Fiorentina

Firenze e quel vizio d'innamorarsi in fretta: amori veri, cottarelle e tradimenti in viola

Matteo Baldini
Feb 16, 2021, 11:03 PM GMT+1
Chiesa e Bernardeschi
Chiesa e Bernardeschi | Giuseppe Bellini/Getty Images
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San Valentino è passato, con lui ripartono carovane di cuori e di fiori, il romanticismo (vero o in vendita che sia) si mette da una parte. C'è però una città che, quando si parla di calcio, fa una fatica terribile a rimettere il cuore in uno scatolone e a riporlo in soffitta, una città dall'innamoramento facile, troppo facile direbbe qualcuno, che freme spesso per il pallone e lo associa ai battiti del cuore più che all'atto in sé di dargli un calcio.

Batistuta e Antognoni
Batistuta e Antognoni | Claudio Villa/Getty Images

Del resto Firenze ha avuto spose meravigliose, amanti capaci di far ribollire il sangue, amori esplosi e ricambiati: c'è stato un amore breve ma intenso, quello tra la Fiorentina e Roberto Baggio, ricordato poi, con gli occhi di chi è più grande, come una passione travolgente rotta sul più bello, con un tradimento senza colpe che non sciupa i ricordi e le vecchie foto. C'è stata una lunga relazione con Gabriel Omar Batistuta, un amore capace di cambiarti e rafforzarti anche dopo la sua fine, lasciandoti però quel tremendo vizio di cercare altrove e inutilmente gli occhi dell'amata. C'è stato un vero matrimonio, ancor prima e che dura tutt'ora, con Giancarlo Antognoni: le foto di coppia in questo caso non potranno mai essere accantonate, di quei matrimoni da nozze d'oro, in cui la luna di miele non si esaurisce in poche notti e nei bollenti spiriti dell'inizio.

Bernardeschi in viola
Bernardeschi in viola | Gabriele Maltinti/Getty Images

Ma, appunto, Firenze non ha riservato amore, passione e lacrime soltanto a chi, poi, ha saputo ricambiare. Si è infatuata, ci ha creduto, ha corteggiato ed è rimasta ferita: è successo anche di recente, per quanto poi lo si voglia sminuire come una cottarella adolescenziale. E curiosamente è accaduto con due possibili amori con lo stesso nome, Federico: Bernardeschi prima, Chiesa poi. Due storie per certi versi parallele: la voglia di vedere protagonisti in prima squadra giovani del vivaio, i prima barlumi di un talento vero, il sogno e la proiezione futura di nuove bandiere, forse non di un matrimonio ma di un pezzo di vita insieme.

L'ultima di Chiesa in viola
L'ultima di Chiesa in viola | Gabriele Maltinti/Getty Images

Incontri qualcuno, insomma, e guardandolo negli occhi ti pare che ci sia intesa: è solo lo specchio di quel che tu speri, nulla di più, sulla scia di vecchi ricordi e foto ingiallite che provi a rendere di nuovo vivide. E in questo caso il tradimento pesa, diventa un'onta che non si supera: tu non sembri essere abbastanza per loro, puntano più in alto, a una vita da vincenti, da titolati. A quel punto subentrano i rancori, subentra l'astio: una parte di te li capisce ma, di certo, non è la parte che Firenze usa per ragionare. La storia è vecchia ed è sempre la solita, non era la prima volta che quella città ci cascava: il lontano '88, ad esempio, raccontò come non mai di una Firenze ferita, pronta a tirare fuori tutto il veleno dopo essersi sentita tradita.

Nicola Berti
Nicola Berti | Alessandro Sabattini/Getty Images

Nicola Berti voltò le spalle alla maglia viola e, all'epoca, Firenze era persino più ingenua: non aveva capito che il gioco sarebbe cambiato, che quella sarebbe diventata la norma e non l'eccezione. Pensava a un "noi" e a un futuro insieme quando esisteva soltanto un "io", senza il perdono: a quel punto prendi, volano oggetti per casa, partono le scenate e ci si lascia davvero male. Gli anni, tra l'altro, anziché curare le ferite lasciano solo spazio ai ricordi di un finale amaro e senza riconciliazione. Il "calcio moderno" ha mutato quel mondo senza trovare del tutto pronta quella realtà, sempre ancorata a un ingenuo attaccamento, alla voglia di sognare quel "noi": lo ha fatto con Montolivo, indifferente di fronte alla fascia da capitano e richiamato da altri sogni, quelli rossoneri, lo ha fatto anche con Momo Salah, nella quintessenza dell'amore non corrisposto, quello in cui da una parte c'è il desiderio ardente e, dall'altra, qualche occhiata buttata lì senza troppa convinzione ma tanta voglia di seguire altri richiami. E davvero, come in amore, l'esperienza non insegna: più spesso porta a ricalcare all'infinito dinamiche già viste. A Firenze è successo, succede e c'è da giurare che succederà ancora.

Salah alla Fiorentina
Salah alla Fiorentina | Giuseppe Bellini/Getty Images

Davvero l'esperienza, anziché insegnare, confonde e annebbia sempre più il giudizio? Firenze sembra rispondere in modo chiaro, non impara mai e difficilmente lo farà: presto o tardi un nuovo giocatore in maglia viola farà battere incautamente il cuore, terrà sospeso un popolo e si concederà ad altri senza battere ciglio. La città, per consolarsi, penserà "che stupida sono stata...", sapendo di essere già pronta a cascarci di nuovo.

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