Il rendimento di Federico Chiesa e Dusan Vlahovic contro la Fiorentina

  • Per Chiesa può essere una prima volta: non ha mai giocato al Franchi da avversario
  • Entrambi sono ancora a secco contro la loro ex squadra

Chiesa e Vlahovic
Chiesa e Vlahovic / Nicolò Campo/GettyImages
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Il recente ritorno di Romelu Lukaku a San Siro con una maglia diversa da quella dell'Inter, accompagnato dai fischi e da un epilogo lieto per i suoi ex tifosi, ci ha permesso ancora una volta - sempre che ce ne fosse bisogno - di capire quanto un'inimicizia e un tradimento (vero o presunto che sia, in base ai punti di vista) detengano una grande potenza unificatrice, riescano a rafforzare - come per opposizione - il senso d'identità.

Dusan Vlahovic, Federico Chiesa
Chiesa e Vlahovic a Firenze / Paolo Rattini/GettyImages

Ci si scopre uniti in nome di un simbolo o di una bandiera dunque, capita ad ogni club, ma al contempo si avverte il richiamo alle armi per far scontare al traditore la propria pena: espressioni che rimandano a mondi lontani dal pallone ma che, per certi versi, danno la cifra del tipo di racconto e di immaginario che si va a toccare quando torna un ex, con una maglia diversa. Dinamiche bellicose, dunque, ma anche tipiche schermaglie tra chi si è amato: sguardi di traverso, gelosie rimaste vive, un interesse indiscreto per la vita attuale di chi non è più "nostro".

Da pupilli a nemici

Ecco dunque che Fiorentina-Juventus, ancora una volta, trae uno dei suoi motivi d'interesse dal ritorno all'Artemio Franchi di due come Federico Chiesa e Dusan Vlahovic, due che hanno rappresentato per Firenze illusorie bandiere prontamente ammainate (per cause di mercato) e che per la Juventus sono stati - e sono tutt'ora - elementi chiave spesso frenati nel momento della definitiva affermazione (tra infortuni e discontinuità di rendimento).

Un aspetto che contribuisce a rendere speciale la serata dei due, della coppia di ex viola, è un probabile ritorno in coppia, insieme, dal primo minuto: i due non partono contemporaneamente da titolari addirittura dal 23 settembre, giorno della clamorosa sconfitta per 4-2 al Mapei Stadium contro il Sassuolo. Gli infortuni, il buon rendimento di Kean e le scelte di Allegri hanno fatto sì - da lì in poi - che la coppia sulla carta titolare dei bianconeri restasse in stand-by, verosimilmente fino a stasera.

Il rendimento di Chiesa e Vlahovic contro la Fiorentina

Diventa dunque interessante capire, anche per dare ulteriore significato all'incrocio tra i due e i viola, quale sia stato fin qui il rendimento da avversari contro la Fiorentina, dopo l'arrivo alla Juventus. Andando in ordine meramente cronologico, partendo dunque da Chiesa (alla Juve dal 5 ottobre 2020), possiamo notare innanzitutto come per il figlio d'arte quella di stasera possa essere la prima volta al Franchi da avversario.

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Fin qui il numero 7 bianconero è sempre rimasto fuori causa durante le trasferte fiorentine, sempre per infortunio: quattro occasioni su quattro tra campionato e Coppa Italia (dal 2020/21 al 2022/23) che sono dunque andate perse. Chiesa ha avuto modo di incrociare i viola all'Allianz, in Serie A, ma il bilancio personale non gli sorride: 90 minuti in campo nel sorprendente 0-3 del 2020/21, 90 minuti anche nella vittoria per 1-0 del 2021/22 e, infine, 83 minuti nell'1-0 del 2022/23.

Nessun gol e nessun assist per Chiesa nelle sfide fin qui giocate contro la sua ex squadra, con l'occasione - insomma - di provare a sbloccarsi proprio davanti al pubblico amato e poi abbandonato. Passando a Vlahovic notiamo come il serbo abbia avuto più continuità, non dovendo fronteggiare un infortunio grave come quello vissuto da Chiesa, senza però ottenere soddisfazione a livello personale: 2 presenze e nessun gol in Coppa Italia, pur passando il turno, 2 presenze e nessun gol anche in Serie A.

Dusan Vlahovic
Vlahovic / Alessandro Sabattini/GettyImages

Si ricorda a tal proposito, come emblema dell'attesa viola nei confronti dell'ex, quanto accaduto in occasione del primo ritorno a Firenze: il 2 marzo 2022 la Fiesole accolse Vlahovic col il canto numero XXXII dell’Inferno di Dante, Igor dal canto proprio riuscì a controllare l'ex compagno di squadra nel migliore dei modi nel corso dei 90 minuti (di una sfida poi decisa dall'autogol di Venuti nel recupero).