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La Fiorentina dopo Vlahovic: Cabral e Alvarez, logica o follia

Matteo Baldini
Julian Alvarez
Julian Alvarez / Rodrigo Valle/GettyImages
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La Fiorentina sta scendendo in campo con due centravanti: no, non è una lettura inedita del 4-3-3 di Italiano o una inattesa riscoperta di Kokorin ma, di fatto, una sensazione che pervade ormai inesorabilmente le sfide giocate dai viola. Perché assieme a Dusan Vlahovic, accanto a lui, esiste un fantasma, un incomodo anche ingombrante: chi sarà il suo successore, chi sarà chiamato (utopia) a non farlo rimpiangere a gennaio o a giugno?

Dusan Vlahovic
Dusan Vlahovic / Insidefoto/GettyImages

Tempi e caratteristiche: le variabili decisive

La questione delle tempistiche è decisiva e per certi versi cambia le carte in tavola in modo dirompente: tra la sessione invernale e quella estiva cambia tanto, se non tutto, e non soltanto dal punto di vista economico. Ci si muove insomma sul filo delle opportunità, in precario equilibrio tra esigenze sportive e possibilità di incassare quanto più possibile: il terreno, in entrambi i casi, appare piuttosto friabile, non del tutto solido.

Vincenzo Italiano
Vincenzo Italiano / CPS Images/GettyImages

Il discorso tecnico è sotto gli occhi di tutti e riguarda sì i numeri di Vlahovic, impressionanti già lo scorso anno e destinati a migliorare in questa stagione, ma ruota ancor di più attorno al ruolo del serbo nelle dinamiche dei viola, nel loro gioco. Senz'altro Italiano è un fautore di un calcio fatto di possesso e di controllo sul gioco (è quinta per possesso palla medio a partita), senza dunque spazio per attendismo e speculazione, ma al contempo la Fiorentina mantiene sempre la possibilità di appoggiarsi con fiducia su Vlahovic, grazie alle sue sponde e alla sua difesa del pallone che favorisce senz'altro il lavoro di chi gli ruota attorno.

Inoltre i viola sono una delle squadre che arriva più spesso al cross, grazie alle sovrapposizioni continue di Biraghi e Odriozola e al loro dialogo con gli esterni alti, rendendo sempre fondamentale la presenza di un elemento come Vlahovic al centro dell'area. Rinunciare a gennaio al classe 2000 metterebbe i viola in una soluzione scomoda: utopistico trovare un centravanti fisicamente valido e tecnicamente all'altezza di Vlahovic, pericoloso cambiare in corso d'opera le caratteristiche del terminale offensivo, come accadrebbe andando a prendere Borja Mayoral dalla Roma.

Anche l'idea di assicurarsi, assieme al giallorosso, un esterno offensivo di qualità non sposta il discorso: la Fiorentina sarebbe a quel punto priva di un centravanti su cui appoggiarsi, in grado di difendere il pallone e di liberare spazi per i compagni. L'operazione Mayoral dovrebbe necessariamente legarsi a una convivenza con Vlahovic, regalando a Italiano soluzioni diverse come avrebbe dovuto fare Kokorin fin qui, non dunque alla sostituzione del serbo, almeno non nel bel mezzo della stagione.

Cabral o Alvarez: i profili giusti

Cedere Vlahovic a gennaio richiederebbe un investimento importante su una prima punta affine per caratteristiche al serbo; un profilo come Arthur Cabral, esploso definitivamente col Basilea, può rappresentare ad esempio una pista ragionevole da tenere d'occhio, così come Scamacca (al netto di un Sassuolo che non intende liberarsene così facilmente). Un addio a Vlahovic nel mercato di gennaio non potrebbe dunque prescindere da un importante incasso, che non risenta della scadenza nel 2023, e di un pronto investimento sul sostituto, senza invece svenarsi per un esterno offensivo (come invece appare nell'aria, tra Berardi e Ikoné).

Arthur Mendonca Cabral
Arthur Cabral / RvS.Media/Basile Barbey/GettyImages

Esiste una sola variabile in grado di sparigliare le carte, di far saltare il banco, e risponde al nome di Julian Alvarez: in questo senso la chiara differenza di caratteristiche rispetto a Vlahovic non rappresenterebbe un ostacolo da cui guardarsi, la Fiorentina potrebbe accettare l'azzardo di un cambio di approccio senza troppi patemi d'animo, trovando una punta di riserva più fisica e strutturata, magari di esperienza. Il capocannoniere del campionato argentino, fresco di titolo col River Plate, emerge come la giusta componente di "follia", come l'azzardo che vale la pena concedersi: Burdisso non si è nascosto, il giocatore piace, e il legame Fiorentina-Argentina è solido sia storicamente che osservando l'attualità (Burdisso, sì, ma anche Nico Gonzalez e Quarta).

Un'opera di convincimento sul giocatore e sul suo entourage, con la missione di superare la concorrenza di big con ancora più appeal dei viola, appare una sfida ostica da giocare ma, ora più che mai, da provare a vincere.


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