Fiorentina

Comandamenti che vacillano: "onora il padre" ma a quale prezzo?

Matteo Baldini
Onora il padre
Onora il padre / Gabriele Maltinti/Getty Images
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Sarà ingeneroso e cinico immaginare che, davvero, non si conosca qualcuno finché l'argomento sul tavolo non diventano i soldi? E sarà davvero destinata a fallire miseramente la ricerca, nel calcio, di un rapporto che sia "vergine" e immune dalle forze circostanziali della convenienza o dell'opportunità? E c'è poco di più puro e viscerale del rapporto con un genitore, di una storia che arriva nella mente di tutti a trascendere il discorso contrattuale o quello esclusivamente sportivo per diventare famiglia, appartenenza, orgoglio di far parte di una stessa comunità.

Giancarlo Antognoni
Antognoni nell'ultimo periodo da dirigente viola / Jonathan Moscrop/Getty Images

Si parla di simboli, si parla di bandiere, di temi su cui a lungo si è riflettuto: è così opportuno, così sano, coltivare nel tempo il culto di un mito sportivo, elevarlo a emblema di una fede e di una città? Sono dubbi che attraversano Firenze nel profondo e che stanno riuscendo nel fantascientifico intento di macchiare un piano apparso a lungo immacolato in assoluto, impermeabile e intoccabile, quello del rapporto con Giancarlo Antognoni. "Onora il padre" si legge in Curva Fiesole, elevando dunque la questione da sportiva a religiosa, come dogma da rispettare e non da discutere, ma ci si rende oggi conto di come il padre in ballo non sia il Padre, in senso spirituale, ma di fatto il babbo, il papà, semplicemente il genitore. L'uomo, dunque, che in quanto uomo ci riporta giù nelle paludi del cinismo, nella disillusione rispetto al senso perenne e inattaccabile della bandiera. Il percorso di questa inesorabile discesa parte proprio dal dubbio introduttivo: appena il denaro compare in scena ecco che, agli occhi ingenuamente innamorati di un qualcosa, la poesia si avvicina alla prosa e il sentimento perde pezzi per strada.

Fiorentina-Juve
Omaggio in Fiorentina-Juve / Giuseppe Bellini/Getty Images

E nelle intenzioni del club il divorzio da Antognoni non avrebbe dovuto segnare uno strappo, anche al di là delle perplessità espresse con forza dallo storico 10 viola: in sostanza la società non poteva prendere le distanze, simbolicamente, da quanto Antognoni ha rappresentato storicamente per la Fiorentina, ribadendo dunque come il suo ruolo di bandiera non fosse in discussione, travolto da rancori o strascichi. Il discorso ha cambiato i connotati e la discesa si è fatta più ripida quando il vocabolario si è ribaltato, ospitando parole sinistre, ospiti inattese: avvocati, causa, bonus, compensi. Ecco che, da una strenua difesa di quel padre tradito e non debitamente considerato, la tifoseria (in quanto figlia) ha iniziato a sentire un tarlo mentale farsi largo, un dubbio fino a poco prima impensabile che, di fatto, è stato adesso sdoganato.

Giancalo Antognoni, Pierpaolo Virdis, Giuseppe Furino
Antognoni in viola / Alessandro Sabattini/Getty Images

Se quel padre non fosse un simbolo astratto ma un uomo? Se quel legame non fosse vivo a prescindere da tutto, parlando invece anche il linguaggio concreto del denaro? Un brusco risveglio. Il merito delle cose resta un gioco di tensioni tra due posizioni distinte, che in altre sedi a questo punto sarà discusso, ma quel che oggi diventa lampante è appunto il risveglio di tanti da un pensiero fin troppo spirituale e alto per essere vero: il dubbio s'insinua e la percezione cambia, qualcuno potrebbe pensare che (a questo punto) anche a un padre si possano voltare le spalle per crescere davvero.


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