina, in modo da favorire poi anche l'integrazione di chi viene da mondi calcistici diversi ed è chiamato ad ambientarsi.

Terracciano, Biraghi, Venuti, Bonaventura, Castrovilli, Saponara e Sottil - ma anche un uomo spogliatoio come Rosati - sono il segno della volontà societaria di avere a disposizione un gruppo che sappia trasmettere un senso d'identità a chi arriva. Il rinnovo di Castrovilli, dunque, sarebbe un ulteriore segnale in tal senso, dando continuità al proposito di avere in rosa un nucleo valido (non solo a livello tecnico ma anche umano) di giocatori che conoscono al meglio la piazza e il contesto italiano.


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