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Fiorentina a metà: la trappola delle "interessanti prospettive per il futuro"

Matteo Baldini
Nico Gonzalez e Italiano
Nico Gonzalez e Italiano / Jonathan Moscrop/GettyImages
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Se i complimenti si potessero inserire nei palmares la Fiorentina 2021/22 avrebbe rimpolpato la propria bacheca in modo sostanzioso: nell'arco della stagione, anche al netto della doppia semifinale di Coppa Italia che ha poi portato all'eliminazione per mano della Juventus, la squadra di Vincenzo Italiano si è trovata a raccogliere una dote di elogi e belle parole, facendo peraltro proseliti anche al di fuori del contesto gigliato per via di un approccio intraprendente e di individualità dalle indubbie qualità (tecniche come caratteriali) capaci di rubare l'occhio.

Juventus v Fiorentina Italian Cup football match
Il 2-0 di Danilo / Anadolu Agency/GettyImages

Non si vive di sole lodi

Si tratta, ed è logico, di un enorme passo in avanti rispetto ad annate di sbadigli alternati a brividi di paura (con l'incubo retrocessione tornato a far capolino e poi scongiurato): è evidente come l'attrattiva del mondo viola si leghi a un progetto ad ampio raggio, non certo finalizzato al traguardo immediato, una strategia connessa sì al livello della rosa (innalzato chiaramente con innesti di caratura internazionale come Torreira, Nico Gonzalez e Ikoné) ma legata anche al rinnovamento della società, alla realizzazione del Viola Park e al desiderio di un Franchi finalmente rinnovato.

Dati oggettivi, col conforto di un miglioramento senza eguali nel panorama della Serie A in rapporto alla passata stagione, che potrebbero scontrarsi però con un rovescio della medaglia da cui guardarsi: lo si vede, del resto, anche nel modo in cui viene vissuta l'eliminazione per mano della Juventus, sottolineando i dati statistici del doppio confronto (possesso palla in primis) anziché provando a soffermarsi su ciò che ha poi condotto alla doppia sconfitta.

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Joseph Commisso, Rocco Commisso e Joe Barone / VINCENZO PINTO/GettyImages

Dal sogno alla realtà

Il conforto della classifica espressa attualmente dal campionato è altrettanto chiaro: il sesto posto e la possibilità di incrementare il bottino di punti (con una partita in più da giocare rispetto alle rivali, Atalanta esclusa) portano l'intero contesto viola a figurarsi un mese che potrà davvero avere come epilogo la qualificazione europea, al di là di quale sia la coppa in questione.

Occhio però: nonostante Allegri continui a sottolineare come la Fiorentina abbia "un calendario migliore delle avversarie", dandole credito anche in chiave Champions, restano in ballo sfide contro Milan, Roma e Juve tutt'altro che semplici, contro squadre ancora in corsa per obiettivi importanti e che hanno dimostrato (giallorossi e bianconeri nello specifico) di saper far male a Italiano e ai suoi.

Il mercato dirà tanto

Tenere a bada gli entusiasmi è forse l'esercizio più complesso, a maggior ragione in piazze particolarmente viscerali e desiderose di tornare grandi: la necessità vitale, soprattutto, è quella di non disperdere questo patrimonio, questa spinta propulsiva, anche qualora a conti fatti i viola si trovassero a fine stagione col proverbiale pugno di mosche in mano (senza l'Europa, in soldoni).

Il rischio di trovarsi a imitare Pozzetto, che nel "Ragazzo di campagna" vantava "interessanti prospettive per il futuro" a fronte delle circostanze avverse, è sempre dietro l'angolo. Guai, insomma, a invaghirsi troppo dei propri stessi limiti, a diventare autoindulgenti.

Un proposito che si lega soprattutto all'approccio della società al mercato e alla necessità di assecondare quanto desiderato da Italiano: la sua prima stagione in viola è stata all'insegna delle risorse da riscoprire, dai talenti già in rosa da valorizzare, il secondo atto - per non rischiare il richiamo di una big e la rottura di un idillio - dovrà passare anche da una pianificazione più legata alle esigenze del tecnico, da un mercato sempre più in linea con ambizioni europee ormai impossibili da celare.

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