L'Italia in Nations League e l'effetto boomerang: un fatto di proporzioni

Il CT Mancini
Il CT Mancini / Andy Rain - Pool/Getty Images
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Che la Nazionale italiana targata Roberto Mancini sia un perfetto e sorprendente esempio di successo, di progetto costruito magistralmente e mantenuto vivo sulle fondamenta del gruppo, è sotto gli occhi di tutti in maniera scintillante: gli Europei vinti a luglio, rovinando la festa già preparata dagli inglesi, rappresentano il culmine, ci auguriamo solo il primo, di un percorso vincente e adesso la missione (quella a breve termine) non parla tanto di trofei, sembra strano dirlo dopo un'estate tinta d'azzurro, ma è tutta incentrata sul bisogno di mantenere la rotta, di tenere fermo il timone. Il rischio di sbandare esiste e si lega a un potenziale "effetto rinculo" che segue le imprese più grandi, una sorta di appagamento e autocompiacimento che vedrebbe nella vittoria il solo traguardo possibile, sbagliando.

Italia
L'Italia dopo Euro 2020 / Insidefoto/Getty Images

Notti magiche

Restano nel cuore e nella mente le fotografie di un'estate che, mattone su mattone, ha proposto sprazzi di magia: dall'entusiasmo di un gruppo coeso a un pensiero di vittoria che, senza alcuna presunzione o alcuno strappo, iniziava a farsi educatamente spazio. La dimensione magica dell'esperienza azzurra a Euro 2020 ci torna alla mente con la ridanciana profezia di Lino Banfi, quel "porca puttena" di Immobile e quel sogno che vedeva già gli Azzurri in trionfo, ci torna alla mente col tiraggir di Insigne, col rigore di Jorginho che ci ha portato in finale, con Chiellini che si coccola un per nulla consenziente Jordi Alba (già avvolto dall'aria di chi sa che sta per prendere una grossa sola). Una magia che si è compiuta come un grosso scherzo fatto al bullo grosso e presuntuoso che ci aveva già resi vittime sacrificali, cantando It's coming home ben prima del tempo.

L'Italia a Wembley
Trionfo azzurro / Insidefoto/Getty Images

Il risveglio

Come ogni esperienza onirica che si rispetti, evidentemente, c'è sempre un guastafeste lì pronto a strattonarti per farti svegliare. Niente di traumatico o troppo brusco ma, semplicemente, la consapevolezza che niente dura per sempre e che, a un certo punto, occorre superare l'euforica sbornia del successo per rimettersi a lavorare, per guardare avanti. Niente di traumatico, appunto, ma comunque pensieri con cui fare i conti: le sfide di qualificazione ai Mondiali di Qatar disputate dopo l'Europeo hanno visto l'Italia ottenere due pareggi (con Bulgaria e Svizzera) e un netto successo per 5-0 con la Lituania, lasciando il girone ancora tutto da giocare seppur lontano da essere compromesso, con la sfida del 12 novembre contro la Svizzera che potrebbe fare da crocevia (soprattutto se gli elvetici dovessero raggiungere l'Italia a 14 punti).

La spinta degli sconfitti

Alla sensazione poco gradevole del risveglio si aggiunge d'altro canto la forza propulsiva che lo sconfitto, dopo una disfatta o comunque dopo un'uscita di scena, trova dentro di sé: è evidente che la Spagna stessa vorrà vendicare quanto accaduto in semifinale a Wembley, con una sconfitta patita ai rigori dopo una partita piena d'insidie per gli Azzurri, probabilmente la più dura di tutto l'Europeo. Luis Enrique stesso ha messo pressione all'Italia, spiegando quanto conti psicologicamente l'idea che "prima o poi dovranno pur perdere", riferita appunto agli uomini di Mancini.

Italia-Spagna, semifinale di Euro 2020
Italia-Spagna, semifinale di Euro 2020 / LAURENCE GRIFFITHS/Getty Images

Dall'altra parte, nell'altra semifinale di Nations League, si giocherà un Belgio-Francia che metterà di fronte la Nazionale eliminata ai quarti dagli Azzurri stessi e i Bleus che (eliminati clamorosamente dalla Svizzera) non hanno avuto occasione di misurarsi con l'Italia. Le insidie insomma arrivano da ogni direzione ed è chiaro che, sempre per un mero meccanismo psicologico, chi è uscito sconfitto da Euro 2020 (Deschamps in primis) avrà tutto l'interesse per dare un peso sproporzionato alla giovane Nations League.

La giusta dimensione

Questo è l'errore che l'Italia non deve concedersi: gli Azzurri possono considerare la Nations League in diversi modi ma guai a dannarsi l'anima o patire il contraccolpo di eventuali sconfitte, amplificandone l'effetto su quel che realmente conta (la qualificazione al Mondiale). Esiste anche l'opportunità di considerare la competizione come una "palestra" per chi non ha preso parte agli Europei, come banco di prova per chi spera di iniziare a trovare più spazio: elementi come Pellegrini, Kean, Calabria, Dimarco o Raspadori (un quarto d'ora per lui a Euro 2020) sperano di conquistare una loro dimensione azzurra e di poter diventare nuovi protagonisti accanto ai volti già noti e rodati.

Raspadori e Kean
Raspadori e Kean / Insidefoto/Getty Images

La chiave riguarda comunque il peso corretto da dare una competizione giovane, nata di fatto per soppiantare le amichevoli e per dare ulteriore lustro alle Nazionali, senza però spostare la rotta rispetto all'obiettivo da non mancare di Qatar 2022.


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