Fiorentina

Entusiasmo Fiorentina: ma qual è la dimensione dei viola in questa stagione?

Matteo Baldini
Vlahovic e Italiano
Vlahovic e Italiano / Gabriele Maltinti/GettyImages
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Tra le realtà in grado di attirare le luci dei riflettori in questa prima parte di stagione, a due giornate dalla fine del girone d'andata, merita senz'altro un posto la Fiorentina di Vincenzo Italiano. E raramente capita che una squadra finisca per somigliare tanto, già fin dai primi giorni, al proprio allenatore, per cambiare pelle e assumere i connotati di un tecnico arrivato da poco.

Un timbro che senz'altro può significare qualcosa, a livello d'identità ritrovata, ma che porta anche a chiedersi dove possa effettivamente arrivare in classifica la squadra viola, attualmente quinta in solitaria a 6 punti dal quarto posto che vale la Champions League.

Youssef Maleh
Esultanza viola / Giuseppe Bellini/GettyImages

Un paragone impietoso

Al di là del dato espresso attualmente dalla classifica, senz'altro basilare per giustificare gli entusiasmi della piazza, esistono altri aspetti che permettono di capire quanto in effetti si sia voltata pagina rispetto alle passate stagioni, vedendo finalmente decollare (per la prima volta) la squadra dell'era Commisso.

Un dato su tutti: la Fiorentina ha già vinto più partite alla diciasettesima giornata della stagione in corso (10) di quante ne abbia vinte in totale nella stagione 2020/21 (appena 9). Ma non esiste tratto che non induca a intuire i passi in avanti compiuti: fin qui i viola hanno segnato 31 gol e ne hanno subiti 22, lo scorso anno dopo la diciassettesima giornata ne avevano segnati 18 e ne avevano subiti 23.

Al contempo la Fiorentina è la seconda squadra in A per possesso palla medio in percentuale (56,4%) ed è quella che effettua più cross utili dopo l'Inter, grazie all'efficace lavoro degli esterni alti e bassi e all'importanza di avere Vlahovic nel cuore dell'area.

Artemio Franchi
L'Artemio Franchi / Getty Images/GettyImages

Fortino Franchi

Un vecchio adagio ritiene che le fortune di una squadra debbano poggiare le loro fondamenta su un rendimento interno importante, approfittando dunque del fattore casalingo e del sostegno dei tifosi.

Un elemento per certi versi distintivo all'interno della storia viola, nei periodi di maggiore successo, che dopo il ritorno dei tifosi negli stadi ha visto di nuovo sancito un idillio interrotto: nelle ultime 5 partite interne i viola hanno sempre vinto, segnando 17 gol e subendone appena 4, riuscendo anche a ottenere il successo tanto atteso contro una big, il Milan, con un pirotecnico 4-3.

Diventa lampante come riuscire a mantenere intatto il "fortino" possa essere un fattore fondamentale per garantire una classifica importante o comunque superiore alle attese estive.

Edin Dzeko
Sconfitta interna con l'Inter / Ciancaphoto Studio/GettyImages

Il rovescio della medaglia

Esistono poi alcuni aspetti in grado di porre un freno ai facili entusiasmi o, comunque, di dare un tono diverso alla visione d'insieme. Da un lato il rendimento con le big, con le squadre cioè contro le quali la Fiorentina auspicherebbe di giocarsi un posto in Europa, tra Champions, Europa League e Conference.

La Fiorentina è riuscita a fare punti solo contro il Milan, vincendo al Franchi, ma ha perso contro Roma, Inter, Napoli, Lazio e Juventus. Sconfitte arrivate sia in casa (Inter e Napoli) che in trasferta (Roma, Lazio e Juve) e che richiederanno senz'altro uno scenario diverso nel girone di ritorno, se davvero l'obiettivo fosse quello di centrare un posto in Europa e di non accontentarsi di stare serenamente nella parte sinistra della classifica.

C'è poi un'altra variabile da tenere in considerazione ed è quella della capacità di reagire alle situazioni di svantaggio, caratteristica che vede la Fiorentina tra le peggiori della Serie A: nelle 8 volte in cui i viola si sono trovati sotto sono poi riusciti a rimettere in sesto la partita una sola volta (vittoria sulla Samp in rimonta) mentre nelle altre 7 occasioni hanno perso, senza dunque mostrare la necessaria forza per reagire.

La chiave del mercato

Sarebbe deleterio e irrealistico vivere il mercato come la panacea di tutti i mali, come intervento provvidenziale in grado di porre il timbro sulle ambizioni europee, ma esistono motivi chiari per cui, nel caso dei viola, muoversi bene a gennaio possa davvero dare una spinta degna di nota.

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Ikoné, prossimo viola? / RONNY HARTMANN/GettyImages

Da un lato Italiano ha spiegato, prima dell'inizio della stagione, di auspicare la presenza in rosa di 5 giocatori in grado di giocare come esterni offensivi: a oggi ci sono Sottil, Nico Gonzalez, Saponara e Callejon. Manca dunque un quinto elemento, con tutta probabilità sarà Jonathan Ikoné, in arrivo dal Lille. Al contempo è evidente come i viola dipendano, anche comprensibilmente, da un terminale offensivo del calibro (e dalle caratteristiche) di Vlahovic.

In caso di assenza del serbo, pur con tutti gli scongiuri del caso, sarebbe complesso trovare soluzioni per reggere l'urto: l'arrivo di un vice-Vlahovic che dia garanzie sembra strategico, inevitabile, dati gli acciacchi di un Kokorin fin qui impalpabile e la volontà di tenere Nico Gonzalez sulla fascia, per sfruttarne tutte le qualità al meglio.

Dove può arrivare la Fiorentina?

Con un mercato mirato, con cioè due colpi in canna (esterno offensivo e vice-Vlahovic già pronto) e con la capacità di rispondere con maggior lucidità alle situazioni di svantaggio ci sono tutti gli ingredienti per immaginare effettivamente una Fiorentina coinvolta nella lotta per l'Europa, sarà però necessario subire meno il timore reverenziale rispetto alle big, in quelli che diventeranno scontri diretti, e trovare una maggiore continuità lontano dal Franchi.

L'inseguimento al quarto posto appare utopia, chiaro, ma già arrivare fino in fondo alla lotta per strappare un ultimo posto in EL o la settima piazza, valida per la Conference, sarebbe un traguardo ragguardevole e non del tutto fuori dalla portata.


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