Come Erling Haaland sta stravolgendo il peso di un gol

Matteo Baldini
Erling Haaland
Erling Haaland / OLI SCARFF/GettyImages
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Ci raccontiamo da decenni quanto segnare un gol sia difficile, ci rimbalzano nella memoria nomi e immagini di generosi centravanti che vedono nella doppia cifra un traguardo già dignitoso se abbinato al lavoro sporco.

La retorica del gol da sudare e guadagnare, della rete che si gonfia come premio finale dopo un epico sacrificio, ha trovato già da tempo un nemico ai limiti del sovrumano e (di conseguenza) un antagonista imbattibile con le consuete armi che ci sono date.

Diverso dagli altri

Ci soffermiamo oggi sui record e tracciamo così una strada verso la storia: Erling Haaland ha raggiunto quota 20 gol in Premier League, fatto già in sé rimarchevole in una stagione intera, ma lo ha fatto in 14 partite.

La doppietta contro il Leeds, firmata proprio nella sua città natale, ha permesso al centravanti di polverizzare ogni precedente riferimento statistico, ogni consueto standard anche per i centravanti più prolifici (arrivati a 20 gol dopo un numero ben maggiore di presenze).

Cole ha impiegato 23 partite per ottenere lo stesso risultato, a Diego Costa e Van Nistelrooy ne sono servite 26: quel che prima appariva ragguardevole e straordinario, insomma, adesso appare ai confini con la normalità, con imprese tiepide e non più in grado di infiammare gli animi.

Una fame inesauribile

Siamo soliti chiedere a un fuoriclasse o a un campione, per percepirlo come tale, di spostare certezze e ribaltare paradigmi. Spesso lo facciamo sul fronte dell'estetica calcistica, valutiamo l'impatto di un singolo elemento sul gioco di una squadra oppure ne valutiamo semplicemente la tecnica: Haaland risponde a quella nostra richiesta, quella di superare una certezza, in un modo radicalmente diverso e persino più dirompente.

Lo fa, in sostanza, mutando il peso di un gol: ciò che storicamente siamo abituati a vivere come complesso e faticoso diventa, così, sistematico, totalmente naturale e inesorabile. A questa consapevolezza si ricollega anche l'atteggiamento dello stesso norvegese, ne troviamo uno specchio anche nelle dichiarazioni post-partita: dopo una doppietta da record (la terza in questa Premier, insieme ad altrettante triplette) Haaland non ha mostrato l'ombra dell'autocompiacimento, dell'appagamento.

"Ho ancora fame, avrei potuto segnare due gol in più" ha affermato l'attaccante del City, rendendo chiaro come il suo rapporto col gol non preveda alcuno spazio per la tentazione di specchiarsi, di sentirsi arrivato. "Nel mirino c'è Shearer", si legge ovunque a commento dei record macinati da Haaland, ma appare ancor più evidente come nel mirino ci sia una dimensione diversa del ruolo di attaccante, uno standard del tutto fantascientifico che stiamo imparando, sempre di più, a vivere come reale.

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