Le maglie più controverse e criticate del calcio italiano

Juve 2019/20
Juve 2019/20 / Thananuwat Srirasant/Getty Images
facebooktwitterreddit

"Non è bello ciò che è bello...", ci si trova spesso a dire nel giustificare la passione per questo o quell'oggetto generalmente poco apprezzato, e anche prendendo in considerazione le maglie da calcio, vero e proprio cimelio di culto per tifosi e appassionati, non mancano scheletri nell'armadio, scelte criticate e persino contestate.

Fin dagli anni '80, in particolare, sponsor tecnici e main sponsor hanno contribuito a testare soluzioni d'impatto, accostamenti cromatici inediti e tagli netti col passato: quali sono state le maglie più controverse, per diverse ragioni, e criticate del panorama calcistico italiano? Ecco esempi più o meno celebri.

1. Fiorentina 1981/82

Pietro Vierchowod
Il giglio alabardato / Alessandro Sabattini/Getty Images

Il primo esempio preso in considerazione è di certo uno dei più memorabili, per certi versi antesignano di scelte a dir poco originali che sarebbero seguite nei decenni successivi. Il giglio alabardato di fatto riprende l'iniziale di Firenze e dello sponsor JD Farrow's. Inizialmente si sollevò la folla, l'impatto fu traumatico, ma col tempo (ne son serviti di anni) non sono mancati estimatori di quell'esperimento così azzardato.

2. Fiorentina 1992/93

Michael Laudrup
La maglia Lotto con le svastiche / Alessandro Sabattini/Getty Images

Si resta in casa Fiorentina, stavolta all'inizio del decennio successivo rispetto alla maglia JD Farrow's. La Lotto, nella stagione 1992/93 culminata poi con la retrocessione, propose motivi geometrici sulla seconda maglia che, difficile negarlo, rimandavano alla svastica: una soluzione bocciata rapidamente attraverso l'utilizzo, successivo, di una maglia totalmente bianca in sostituzione di quella pensata in origine.

3. Milan 1995/96

Roberto Baggio of AC Milan
Baggio / Shaun Botterill/Getty Images

Le milanesi tornano spesso come protagoniste di questa speciale rassegna, la metà degli anni '90 regalò terze maglie a dir poco curiose sia al Milan che all'Inter. In casa rossonera la terza divisa 95/96, targata Lotto, era tra il grigio e l'azzurro cielo con una sottile striscia orizzontale rossonera e dei rombi bianchi sotto lo sponsor.

4. Napoli dal 2005/06

Mirko Savini, Antonio Nocerino
La "toppa" Lete / New Press/Getty Images

Fin dalla stagione 2005/2006, in alcune apparizioni a fine campionato, il Napoli vide comparire sulle proprie divise azzurre una toppa rossa, quella dello sponsor ufficiale Lete. Il Napoli era ancora in fase di risalita, dalla C1, ma chi pensava che quella novità estetica fosse un solo episodio si sbagliava: di fatto è rimasta una costante fino a quest'anno, di fronte al divieto esplicito della Lega di inserire gli sponsor all'interno di toppe. Le critiche però non si sono fermate, considerato il colore (sempre rosso e non bianco) del main sponsor anche nella stagione 2020/21.

5. Juventus 2011/12

FBL-ITA-SERIEA-SIENA-JUVENTUS
La maglia rosa con la stella / AFP/Getty Images

I ricordi dei tifosi della Juventus, tornando alla stagione 2011/12, non possono che essere lieti: fu l'anno del ritorno allo Scudetto, l'avvio di un ciclo vincente interminabile che solo quest'anno sembra destinato a chiudersi. La maglia in rosa acceso con tanto di enorme stella nera, però, rimase indigesta a tanti: il rosa è parte della tradizione del club, sì, ma quella tonalità non convinceva del tutto.

6. Sampdoria 2012/13

Daniele Gastaldello
Gastaldello in blucerchiato / Marco Luzzani/Getty Images

Stagione del ritorno in Serie A dopo un anno di cadetteria per i blucerchiati. Sorprende trovare qui la Samp, considerando come la maglia blucerchiata sia spesso indicata come una delle più belle in assoluto, ma in quella stagione la banda blucerchiata risultava spostata troppo in alto, una novità che fece storcere il naso ai puristi.

7. Napoli 2013/14

Marek Hamsik
Hamsik e la "mimetica" / Giuseppe Bellini/Getty Images

Il Napoli non è nuovo a critiche mosse dai tifosi alle maglie, non solo per l'ormai storica toppa Lete: anche la scelta di una maglia mimetica in verde militare, da usare in Europa, non trovò una grande accoglienza, risultando per alcuni un'innovazione fine a se stessa e senza un particolare significato legato al mondo azzurro.

8. Verona 2013/14

Iturbe
Iturbe in gialloblu / Dino Panato/Getty Images

Stagione del ritorno in Serie A per l'Hellas, squadra che riuscì a sorprendere grazie al redivivo Luca Toni e a un Iturbe che si fece conoscere al meglio in Italia. Il tono di blu, troppo scuro, non trovò però tutti d'accordo: un riferimento episodico col passato c'era, con una maglia di metà anni '90, ma agli occhi di alcuni non bastava per spiegare un cambiamento così evidente.

9. Milan 2014/15

Andrea Poli
Poli al Milan / Maurizio Lagana/Getty Images

Già con le anteprime in tanti si dissero delusi, una posizione che col tempo si è fatta meno critica anche grazie al riferimento storico con la croce di San Giorgio sul petto di una divisa, di per sé, piuttosto avveniristica. Strisce irregolari per una soluzione inedita che non piacque a tutti, in un derby decisamente curioso a livello di maglie nella stagione in questione.

10. Inter 2014/15

Rodrigo Palacio
Palacio / Valerio Pennicino/Getty Images

Come anticipato, parlando del Milan, anche l'Inter seguì percorsi inediti e criticati per la stagione 2014/15. Maglia total black con sottili linee azzurre, un gessato che trovò concordi numerosi tifosi nelle valutazioni: esteticamente la scelta poteva anche starci ma, dicevano in sostanza, "non è una maglia dell'Inter".

11. Juventus 2019/20

Cristiano Ronaldo
CR7 in bianconero / Claudio Villa/Getty Images

Una novità che accompagnò quella precedente costituita dal nuovo logo, un rebranding profondo e radicale che andò anche a toccare il concetto di strisce bianconere, fin lì inattaccabile. Si erano viste strisce larghe, strette, prevalenza del bianco o del nero, ma mai una soluzione simile. Una divisa a quarti bianchi e neri, con maniche invertite, che nei piani del club doveva essere un tratto d'unione tra il passato e il futuro, col rosa della striscia centrale come riferimento storico.

12. Inter 2020/21

FC Internazionale  v SS Lazio - Serie A
La maglia a "zig-zag" / Jonathan Moscrop/Getty Images

L'Inter torna al centro delle critiche per l'ennesima soluzione originale di Nike: dopo il gessato e le strisce asimmetriche ecco quelle a zig-zag. Al contempo anche la divisa away, definita "a tovaglia", ha sollevato qualche critica da parte dei tifosi. La quarta maglia si è persino spinta oltre: troppi colori, impossibile secondo le norme della Lega poterla vedere sul campo.

13. Cagliari 2020/21

Leonardo Pavoletti
Le maniche bianche / Enrico Locci/Getty Images

Il riferimento storico alle maglie della stagione 1985/86 non è basato, a inizio stagione, a far gridare i tifosi al miracolo: tutt'altro, le maniche bianche hanno fatto storcere il naso a tanti puristi della maglia rossoblu, anche il retro della divisa e i dettagli in oro hanno raccolto diverse critiche.

14. Napoli 2020/21 by Burlon

Il Napoli, come abbiamo visto, ricorre a più riprese quando si parla di divise non gradite particolarmente alla piazza: le maglie ideate dallo stilista Marcelo Burlon raccolgono critiche neanche troppo inattese, di chi vede l'iniziativa come un mero gioco di natura commerciale senza alcun riferimento storico col club partenopeo. Si tratta della quinta maglia usata dal Napoli in questa stagione, altro aspetto che in tanti non vedono di buon occhio.


Segui 90min su Instagram.