Juventus

Caso plusvalenze, macigno sulla Juve o input per compattarsi?

Matteo Baldini
Allegri e Chiellini
Allegri e Chiellini / Jonathan Moscrop/GettyImages
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Lo scorso 26 novembre ha visto prospettarsi scenari inattesi, turbolenze ansiogene sorprendenti agli occhi dei tifosi ma, per certi versi, già intuibili e immaginabili dai protagonisti: l'inchiesta Prisma, con tanto di Guardia di Finanza negli uffici della Juventus per acquisire la documentazione necessaria, ha riportato in ballo l'annosa questione delle plusvalenze e del loro ruolo all'interno di un bilancio.

Al contempo l'indagine per falso in bilancio vede tra gli indagati personalità importanti, addirittura centrali, del presente bianconero e del recente passato: il presidente Andrea Agnelli, il vicepresidente Pavel Nedved e l'ex DS e AD Fabio Paratici, oggi al Tottenham. Da quella data in poi la Juventus ha disputato tre partite, tutte in Serie A, perdendo all'Allianz con l'Atalanta e vincendo invece con la Salernitana e il Genoa, rispettivamente in trasferta e in casa.

Al di là della questione extra-campo, che solo in casi estremi potrà avere effetti concreti e diretti sul futuro bianconero, esistono stringenti affari legati al rendimento della squadra di Allegri: il quarto posto dista 7 punti, in Champions gli ottavi sono una certezza e (probabilmente) rappresentano la vera sede di riscatto per ridare entusiasmo. Esiste la possibilità concreta, al di là della retorica e del racconto fatto a tavolino, che la bufera che investe il bilancio bianconero possa dare un input di coesione, tracciare una paradossale strada in cui - sentendosi attaccati - possa arrivare qualcosa di buono sul campo?

Maurizio Arrivabene, Pavel Nedved, Andrea Agnelli, Federico Cherubini
La dirigenza bianconera / Jonathan Moscrop/GettyImages

Come Sir Alex

In questo senso c'è chi è stato maestro, probabilmente inarrivabile, nel rivoltare una situazione (sul fronte della motivazione) e nel trarre una spinta positiva di ciò che apparentemente rappresenterebbe un'insidia. Parliamo di chi, Sir Alex Ferguson, detiene il record per il maggior numero di Premier League vinte (ben tredici), di chi ha saputo trarre il meglio da una generazione di fenomeni, fondendo il senso di appartenenza alla realtà dei Red Devils con la giusta quantità di stelle internazionali (da Cantona a CR7, passando per Van Nistelrooy).

La leggenda Ferguson si muove sì sul binario della valorizzazione massima dei talenti fatti in casa, nella creazione di un gruppo e di uno zoccolo duro tanto longevo quanto valido, ma anche sul fronte della motivazione, del faccia a faccia coi giocatori, di una fenomenale retorica volta a cogliere il meglio da un gruppo.

Man Utd Parade
Cantona e Ferguson / Shaun Botterill/GettyImages

Durante la propria storia allo United Sir Alex si è trovato a fronteggiare casi mediatici in abbondanza, basti pensare alla bufera che investì Cantona dopo l'aggressione al tifoso del Crystal Palace: anziché veder intaccato lo spirito del gruppo, quando tutto sembrava remare contro, ha utilizzato la polemica come carburante, lo scontro come benzina per andare ancora più forti. L'attacco esterno, in sostanza, ha rivestito un sorprendente ruolo di rafforzamento per quel fortino che Ferguson aveva saputo tirare su negli anni.

L'Italia di Calciopoli

Per ripercorrere storie a noi più vicine, se non emotivamente almeno geograficamente, possiamo ripensare a quella Nazionale italiana che, nel pieno di una vera e propria burrasca, riuscì a gettare il cuore oltre l'ostacolo, nel 2006, andando a vincere un Mondiale.

Marcello Lippi, Fabio Cannavaro
L'Italia sul tetto del mondo / Simon M Bruty/GettyImages

Non è un caso che alla guida di quel gruppo ci fosse Marcello Lippi, uno che ha definito Alex Ferguson "come un fratello" e che dallo stesso Ferguson fu stimato e persino preso come esempio. Un gruppo valido, senz'altro, che riuscì ad esprimere valori in grado di superare l'aspetto tecnico, puntando sull'orgoglio, sulla voglia di reagire a un ciclone mediatico che non risparmiava nessuno, che soprattutto non risparmiava quegli elementi così fortemente connessi all'immaginario juventino, alla recente storia bianconera che (proprio nei giorni del Mondiale) veniva messa sottosopra, come centro di un sistema tossico, da debellare.

Un clima da "mani pulite" che anziché affossare le ambizioni della Nazionale si tramutò virtuosamente in una spinta insperata, in uno slancio, trasformando i fantasmi di un tracollo nei presupposti per un trionfo.

L'input di Chiellini

Chiaro come nel caso della Juventus, spostandoci sulla mera attualità, risulti arduo prospettare un epilogo particolarmente glorioso ma, al contempo, sono significative le parole di Giorgio Chiellini in merito all'inchiesta Prisma e ai suoi effetti sulla Juve a livello sportivo: "Dispiace a tutti vivere certe difficoltà ma abbiamo l'obbligo morale di stare uniti perché se ne usciamo, ognuno di noi può uscire rinforzato".

Giorgio Chiellini
La grinta di Chiellini / Ivan Romano/GettyImages

Parole dalla forte carica e dal peso specifico importante: una dichiarazione d'intenti che, sulla falsa riga dell'identità bianconera, punta proprio a trarre una nuova linfa da ciò che di partenza apparirebbe come un ostacolo in grado di affossare chiunque. Un percorso virtuoso che origina da ciò che virtuoso non è e che, per assurdo, può rendere meno lontani e fuori portata i traguardi stagionali.


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