Diego Armando Maradona e quella assurda forma di solitudine: è il destino dei più grandi?

Omaggi a Maradona
Omaggi a Maradona / CARLO HERMANN/Getty Images
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Per astratto si immagina sempre che una divinità risieda sull'Olimpo, la si proietta in alto e di certo se conosce la solitudine lo fa perché il resto del mondo, anche sforzandosi, non arriva al suo livello. Si tende insomma, di fronte al mito da celebrare, a immaginarlo in una sorta di firmamento distaccato dalle povertà terrene.

Maradona al Napoli
Maradona al Napoli / Alessandro Sabattini/Getty Images

Ma può succedere che una simile vetta, se vista da una prospettiva diversa, assuma la forma di un abisso? La vicenda umana di Diego Armando Maradona (quella raccontata, poiché quella vera non è dato conoscerla) porta a ridiscutere tutta quest'idea di solitudine: non più in alto ma profondamente in basso, assorbito proprio dalle povertà umane. Il mito è solo, sì, ma non per una forma di venerazione e di stima ma per un ruolo (più grande di lui) che arriva a rappresentare: certo non possiamo cadere dalle nuvole, la vita di Maradona è stata una danza costante tra alto e basso, ma tutto quel che sta emergendo dal giorno della sua morte amplifica ancora questo senso di inesorabile abbandono.

Si parla di lotte aspre per ogni spicciolo di eredità, di richieste della riesumazione della salma per confronto di DNA, si parla di rapporti complessi e spigolosi con chi se ne prendeva cura, addirittura non sono mancate voci su rapine fatte col corpo di Maradona ancora sul letto, privo di vita. Al netto dei ricami legati al forte appeal mediatico del personaggio, un prezzo da pagare spesso inesorabile, è evidente però lo spaccato di una realtà cruda, fatta di "miserie" e di difficoltà umane connesse alle dipendenze, alla malattia e appunto alla solitudine.

Diego Maradona segue il suo Boca
Diego Maradona segue il suo Boca / Jam Media/Getty Images

Sarà retorica pensarlo come un ulteriore esempio di unicità e di grandezza, certo si parla sempre di calci ad un pallone, ma alla fine Maradona avrebbe potuto fare qualsiasi cosa (l'attore, il regista, lo scrittore) e nella costruzione del suo stesso mito avrebbe finito per restare solo e confinato in questa specie di esilio. Solo con tanti figli, con milioni di tifosi, con tanti amici (veri o presunti), solo coi murales e le scritte per le strade del mondo. Una stranissima forma di solitudine che, per assurdo, soltanto chi viene venerato può vivere: avere milioni di amici equivale ad averne zero? Essere un Dio, in sostanza, equivale a dover fare quella fine lì?


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