Premier League

Perché Amnesty International si oppone al nuovo proprietario del Newcastle

Andrea Gigante
Due tifosi del Newcastle
Due tifosi del Newcastle / OLI SCARFF/GettyImages
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Sono momenti di grande entusiasmo quelli che stanno vivendo i tifosi del Newcastle nelle ultime ore. Migliaia di fan si stanno infatti ritrovando davanti al St. James' Park per festeggiare il cambio di proprietà.

Ieri pomeriggio è arrivata l'ufficialità dell'acquisto del 100% delle quote del club da parte del Public Investment Fund, fondo che fa capo direttamente a Mohammad Bin Salman, principe dell'Arabia Saudita.

I 434 miliardi di patrimonio della nuova proprietà fanno già sognare i tifosi dei Mugpies, speranzosi di un futuro roseo dopo anni di mediocrità. Tuttavia, sulla vicenda è intervenuta Amnesty International che accusa di sportwashing il governo saudita:

Dopo l’acquisizione della squadra del St James’ Park, siamo di fronte a un nuovo caso di sportwashing, ovvero nascondere la grave situazione dei diritti umani nel regno saudita attraverso l’organizzazione di eventi sportivi di rilievo internazionale o il controllo di società sportive di primo piano”, ha dichiarato Sacha Deshmukh, responsabile della sezione AI del Regno Unito.

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La festa dei tifosi dei Mugpies / -/GettyImages

Secondo l'organizzazione, l'ingresso del PIF nella Premier League sarebbe quindi un tentativo di nascondere le numerose violazioni dei diritti umani che ogni giorno si perpetrano in Arabia Saudita. Nel comunicato si parla infatti di carcerazioni arbitrarie nei confronti di chi protesti contro il regime, difenda i diritti delle donne o provi a difendere la minoranza sciita.

Lo stesso Deshmunkh si è poi scagliato contro i vertici della Premier League: “Invece di consentire a chi è implicato in gravi violazioni dei diritti umani di farsi largo nel calcio inglese solo perché ha il portafoglio pieno di soldi, la Premier League dovrebbe cambiare le sue regole sull’acquisizione delle società introducendo criteri sui diritti umani. Lo stiamo chiedendo da tempo e ora è più che mai necessario”.


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