MLS

L'America di Bernardeschi e Chiellini: stesso percorso, storie diverse

Matteo Baldini
Bernardeschi e Chiellini
Bernardeschi e Chiellini / Claudio Villa/GettyImages
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La vita di un calciatore è composta spesso da scelte che rischiano di rivelarsi impopolari agli occhi altrui, è segnata da un vortice mediatico che - di fronte al giocatore come personaggio pubblico - comporta una dose aggiuntiva di responsabilità, comporta se non altro l'onere di dover dare conto agli altri di come si gestisce un bivio, a un certo punto della carriera.

Ed è altrettanto chiaro che un contesto come quello italiano, con una pesante percezione di sé a livello calcistico, guardi con scetticismo e con aria di giudizio a chi decide di voltare le spalle alla Serie A senza raggiungere un campionato oggettivamente più attraente.

Giorgio Chiellini, Federico Bernardeschi
Bernardeschi e Chiellini / Ivan Romano/GettyImages

Calciatori al bivio: responsabilità e giudizio

Difficilmente si biasimerebbe un campione pronto a volare in Premier League mentre, come abbiamo avuto modo di vedere, le valutazioni su chi esce dai radar del "grande calcio" sono spesso poco lusinghiere, legate (almeno nel racconto e nelle reazioni) a questioni di natura economica, a dinamiche lontane dal campo, che spingono addirittura a svilire l'idea di professionista che si collegava al calciatore stesso.

Esiste un fronte sportivo, per valutare la dinamica appena descritta, e questo può effettivamente spingere a immaginare prospettive non solo calcistiche dietro a date scelte, pur senza farne un dramma o senza entrare nel merito: una volontà di esplorare, di spingersi oltre, anche a costo di rinunciare a quel tipo di stimolo (e annessa pressione) dato a chi milita nei principali campionati europei.

Giorgio Chiellini
Giorgio Chiellini / Kevork Djansezian/GettyImages

In soldoni, insomma, sarebbe difficile affermare che una finale di Champions League o una lotta per il titolo tra Premier, Liga o Serie A equivalgano - nel palmares - a mettersi alla prova, ad oggi, nella Major League Soccer, dal punto di vista del mero prestigio sportivo, di ciò che si consegna poi alla storia. Lecito dunque provare a intuire ciò che, anche al di fuori del campo e al di là dei superficiali riferimenti al vil denaro, un professionista affermato possa valutare prima di affrontare un passo simile.

Abbiamo in tal senso due esempi per certi versi affini e, per altri, lontani anni luce: una distanza che emerge sia nei fatti che ancor di più nella percezione mediatica. Si parla di due ex bianconeri, di due nazionali azzurri campioni d'Europa, due come Giorgio Chiellini e Federico Bernardeschi che hanno lasciato la Juventus a parametro zero per raggiungere la MLS: il centrale a Los Angeles, il fantasista a Toronto.

Federico Bernardeschi (10) celebrates after scoring a goal...
Federico Bernardeschi / SOPA Images/GettyImages

Così simili, così diversi

Da un lato Chiellini ha spiegato di aver sempre avuto una passione per gli USA e di averne subito il fascino, accanto all'apprezzamento per la struttura societaria del Los Angeles FC: un aspetto, quest'ultimo, che si potrebbe legare anche in modo coerente e valido a ciò che Chiellini realizzerà una volta smessi i panni del calciatore.

Del resto lo stesso esperto centrale ha più volte ammesso di aver pensando al futuro, a un ruolo da dirigente, sottolineando però - al contempo - di non voler affrettare i tempi e di non sentirsi già pronto in senso assoluto ("sono pronto per farlo, pronto per farlo bene non lo so" disse a Radio Anch'io lo Sport).

Pur senza ammetterlo in modo esplicito, sottolineando il peso dei risultati sportivi come prioritario, Chiellini ha di fatto rivelato che quest'avventura in MLS potrà fungere anche da palestra, da banco di prova, per affacciarsi sul proprio domani e su una carriera dirigenziale che - sulla carta - sembra tagliata su misura per lui.

Una considerazione legata sì all'esperienza e all'autorevolezza conquistate sul campo, nel mondo bianconero come in Nazionale, ma correlata ancor di più al percorso di studi condotto e alla capacità di saper leggere il calcio oltre alle sue dinamiche strettamente di campo.

E poi c'è Bernardeschi, situazione per certi versi affine a quella di Chiellini ma - come detto - segnata anche da enormi differenze: anche il talento di Carrara ha spiegato di aver visto nella MLS una prospettiva "nuova e affascinante" e ha fatto riferimento in modo chiaro anche all'extra-campo.

Bernardeschi, a Tuttosport, ha espresso l'auspicio di "rimanere qui a lungo, diventare un idolo, sviluppare anche altre attività. Pensate a quello che è riuscito a fare Beckham negli USA". Un proposito che guarda oltre dunque, un po' come nel caso di Chiellini, ma che nel racconto e nella percezione che se ne ricava qui in Italia tocca corde diverse e convince in minore misura il tifoso.

Una reazione dovuta sì ad aspetti meramente folkloristici e persino superficiali (basti pensare all'ironia sul look del calciatore in sede di presentazione) ma che trae spunto da altro, da un concetto non del tutto campato in aria: Bernardeschi, ancora ventottenne, avrebbe avuto modo e tempo di riscattarsi nel grande calcio, di elevare nuovamente il suo status e di non restare (nella memoria di tifosi e addetti ai lavori) un'opera compiuta solo a metà.

Se da un lato Chiellini ha già costruito e consegnato alla storia il proprio status da calciatore, come leggenda della difesa, Bernardeschi avrebbe avuto spazi illimitati per ritrovarsi, per smentire gli scettici e scoprire finalmente un posto tra le certezze. Prima ancora di andare oltre, prima ancora di pensare a Beckham.


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