Fiorentina

Dusan Vlahovic non vale una crociata (ma Commisso non lo sa)

Matteo Baldini
Dusan Vlahovic
Dusan Vlahovic / Insidefoto/GettyImages
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Riferirsi alle parole dell'entourage di Dusan Vlahovic definendole come di "chiusura" verso la Fiorentina rientra senz'altro nel dominio degli eufemismi più tenui, più corretto forse parlare di porte in faccia, di un ponte levatoio tirato su in modo da rendersi impermeabili a qualsiasi idea di dialogo. Ormai è troppo tardi, decisamente, e il tempo del confronto ha lasciato lo spazio agli stracci che volano e alle schermaglie che, utopistico immaginare altro, si tradurranno sul mercato: ora resta solo da capire, e non è poco, il come e il quando.

Rocco Commisso
Rocco Commisso / Alessandro Sabattini/GettyImages

Fuori dal tempo

L'immagine romantica di un presidente che prende sotto l'ala protettiva un giovane pupillo rimanda senz'altro a un'idea di calcio in grado di strappare una lacrimuccia, tale da consegnarci una dimensione di sogno persino infantile, quella stessa idea che per certi versi ci tiene emotivamente legati al gioco. Infantile, appunto, come a dire che lo spazio per una simile fotografia non si trova adesso, non appartiene a questo tempo.

Sembra paradossale che un imprenditore con un patrimonio superiore ai 7 miliardi di euro si faccia portatore di istanze da libro Cuore ma disponibilità economica e mentalità parlano lingue diverse e, dunque, bisogna davvero fare i conti con un Rocco Commisso dall'indole sentimentale, un gigante (finanziario) dal cuore pronto ad aprirsi di fronte a giovani da scoprire, esaltare e proteggere. Il guaio però è che un cuore ferito, soprattutto se si sente tradito, può scatenare la tentazione violenta di rovesciare il banco, di tramutare uno sguardo paterno e amorevole in un rabbioso contraltare: non è il patrimonio che parla, si torna sul piano degli uomini. Un piano che però, oggi, va onestamente svincolato da quello del pallone.

Dusan Vlahovic
Vlahovic in gol con la Serbia / ANDREJ ISAKOVIC/GettyImages

Le spalle coperte

Un discorso pragmatico può essere fatto poggiandosi su fondamenta solide e composte da numerosi pilastri, sportivi ma non solo. In sostanza esistono fattori che dovrebbero tenere alla larga la Fiorentina dalla tentazione di mettersi sullo stesso piano dell'entourage di Vlahovic: il primo aspetto riguarda il giocatore e la dimensione prettamente sportiva, considerando cioè la professionalità e la dedizione del classe 2000 al lavoro quotidiano, aspetti mai venuti meno con Italiano come coi precedenti tecnici.

Al di là del campo però, dove Vlahovic continuerà a dare il proprio contributo anche al netto dell'atteggiamento dei tifosi, emergono ogni giorno altre ragioni per non farsi prendere dal panico: in primo luogo Commisso ha dato prova di voler rendere la Fiorentina una protagonista del panorama calcistico italiano e non una comparsa, lo ha fatto investendo sul Viola Park e raccogliendo per questo lodi e consensi dalle principali istituzioni calcistiche e sportive del Paese, provando al contempo a muoversi sul fronte internazionale (con Ceferin nello specifico) per affrontare l'annoso tema dello strapotere degli agenti sportivi. Un'opera di diplomazia senz'altro lungimirante, preferibile all'assetto da guerra più adatto a un Don Chisciotte che non a un presidente.

Nemici o mulini a vento?

L'intenzione di muovere un vero e proprio assalto indiscriminato, a tutti i costi, presenta una dose di rischi probabilmente maggiore rispetto agli eventuali benefici, se intesa come crociata (formale come sostanziale). Il rischio principale è quello di trovarsi a lottare coi proverbiali mulini a vento, senza individuare le sedi più opportune e i giusti interlocutori (o i giusti rivali) con cui interfacciarsi.

Il disappunto per il caso Vlahovic, peraltro legato anche ai passi forse tardivi della società a tema rinnovo, non deve necessariamente portare a una linea dura indiscriminata, con l'idea anche sposata da una parte dei tifosi di una surreale "tribuna fino al giugno 2023". Esiste la possibilità di provare a tenere botta, tappandosi il naso e ottenendo quanto più possibile dall'addio del giocatore in estate: non si tratta di fare di tutto per qualche milione in più ma di non farsi prendere dalle reazioni viscerali di un amante tradito, dal richiamo di un'idea di calcio ormai fuori dal tempo.


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