Due film diversi e un epilogo così vicino. Paolo e Diego: estremi che si incrociano

Matteo Baldini
Omaggio a Paolo Rossi
Omaggio a Paolo Rossi / MARCO BERTORELLO/Getty Images
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Come si fa a lasciare da parte la retorica, quel ritornello secondo cui sarebbero sempre i migliori ad andarsene? Forse si può ridiscutere e sviscerare tutto il concetto di "migliore", almeno quando ci è concesso, ma questa sfida negli ultimi giorni diventa impossibile da affrontare. Sono realmente i migliori ad essersene andati e non esiste un ranking specifico che permetta di dirlo, non esistono valori accurati o proporzioni matematicamente stabilite che legittimino il discorso.

Paolo Rossi contro il Brasile
Paolo Rossi contro il Brasile / Alessandro Sabattini/Getty Images

Anche perché quando si parla di Diego Armando Maradona e di Paolo Rossi ci affacciamo su due strade diverse per essere i migliori, per essere vissuti come tali senza paura di smentite o della direzione del vento del momento. Sono strade parallele, film di genere diverso, col tratto comune di un epilogo scritto in contemporanea. La grandezza uguale e diversa aiuta a rappresentare i poteri in mano al calcio: elevare a eroe chi viene associato, grazie alla tecnica sopraffina e alla fantasia, a una sorta di divinità capitata sulla terra. Cioè Diego. Ma non solo: vivere come mito anche chi non perde mai il marchio della propria normalità, non come stigma ma come modo di essere uomo. Cioè Paolo.

Oppure un'altra contrapposizione, un'altra differenza: una vita coltivata nel privato, nell'intimità della propria famiglia e delle proprie attività, con una sofferenza rimasta fino alla fine nascosta e legittimamente privata, totalmente privata. E, dall'altra parte, una vita che sembra svolgersi tutta sul palcoscenico, tutta piena di protagonisti e di comparse che cercano un loro ruolo e un posto sulla ribalta (anche dopo la morte). Poi però subentra il potere evocativo delle immagini e qui le differenze perdono il loro peso: ci sono persone attaccate alla radiolina, ci sono boati dopo un gol, feste di piazza con le bandiere in mano, caroselli, ci sono murales (veri o quelli della memoria).

Napoli celebra Maradona
Napoli celebra Maradona / Stefano Guidi/Getty Images

Ci sono anche le lacrime: da un lato un popolo che si dispera, dall'altro un mondo intimo, che non chiede niente di diverso dal ricordo di un sorriso (di un compagno di squadra, sì, ma prima di un padre o di un marito). Quel che nella storia è stato separato, alla fine, si unisce e consegna realmente la potenza del calcio e il suo spazio gigantesco nell'immaginario della gente, avvicinando persino Prato e Buonos Aires, rendendo più simili Napoli e Vicenza.


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