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Milan in Europa: da Regina a Cenerentola, la strada è lunga

Matteo Baldini
Delusione rossonera
Delusione rossonera / Quality Sport Images/GettyImages
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Esistono due possibili bilanci in chiave Milan pensando a quanto accaduto fin qui in Champions League, tirare le somme in maniera univoca e assoluta diventa un'impresa poiché, oggi, la classifica suggerisce qualcosa che il campo (a più riprese) ha provato a smentire.

Zero punti raccolti e soltanto sconfitte, con 3 gol fatti e 6 subiti, ci raccontano di un Milan già costretto a vedere la qualificazione agli ottavi come una chimera, le singole sfide contro Liverpool, Atletico Madrid e Porto fanno invece comprendere quanto si sia fatto sentire il peso dell'inesperienza e quanto, al contempo, il club rossonero si sia tramutato (nel computo del girone) da assoluto riferimento, come società tra le più titolate e prestigiose a livello continentale, a squadra costretta ad aggrapparsi a tutto pur di restare attaccata alla qualificazione, senza alcun occhio di riguardo da parte arbitrale o timore reverenziale scaturito negli avversari.

Una metamorfosi non casuale, certo, che fa capire quanto la strada sia ancora lunga e ricca di ostacoli, anche al di là del miraggio di una qualificazione agli ottavi di questa edizione.

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Il gol del Porto / FERNANDO VELUDO/GettyImages

Facili profezie

Riaffacciarsi dopo sette anni su quel palcoscenico che a lungo ti aveva visto protagonista assoluto, e farlo stavolta da outsider, non era impresa facile neanche sulla carta: Stefano Pioli stesso ha tenuto a ribadire quanto fosse deleterio legarsi alle idee di grandezza di un Milan passato e quanto fosse invece opportuno costruire un nuovo Milan, quello fondato su giocatori che (fino allo scorso 15 settembre) non avevano mai assaporato l'aria della Champions.

Ai nastri di partenza del girone i rossoneri si sono presentati ad Anfield con un gran numero di debuttanti, anche dai nomi eccellenti: Calabria, Romagnoli, Gabbia, Kalulu, Ballo-Touré, Kessié, Bennacer, Tonali, Saelemakers, Daniel Maldini, Rebic e Rafael Leao. Un vero e proprio esercito che raccoglie peraltro elementi centrali in questo Milan, non certo comprimari, soprattutto considerando il periodo trascorso senza che Giroud e Ibrahimovic fossero a disposizione.

E certo l'urna dei sorteggi si è rivelata tutt'altro che magnanima coi rossoneri, mettendo sulla loro strada formazioni rodate, più esperte e che fanno spesso del cinismo un loro marchio di fabbrica, senza alcuna pietà per fisiologici errori di inesperienza. La "tempesta perfetta" insomma per far capire al Milan quanto fosse ripida ed affatto automatica la strada per tornare in cima.

Alexis Saelemaekers, Sandro Tonali, Rafael Leao, Rade Krunic, Theo Hernandez, Brahim Diaz
Esultanza rossonera / Nicolò Campo/GettyImages

Da Regina a Cenerentola

A uno scenario già fosco a priori, tra inesperienza e avversari ostici, è andato ad aggiungersi un aspetto certo non prevedibile che ha trovato nella direzione di gara di Cakir contro l'Atletico Madrid il suo culmine, con un'ulteriore coda in quanto accaduto ieri contro il Porto, col fallo di Taremi non ravvisato da Brych.

Un Milan maltrattato e penalizzato, pur con tutte le corrette ammissioni di colpa per quanto riguarda la sconfitta di ieri, che si trova dunque a vestire gli insoliti panni della Cenerentola europea dopo aver indossato a lungo quelli di prima donna. Pur volendo tener distanti cattivi pensieri, sia chiaro, è evidente come l'identità di un club e il suo peso cambino nel corso dei decenni e degli anni, con un nome da riscoprire col tempo anche per trovare (semplicemente) un trattamento equo e giusto nelle valutazioni.

Cuneyt Cakir, Alessandro Florenzi, Sandro Tonali, Alessio Romagnoli, Pierre Kalulu
Cakir, decisivo in Milan-Atletico / Jonathan Moscrop/GettyImages

Palestra per il futuro

Torna dunque alla mente quanto professato da Pioli, prima ancora dell'inizio del girone: questo dovrà diventare il Milan di Bennacer, di Tonali, di Leao, di Rebic e di tutti quei protagonisti che necessitano ancora di una palestra per rafforzare il proprio nome e la propria caratura, rendendola internazionale e non sentendosi più ospiti.

Per la prima volta il Milan ha raccolto tre sconfitte su tre partite in Europa, i presupposti sarebbero deprimenti se esistesse il modo di tracciare un legame con quella storia ma, adesso, l'errore sarebbe proprio quello di unire tappe infinitamente lontane. Per questa nuova storia la palestra è solo il campo, con tutte le batoste e le difficoltà del caso: le restanti partite del girone, comunque andrà, saranno ulteriori tappe per costruire le fondamenta del futuro e per ricordare (solo a quel punto) cosa si è stati in passato.


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