Roma

Ibanez apre alla Nazionale italiana: vale la pena puntarci?

Matteo Baldini
Roger Ibanez
Roger Ibanez / Silvia Lore/GettyImages
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Il 2021 azzurro si sta rivelando un anno più che mai movimentato e non è ancora finito: dopo il successo a Euro 2020 e il successivo impegno in Nations League, con pochi rimpianti nonostante la sconfitta in semifinale, l'Italia vivrà contro la Svizzera una sorta di spareggio per il primo posto nel girone di qualificazione a Qatar 2022.

In mezzo a tanti impegni non mancano giocatori pronti a far valere la propria candidatura, dicendosi aperti a partecipare all'avventura azzurra: Roger Ibanez, difensore centrale della Roma, si è detto pronto ad "ascoltare chi lo chiamerà", Azzurri compresi. Roberto Mancini, CT dell'Italia, non ha mai mostrato preclusioni in tal senso ma varrà davvero la pena inserire Ibanez nel gruppo azzurro?

Roberto Mancini
Roberto Mancini / Claudio Villa/GettyImages

Perché (sulla carta) si può fare

Potrebbe apparire curioso a una prima occhiata che un brasiliano con la madre uruguaiana, dunque già dotato di doppio passaporto, possa ambire a prendere parte al gruppo dell'Italia. Eppure sulla carta la strada sarebbe percorribile. Perché? Oltre al passaporto di Brasile e Uruguay, infatti, Ibanez è dotato anche di un terzo passaporto, quello Italiano, che permise al giocatore di arrivare all'Atalanta 2019 in qualità di comunitario e che si lega alla presenza di antenati originari proprio del Belpaese.

Ibanez, inoltre, fin qui non è mai sceso in campo con la maglia di un'altra Nazionale maggiore, fermandosi a quella Under 23 brasiliana: i criteri necessari, dunque, sulla carta ci sono tutti. Il giocatore dovrebbe inviare l'apposita documentazione alla Federcalcio, comprensiva di passaporto, con in aggiunta una dichiarazioni che mostri la volontà di rappresentare l'Italia, ad esprimersi poi (entro un mese) sarebbe la FIFA.

Rafael Tolói
Rafael Toloi / Eurasia Sport Images/GettyImages

Sulle orme di Toloi

E proprio ricollegandoci al periodo atalantino, certo poco fortunato e privo di spazio in campo per Ibanez, viene in mente un precedente che potrebbe dare fiducia al difensore pensando all'idea di una chiamata in azzurro. Ibanez stesso ha citato l'amico ed ex compagno di squadra Rafael Toloi, convocato da Mancini per la spedizione a Euro 2020 insieme ad altri giocatori naturalizzati italiani (Emerson Palmieri e Jorginho).

Certo è che Ibanez, nel proporre la propria candidatura per la maglia azzurra ha comunque spiegato che si tratterebbe di una seconda scelta. Il suo sogno è colorato di verdeoro e lui non fa niente per nasconderlo, pur dicendosi pronto ad ascoltare proposte diverse.

Le alternative per Mancini

Roberto Mancini, quando si tratta di giocatori naturalizzati, sembra orientato a decisioni del tutto pragmatiche e legate a un discorso tecnico più che di appartenenza o identità. Una posizione che peraltro è emersa anche di recente, con la chiamata di un Toloi ritenuto più pronto rispetto a Gianluca Mancini per fare sia il centrale che il terzino destro all'occorrenza.

Il ritorno dello stesso Gianluca Mancini nel giro della Nazionale maggiore rappresenta per certi versi uno sbocco più naturale, al momento, rispetto all'integrazione di un nuovo protagonista: la coppia Mancini-Bastoni, in sostanza, potrebbe apparire una buona soluzione futuribile, al di là degli esperti Bonucci, Chiellini ed Acerbi. Alle loro spalle non c'è abbondanza, questo è vero, ma profili come Lovato, Gabbia o il giovanissimo Okoli (protagonista in B e Under 21) meritano senz'altro fiducia e un occhio di riguardo.

Ibanez, Eduard Atuesta
Ibanez in verdeoro / Alexandre Schneider/GettyImages

I perché di un no

Una possibile chiusura a Ibanez non si legherebbe al valore assoluto del giocatore, è un classe '98 e i margini per crescere ci sono, ma ad oggi mancano ancora certezze necessarie per giustificare una chiamata da parte di Mancini: spesso il centrale giallorosso si rivela discontinuo, capace di interventi provvidenziali e recuperi impressionanti ma anche di preoccupanti cali di concentrazione, tali da condurre a vederlo ancora acerbo.

In aggiunta a un discorso tecnico, che parte comunque da aspettative alte e da un potenziale da big, subentra il desiderio espresso dal giocatore: "Mi sento brasiliano e vorrei giocare nel Brasile". Parole chiare e prive di ipocrisia: trattandosi di un giocatore ancora giovane, ancora 22enne, potrebbe essere prematuro abbandonare il sogno di difendere i colori verdeoro come accaduto in Under 23.


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