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Fideo, dove eravamo rimasti? Le ultime stagioni di Angel Di Maria

Youssef Fadili
Di Maria
Di Maria / Eurasia Sport Images/GettyImages
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Angel Di Maria e la Juventus sono sempre più vicini. La telenovela, che sembrava oramai pronta a spegnersi sul più bello, ha trovato nella giornata di ieri la risposta tanto attesa dalla dirigenza e dalla piazza bianconera. Il Fideo ha, infatti, aperto ufficialmente alla destinazione torinese, portando la trattativa ad un passo dalla concretizzazione definitiva.

L'argentino avrà, esclusi clamorosi retroscena, la possibilità di mettere in campo le proprie carte anche nella massima serie italiana, dopo aver fatto bene sia in Spagna che in Francia. Il suo palmares vanta, attualmente, un numero altissimo di trofei, tra cui cinque Ligue 1, quattro Coupe De France, due Liga Porrtugal con il Benfica, una Liga, una Champions League (la decima, non una qualsiasi) e altro ancora.

Nelle sue diverse parentesi europee, Di Maria non solo ha affinato la sua qualità come esterno alto di centrocampo/attacco, ma ha anche appreso come muoversi sulla linea dei centrocampisti. L'intelligenza tecnica e tattica in possesso, unita ad una grande Imprevedibilità, un ottimo senso del dribbling e ad un tocco delicato della sfera convinsero, infatti, Carlo Ancelotti a non rinunciare al suo talento nonostante la BBC (Bale-Benzema-Cristiano Ronaldo) in attacco. Una caratteristica peculiare che sarebbe tornata utile, successivamente, anche ad allenatori come Tuchel e Lucien Favre.

Angel di Maria
Di Maria allo United / Michael Regan/GettyImages

Da dimenticare completamente è la sua esperienza in Premier League. Con la maglia del Manchester United il Fideo ha raccolto uno score di quattro gol e 12 assist in 32 presenze tra campionato e FA Cup. Un bottino non eccessivamente negativo, quantomeno sulla carta. Sul campo, però, non sono mancate le difficoltà per l'argentino, il quale si è tolto qualche sassolino dalla scarpa in seguito al suo trasferimento in Francia al termine dell'unica stagione vissuta in Red Devils.

"Non è vero che non sono riuscito ad adattarmi, il problema è che non ho avuto la possibilità di farlo - dichiarò nel 2016 il Fideo. Da quando ho lasciato Manchester, la squadra gioca allo stesso modo. E' stata eliminata dalla Champions ed è lontana dalla vetta della Premier. Non credo che gli ultimi risultati negativi dei Red Devils siano colpa mia o dei miei compagni. A Manchester van Gaal mi cambiava di ruolo in continuazione, per questo ho deciso di lasciare. Volevo essere felice e vincere titoli. Al Psg mi sento finalmente a mio agio, merito anche di mister Blanc che ringrazio vivamente".

Tutt'altra storia d'amore è stata quella tra Di Maria ed il PSG. Arrivato a Parigi con tanta fame e volontà di riconquistare quanto Manchester aveva oscurato, il Fideo è subito entrato nei dettami tattici di Laurent Blanc. Il tecnico francese conquistò, guidato dalla qualità del francese e dalla supremazia offensiva di Ibrahimovic, il piccolo triplete casalingo, imponendosi in campionato, Coupe de la Ligue e Coupe de France - racimolando complessivamente tra tutte le competizioni ben 15 gol e 25 assist.

La centralità dell'ala argentina all'interno del progetto parigino non è cambiata anche nelle due stagioni successive, quando il presidente Al-Kelhaïfi ha affidato la guida tecnica del club al tecnico Unai Emery. Sotto la direzione dell'allenatore ex Siviglia e ora al Villareal, il Fideo ha ottenuto un bottino di 35 gol e 27 assist (14 gol e 15 assist nella stagione 2016/17, 21 gol e 12 assist nella stagione successiva) nelle due avventure alla corte di "mister Europa League". Non sono mancate le divergenze tra giocatore ed allenatore, soprattutto in virtù della preferenza di Emery di schierare sempre i giocatori più in forma e non obbligatoriamente i nomi noti per vincere le proprie sfide. Nonostante qualche screzio, però, il tecnico ha ben compreso la volontà dell'argentino di voler essere sempre determinante per la propria squadra, trovando la giusta sintonia per continuare insieme il proprio percorso.

Molto più complicato è stato il rapporto con Thomas Tuchel. Il tecnico tedesco, definito da Luis Fernandez (ex allenatore e direttore delle giovanili del PSG) il peggior allenatore avuto dal club parigino, ha avuto più di una discussione con l'argentino, sfiorando la separazione nella sessione invernale di mercato. L'argentino, schierato diverse volte anche come centrocampista (caratteristica sviluppata durante il suo tragitto al Real Madrid), non avrebbe apprezzato il trattamento riservatogli dall'allenatore ex Borussia Dortmund. Ancora una volta Di Maria ha mostrato di non condividere pienamente le direzioni della propria guida tecnica, creando allarmismi nell'ambiente. Ciononostante, l'ala argentina chiuse la stagione 2019/20 con addirittura 19 gol e 17 assist, confermando nuovamente il proprio posto d'onore nel cuore della piazza parigina.

Ángel Di Maria
Di Maria / Tim Clayton - Corbis/GettyImages

L'ultima parentesi francese è quella che porta il nome di Mauricio Pochettino. L'approdo dell'ex allenatore del Tottenham in Francia ha sancito la vera conclusione della storia d'amore tra Di Maria ed il PSG. L'argentino si è trasformato da titolare inamovibile del gruppo a rimpiazzo di Lionel Messi - difficile sostituire Neymar e Mbappe negli altri ruoli. I cinque gol ed i nove assist fatti registrare in quest'ultima stagione raccontano tutte le difficoltà vissute dal Fideo, che conserva oggi il suo posto da titolare in Nazionale anche e soprattutto in virtù del percorso vittorioso in Copa America dello scorso anno. Dal poco spazio ottenuto e dalla volontà di partecipare alla sua ultima competizione con la casacca dell'albiceleste nasce il desiderio dell'attaccante di cambiare per un'ultima volta aria, alla caccia dell'ultima parentesi europea prima del ritorno in Argentina.

Salvo clamorosi colpi di scena, quindi, la Juventus avrà a disposizione un elemento dalla grande qualità, in grado di far bene ovunque gli fosse concesso lo spazio per mettersi in moto. Sarà da scoprire il suo rapporto con Allegri (molto simile a Tuchel), ma la speranza è di rivedere in Italia almeno una briciola di quanto fatto vedere in giro per l'Europa negli scorsi anni.


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