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Fiorentina-Italiano: perché (per adesso) proseguire insieme fa bene a entrambi

Matteo Baldini
Vincenzo Italiano
Vincenzo Italiano / Insidefoto/GettyImages
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La schizofrenia del presente calcistico fa sì che gli eroi si tramutino nell'arco di pochi minuti in capri espiatori, fa sì che si salga e si scenda da un carro non appena il vento inizia a mutare, seguendo insomma l'umore del momento.

Niente di stabile o duraturo, neanche dove l'idillio sembra più che mai solido e collaudato: una sconfitta, esito che in campionato mancava da tempo, è bastata per riportare in auge voci e spifferi attorno alla Fiorentina, voci che al momento si riferiscono in particolare al futuro di Vincenzo Italiano e al rapporto del tecnico col club viola.

Vincenzo Italiano
Vincenzo Italiano / Vincenzo Izzo/GettyImages

I primi spifferi

Scricchiolii paradossali e illogici, a fronte di un'annata decisamente appagante per entrambe le parti in causa e a fronte di un contratto in corso che scadrà nel 2023 (con tanto di opzione fino al 2024). L'hype crescente attorno a Italiano, favorito da una stagione superiore alle aspettative sia sul fronte del gioco che dei risultati, fa sì che il nome del tecnico venga accostato a club più ambiziosi dei viola, a società che ormai fanno tappa fissa nelle coppe europee e che, probabilmente, potrebbero dare qualcosa in più all'allenatore anche dal punto di vista del mercato.

Le voci arrivano perlopiù da Napoli, con Spalletti finito sulla graticola dopo gli ultimi risultati, e si legano a quanto riportato da Rai Sport: Italiano ha una clausola da 10 milioni di euro valida dal primo al 15 giugno, clausola che permetterebbe a un club di assicurarsi l'allenatore. Si tratterebbe di un investimento certo importante, persino fuori mercato pensando ad un tecnico, ma che trova sponda - perlomeno nel racconto che se ne fa - anche nel recente passato di Italiano e nelle modalità di addio allo Spezia la scorsa estate, pur in presenza di un contratto.

In sostanza il suo concitato addio al club ligure fa sì che, a priori, non si possa vedere nella presenza di un contratto un motivo sufficiente per allontanare nubi o per infondere certezza nell'ambiente gigliato: se è già successo perché non dovrebbe ricapitare? Illazioni di fine stagione che certo possono destabilizzare, idee e allusioni che, del resto, fanno intendere quanto sia stato dirompente l'impatto di Italiano sul mondo viola, quanto abbia fatto la differenza (tanto da attrarre attenzioni di prestigio).

Vincenzo Italiano coach of ACF Fiorentina waves during the...
Vincenzo Italiano al Franchi / Insidefoto/GettyImages

Al di là dei contratti

Esistono però questioni slegate dai contratti e dalle firme, non tanto formali quanto sostanziali, e si connettono automaticamente alla natura assolutamente virtuosa (in entrambe le direzioni) del rapporto tra i viola e Italiano: al momento sarebbe del tutto pretestuoso immaginare che una delle due parti stia tarpando le ali all'altra, che una delle due parti in causa sia "troppo ambiziosa" per meritarsi l'altra.

Un discorso valido sia che l'Europa resti una chimera oppure che venga effettivamente raggiunta: il percorso è appena iniziato e merita continuità, merita un suo naturale seguito. Da un lato la Fiorentina ha trovato in Italiano un tecnico in grado di dare entusiasmo, di proporre intraprendenza e mentalità arrembante, col bonus di aver rilanciato giocatori che parevano smarriti, d'altro canto l'allenatore ha trovato una piazza pronta a sostenerlo e una società disposta a investire, peraltro protagonista di un percorso di crescita anche fuori dal campo (col Viola Park come dichiarazione d'intenti).

La dimensione sembra quella ideale, per il momento, e la carriera dell'allenatore potrebbe - a rigor di logica - salire ancora di livello senza la necessità di un addio a stretto giro. Al presente, dunque, appare chiaro come si tratti di speculazioni e di voli pindarici.

Al contempo sarebbe altrettanto azzardato immaginare il binomio Fiorentina-Italiano come necessariamente a lungo termine, come un riferimento costante nel tempo: l'allenatore ha già dimostrato ambizione e voglia di crescere, senza porsi limiti a priori e senza concedersi facili promesse, ed è scontato immaginare - nell'arco di pochi anni - un percorso che lo conduca in piazze che puntano a vincere, quelle per l'appunto a cui viene accostato già oggi. Questione di tempi e di sbocchi naturali, dunque: per il momento, però, spingere per un addio non converrebbe davvero a nessuno.


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