Juventus

Il bilancio della Juve di Allegri con il 4-2-3-1

Matteo Baldini
Max Allegri
Max Allegri / Francesco Pecoraro/GettyImages
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Una delle linee di confine che potremmo tracciare tra i vari tecnici, volendoli suddividere per profilo, riguarda senz'altro la fedeltà di un allenatore a un modulo, a uno schieramento vissuto come dogma e come base di partenza su cui costruire le fortune di una squadra sul campo.

Uno dei punti di forza di Massimiliano Allegri, in questo senso, è un certo sardonico pragmatismo: basta che funzioni o meglio basta che, in un dato momento, il modulo rifletta le qualità dei giocatori a disposizione, la loro abilità a svolgere determinati compiti.

Tante volte Allegri, pensando anche al vecchio corso alla Juve, ha dimostrato di saper essere camaleontico, in grado di adattarsi e di non forzare la squadra a seguire logiche stabilite a priori, a tavolino. A partire dalla sfida di Salerno, vinta dai bianconeri, Allegri ha optato per il passaggio al 4-2-3-1 e per l'accantonamento, momentaneo o meno che sia, del 4-4-2 utilizzato dall'inizio della stagione 2021/22.

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Allenamento bianconero / MARCO BERTORELLO/GettyImages

Il 4-2-3-1 nella Juve di Allegri

Un passaggio, quello al 4-2-3-1, che rappresenta un déjà-vu, riflettendo sull'esperienza del tecnico livornese in bianconero dal 2014 al 2019: già a inizio 2017 Allegri iniziò a puntare con continuità su tale assetto, utilizzando Mandzukic nell'insolita posizione di esterno alto a sinistra e reinventando (virtuosamente) un giocatore generalmente usato in altre vesti.

Fino a quel punto la Juve di Allegri aveva essenzialmente alternato il 3-5-2, ereditato da Conte, al 4-3-1-2, senza concedersi ulteriori esperimenti ma, a partire dal gennaio 2017, il 4-2-3-1 divenne una costante. Parliamo dunque della stagione 2016/17: dal 22 gennaio, sfida interna con la Lazio, Allegri optò per il 4-2-3-1 in 21 occasioni su 30 (tra campionato, Coppa Italia e Champions League), ottenendo 15 vittorie, 5 pareggi e una sconfitta (in finale di Champions contro il Real).

Massimiliano Allegri, Mario Mandzukic
Insieme a Mandzukic / Claudio Villa./GettyImages

Nella stagione successiva, 2017/18, il ricorso al 4-2-3-1 diventò meno continuo nel tempo per lasciare spazio al 4-3-3 e sporadicamente a rispolverare il 3-5-2. Nella stagione in oggetto Allegri utilizzò il 4-2-3-1 in 22 occasioni su un totale di 54 partite, con un bilancio di 13 vittorie, 6 pareggi e 3 sconfitte (contro Lazio, Barcellona e Samp).

Passando all'ultimo Allegri in bianconero, prima del recente ritorno, e alla stagione 2018/19, la prima con CR7 in squadra, troviamo un ricorso ancor meno frequente al 4-2-3-1: su 51 partite complessive stagionali, infatti, il tecnico lo utilizzò soltanto in 2 occasioni, nello specifico nelle vittorie ottenute contro il Chievo, alla prima giornata, e contro la Fiorentina al Franchi, ricorrendo perlopiù al 4-3-3 (con sporadiche incursioni nel 4-4-2 e nel 3-5-2).

Complessivamente dunque, nel suo primo periodo alla Juve, Allegri ha utilizzato il 4-2-3-1 in 45 partite, ottenendo un bilancio di 30 vittorie, 11 pareggi e 4 sconfitte.

Di necessità virtù

Distaccandoci dai paragoni e dai confronti, pur riconoscendo le sorti generalmente fortunate del 4-2-3-1 per i bianconeri, diventa significativa la capacità di Allegri non solo di trovare un nuovo vestito tattico per la sua Juve ma di non ricalcare comunque ricette già viste, con interpreti sempre uguali a loro stessi: il discorso Mandzukic, nel caso del primo passaggio al 4-2-3-1 nel 2017, dice tanto riguardo alla tendenza, volta per volta, a capire come utilizzare il singolo all'interno di uno schema, sfruttando al meglio le sue caratteristiche.

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La Juve a Salerno / MB Media/GettyImages

Un cambio di modulo che richiederà certo test più probanti e impegnativi, al netto dei successi con Salernitana e Genoa, e che permette però di riscoprire quella capacità tutta allegriana di fare di necessità virtù, di cambiare volto in risposta alle assenze e alle risposte date dai singoli sul campo.

La presenza di due esterni offensivi come Bernardeschi e Kulusevski, insieme a Dybala schierato dietro a una prima punta, sta segnando questa svolta bianconera proiettata verso un gioco più offensivo, fatto di maggiore controllo (lo dimostrano anche i dati sul possesso) e richiederà ora nuovi esami, più complessi, con tutta la curiosità del caso di capire cosa accadrà quando Chiesa tornerà tra i giocatori a disposizione. Quel che è certo è che in pochi più di Allegri, in un momento così delicato, saprebbero adattarsi e adottare i giusti accorgimenti, senza incaponirsi in una visione dogmatica e fissa di un modulo.


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