Gli zero gol di Kean nel 2023/24 non sono ciò che sembrano

Il gol, per una prima punta, è tutto? In questo caso limitarsi al tabellino offre una visione parziale
Moise Kean
Moise Kean / Marco Canoniero/GettyImages
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Un automatismo condiviso prevede che, in presenza di un nuovo acquisto, il tifoso di turno si fiondi di corsa su Transfermarkt per scoprire (soprattutto di fronte a un attaccante) quale sia il responso dei numeri: quanti gol ha fatto nelle ultime stagioni? Quanto è stato decisivo? Nel caso dell'arrivo di Moise Kean alla Fiorentina, seguendo tale impulso, in tanti - tra tifosi e addetti ai lavori - si sono trovati a valutare quell'ingombrante "zero" nella casella dei gol fatti come un timbro letale sull'acquisto dei viola, come uno stigma insuperabile rispetto alla possibilità di imporsi. Restando in tema di numeri è chiaro come quello zero strida coi 13 milioni (più bonus) investiti dalla Fiorentina per assicurarsi il classe 2000 dalla Juventus, amplificando il senso di smarrimento di parte della piazza.

Il peso di quello zero

Esiste, volendo trovare una prima strada per togliere peso a quel numero, una categoria apposita di centravanti: ci riferiamo a quelli che, per caratteristiche fisiche e tecniche, si trovano spesso a giocare spalle alla porta e danno un tipo di contributo diverso rispetto a quello meramente realizzativo. In senso assoluto si può affermare che il gol non sia tutto per alcune prime punte, il problema è che Kean - per caratteristiche e storia - non ha mai ambito a quel tipo di ruolo e di compito. Anzi. Non si tratta, cioè, del centravanti boa su cui appoggiarsi, di quello che si rende utile con le sponde o veste i panni del nove e mezzo, ispirando i compagni quasi da regista offensivo.

Moise Kean, Giangiacomo Magnani, Federico Gatti, Pawel Dawidowicz, Martin Hongla
Uno dei due gol annullati contro l'Hellas / Jonathan Moscrop/GettyImages

Il peso di quello zero, seguendo questa linea, torna a farsi meno sostenibile e sembra dunque avvalorare lo scetticismo di cui sopra: osservando la stagione 2023/24 vissuta dall'ormai ex bianconero, però, troviamo altro a cui appellarci e per cui immaginare una traiettoria in viola tutt'altro che scontata (in negativo). Possiamo citare, come snodo cruciale, il periodo che va da inizio ottobre a fine novembre 2023: possiamo farlo sia per raccontare il momento migliore della sua stagione, quello dell'illusione, che per individuare i primi segni di disillusione emersi sotto forma di sfortuna e di gol annullati, ben tre nell'arco di tre partite (e due solo col Verona).

I gol non sono tutto per un attaccante, abbiamo detto, ma è altrettanto vero che - per dare fiducia - la palla che finisce in rete può rappresentare la migliore cura possibile: "So che gli attaccanti vengono giudicati in base ai gol che segnano ma lui ha fatto molto bene per sei partite anche senza gol" disse Allegri su Kean, commentando le partite consecutive in cui scelse di dare spazio al classe 2000. Il ruolo dei gol annullati contro Torino e Verona appare cruciale, insomma, per determinare quanto possa essere sottile la linea tra un periodo d'oro e uno deludente (perlomeno nel racconto che se ne fa a posteriori): il Kean visto tra ottobre e novembre, però, lasciava intravedere qualcosa di importante.

I motivi per guardare oltre

Non è un caso se, andando a rileggere le pagelle delle sfide contro Atalanta, Torino, Milan, Verona, Fiorentina e Cagliari gli aggettivi più ricorrenti siano "generoso" e "volenteroso": non sono aggettivi che rimpolpano il tabellino, che restano negli almanacchi, ma raccontano comunque qualcosa e rappresentano semi da coltivare. Anche Spalletti se ne accorse e, dichiaratamente, finì per contemplare anche Kean tra le possibili scelte per l'attacco azzurro: contro Malta, tra l'altro, il CT della Nazionale concesse spazio al bianconero utilizzandolo come attaccante esterno, a sinistra, e sottolineandone la versatilità.

L'infortunio alla tibia e l'ascesa di Yildiz hanno poi contribuito a sancirne il declino, nell'ambito della stagione scorsa, col trasferimento saltato all'Atletico Madrid come timbro finale sulla serie di beffe arrivate dopo i segnali incoraggianti. Ancora montagne russe dunque, ancora un apparente rilancio seguito da una rapida uscita di scena: Firenze appare come una vera e propria ripartenza, stavolta svincolandosi in modo definitivo da quella Juventus che - per vari motivi - non hai mai potuto metterlo nelle condizioni di essere protagonista, di sentirsi centrale. La fiducia di Palladino e un minutaggio destinato a crescere, assieme al ruolo di terminale offensivo nel 3-4-2-1, hanno le carte in regola per scrivere un capitolo diverso di una storia fin qui incompiuta, riallacciandosi a quel preambolo (quello che dal 2016 arriva al 2019) così promettente.