Fiorentina

Cosa può dare Luka Jovic alla Fiorentina?

Matteo Baldini
Luka Jovic
Luka Jovic / Gonzalo Arroyo Moreno/GettyImages
facebooktwitterreddit

Come si può legare un attaccante arrivato al Real Madrid per 60 milioni di euro con le prospettive di mercato per l'attacco della Fiorentina? A una prima occhiata sarebbe complesso farlo, almeno in linea di principio, ma le strade del calciomercato sanno essere più che mai imprevedibili, persino schizofreniche, tanto da aver reso verosimile e valido un percorso altrimenti puramente utopistico.

Luka Jovic, in sostanza, appare oggi come uno dei giocatori più vicini ad indossare la maglia viola e possiamo scoprire, anche piuttosto agevolmente, quali risorse insperate giungono in aiuto del club gigliato per portare a termine un simile affare: la voglia di rilancio di un giocatore reduce da un calo, i rapporti più che mai fruttuosi tra i viola e l'agente Ramadani ma anche, al contempo, il buon precedente Odriozola che ha permesso al laterale spagnolo di trovare spazio e continuità nell'ultima stagione. Ingredienti importanti a cui si sono aggiunti poi i noti indizi, coi like di Jovic alle notizie legate al mondo viola, non ultima l'ufficialità del rinnovo di Italiano "celebrata" anche dall'attaccante serbo, con tanto di cuoricino social.

Luka Jovic
Jovic in Nazionale / James Williamson - AMA/GettyImages

A questo punto, stabilito che per traiettorie imprevedibili siamo usciti dal piano della fantascienza entrando in quello delle possibilità, diventa necessario capire quale contributo possa dare Jovic nella Fiorentina di Italiano, in caso di effettivo arrivo in Serie A. Il serbo classe '97 ha fin qui vissuto una traiettoria piuttosto peculiare, in carriera, vivendo una sola stagione eccezionale che (al momento) appare come l'apice assoluto: i 27 gol segnati tra Bundesliga ed Europa League nel 2018/19 rappresentano ancora il capolavoro personale di Jovic, qualcosa che però non ha trovato un degno seguito. Il rendimento di quella stagione portò peraltro tifosi e addetti ai lavori a non ritenere nemmeno eccessivi i 60 milioni che le Merengues sborsarono per assicurarsi Jovic: un gioiello in rampa di lancio per cui, insomma, pareva logico dover spendere cifre simili.

Diventa evidente però come la maglia del Real Madrid abbia un peso tutto speciale, che mal si concilia con la necessità di lasciare il segno da subentrante, in quelle rare occasioni concesse nella parata di stelle che i Blancos hanno in sé. Un impatto difficile che si lega senz'altro alle pressioni e al poco minutaggio, che trova volendo anche una sponda a livello tattico: l'exploit con l'Eintracht avvenne nell'ambito di un 3-5-1-2 o del 3-5-2, con un altro attaccante vero e proprio con cui dialogare, mentre nel 4-3-3 (come prima punta) le cose sono evidentemente cambiate. Una valutazione statistica che però non può certo far preoccupare i viola: il dato più chiaro riguarda il minutaggio, cioè il passaggio da titolare inamovibile a rincalzo da buttare dentro nel finale, situazione che ovviamente ha pesato negativamente.

Real Madrid v Osasuna - La Liga
Jovic e Odriozola / Anadolu Agency/GettyImages

Cosa può dare Jovic alla Fiorentina?

Ma, spostandoci sul giocatore più che sulle sue esperienze precedenti e sui suoi numeri, come potrebbe inserirsi nella Fiorentina e cosa potrebbe dare all'attacco viola? Esistono questioni prettamente connesse al ruolo, doti di scaltrezza e movimento senza palla, che si aggiungono ad aspetti altrettanto rilevanti: non è un giocatore particolarmente alto (181 cm) ma ha mostrato, soprattutto nel suo exploit all'Eintracht, di essere abile anche nel gioco aereo e nelle sponde per i compagni, andando a dialogare efficacemente di prima e rendendo così imprevedibile il gioco offensivo.

Si tratta di un giocatore che, nei suoi periodi migliori, ha dimostrato di non essere meramente un'ariete da area di rigore o una prima punta cinica: si è rivelato abile anche arretrando il raggio d'azione e allargandosi, una qualità che potrebbe anche lasciar immaginare (sporadicamente) una convivenza virtuosa con Cabral e non solo un'alternanza. Più carente, invece, quando si tratta di gestire il pallone in modo ragionato e di servirlo al compagno: la visione di gioco non è il suo forte e le sue statistiche nei passaggi, corti come lunghi, non sono eccezionali. Tornando ai punti di forza si sottolinea la rapidità nel cambio di direzione così come la forza del corpo a corpo, di certo non si sottrae nei duelli, neanche quando si trova ad avere a che fare con centrali fisicamente più imponenti.

Il fiuto del gol e la capacità di calciare bene con entrambi i piedi tracciano poi il profilo di una punta spietata e potenzialmente letale, come emerso del resto in quella sua stagione magica e soprattutto in quell'incredibile percorso in Europa League agli ordini di Hutter. Nella sua annata più prolifica ciò che saltava all'occhio in modo palese era la capacità di farsi trovare costantemente nel posto giusto e al momento giusto, nelle condizioni migliori dunque per esprimere tutto il proprio cinismo sotto porta. Rimane evidente la distanza (riflettendo sia su Jovic che su Cabral) da un attaccante che sappia anche rivelarsi "regista" nel modo di dialogare coi compagni, come talvolta fatto efficacemente da Vlahovic nella scorsa stagione.

UC Sampdoria v ACF Fiorentina - Serie A
Cabral / Getty Images/GettyImages

In viola viene ovviamente naturale immaginarlo come prima punta nel 4-3-3 targato Italiano (Nico Gonzalez, Jovic e Ikoné dunque), senza cioè stravolgimenti tattici in vista, ma - provando a supporre una sporadica convivenza con Cabral, si potrebbe vedere il brasiliano come terminale offensivo, accompagnato da un elemento di maggiore equilibrio come Saponara sulla trequarti e dallo stesso Jovic come seconda punta, avvicinandosi di più al 4-3-1-2 e sacrificando i due esterni offensivi.


Segui 90min su Twitch.

facebooktwitterreddit