Perché il Barcellona ha messo su Pedri e Ansu Fati una clausola da un miliardo

Pedri e Ansu Fati
Pedri e Ansu Fati / LLUIS GENE/GettyImages
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Da Pedri ad Ansu Fati: nel giro di sei giorni, dal 14 al 20 ottobre, il Barcellona ha trovato il modo di infrangere il record per una clausola rescissoria nella storia dei Blaugrana e di ripetersi a stretto giro, replicando quanto fatto solo pochi giorni prima.

Se sul fronte sportivo i record rappresentano una sorta di malinconico ricordo per i colori blaugrana, dunque, il club catalano ha scelto di sorprendere percorrendo strade lontane dal campo ma, al contempo, profondamente connesse con quel che il Barcellona dovrà essere (tornare a essere) anche a medio termine, guardando oltre questo presente critico.

Un miliardo di clausola rescissoria per i rinnovi di Pedri e Ansu Fati, rispettivamente fino al giugno 2026 e fino al giugno 2027, una cifra che fa rumore e che ha fatto già il giro del mondo, numeri che raccontano tanto ma che permettono anche di leggere tra le righe e di esplorare le intenzioni di Laporta e del mondo blaugrana che si affaccia sul futuro.

Crisi e DNA

Le verità più oneste e ingombranti spesso emergono da spazi poco seri o persino involontari: la gaffe commessa da Laporta commentando il rinnovo di Pedri, chiamato erroneamente Messi dal patron blaugrana, dice più di tanti giri di parole sulla voragine lasciata dal fuoriclasse argentino al momento dell'addio in direzione PSG.

La situazione presente è come quella di un duro risveglio che ti pone di fronte a una realtà distante da quella sognata, che richiede sforzi ed espedienti da percorrere per riemergere: tanto si è detto delle responsabilità della gestione Bartomeu, com'è logico che sia di fronte a investimenti spesso illogici e fallimentari negli esiti, ma senza dubbio il caso Pedri sovverte la situazione e la ribalta.

Da investimento apparentemente eccessivo e accolto in modo tiepido nel 2019 (5 milioni di euro al Las Palmas pronti a tramutarsi in 17 al verificarsi di date condizioni) si è passati in breve tempo all'idillio calcistico, all'innamoramento collettivo per un giovane che dal canto proprio ha benedetto esplicitamente il Real Madrid per averlo scartato e avergli dato così modo di realizzare un sogno a tinte blaugrana.

Il caso di Ansu Fati va persino oltre il discorso dell'idillio identitario e abbraccia la faccenda più ingombrante, quella dell'eredità di Messi: un macigno sotto forma di maglia numero 10, ora sulle spalle dell'ispano-guineense, che non sembra spaventare il giocatore così come la piazza, disposta a cullare il sogno di un erede fatto in casa.

Ansu Fati
Ansu Fati con la numero 10 / Soccrates Images/GettyImages

Dichiarazione d'intenti

In sostanza la scelta di blindare i suoi gioielli, Pedri e Ansu Fati per primi a causa della scadenza nel 2022 ma c'è da scommettere anche su nuove mosse relative a Gavi, ha il sapore di un vero e proprio messaggio, di una dichiarazione d'intenti neanche troppo nascosta: ribaltare la prospettiva che con Bartomeu si era fatta strada, quella di un club che rinuncia all'identità per percorrere la via del talento già pronto da pagare caro, dalla formazione All Star da mettere insieme a tavolino.

Invertire la tendenza e capire quanto quella strada conduca in un vicolo cieco è un primo passo, accompagnato dalla riscoperta della concreta valenza tecnica della Masia, anche in ottica prima squadra: va dato atto a Koeman, al netto di critiche e voci sul futuro, di aver puntato con forza e senza particolari remore sui talenti più brillanti della cantera o comunque sui giovani, rendendo Pedri uno dei più utilizzati della rosa nella scorsa stagione e dando sempre più spazio a Gavi oltre che a Eric Garcia e Araujo.

Pedri e Barella
Pedri a Euro 2020 / Anadolu Agency/GettyImages

Il caso spagnolo

Quando si tratta di clausole rescissorie da capogiro la Liga non è seconda a nessuno e, anzi, è di fatto la patria delle cifre fuori mercato nell'ottica di blindare i giocatori: Pedri e Ansu Fati non rappresentano insomma eccezioni o situazioni emerse in modo inatteso, basti pensare alle clausole da un miliardo previste dai contratti di Benzema e Valverde o a quelle da 750 milioni per Brahim Diaz e Vinicius, tutte peraltro stabilite in casa Real Madrid.

Per quanto riguarda i Blaugrana le clausola più elevata, fino ai due recenti rinnovi di Pedri e Ansu Fati, era quella di Piqué, fissata a 500 milioni di euro. Il discorso va dunque contestualizzato e letto in una logica di continuità rispetto a quel che ci hanno già raccontato i contratti delle stelle che militano nella Liga, non soltanto quelle di livello assoluto.

Resta comunque evidente l'intenzione di blindare due giocatori ritenuti strategici e fondamentali per ricostruire un Barcellona che si arricchisca con la propria identità e che non partecipi alla solita logica del supermarket, della compravendita di stelle già conclamante (e persino sopravvalutate).

Laporta stesso, senza girarci intorno, ha già spiegato di vedere un Pedri legato per sempre al Barça, andando a ripercorrere le gesta di chi ha fatto la storia recente del club e senza trovarsi poi a doverlo abbandonare (come successo con Messi).

Oltre l'identità

Farne solo un discorso di DNA e di legame tra la prima squadra e la Masia sarebbe parziale e deleterio: è evidente come il gruppo di giovani attualmente a disposizione, con riferimento specifico a Pedri, Gavi e Ansu Fati, consenta davvero al Barcellona di sbilanciarsi e di concedersi anche qualche proclamo, qualche titolone a tutta pagina.

Pensando a Pedri e a Gavi nello specifico, considerando come Fati sia stato frenato decisamente dagli infortuni nella sua esplosione, è chiaro che i numeri siano già impressionanti: Pedri ha già collezionato 75 presenze, 7 gol e 10 assist tra i professionisti all'età di 18 anni, risultando una pedina fondamentale nella scorsa stagione per i Blaugrana e in estate per la Nazionale spagnola.

Gavi si sta imponendo come nuovo fenomeno e sta sorprendendo tutti per personalità oltre che per tecnica, è stato il più giovane debuttante nella storia della Roja e ha già convinto Koeman a renderlo un titolare tra Liga e Champions League.

Una coppia che, insieme a De Jong come vertice basso, potrebbe davvero fare la fortuna della squadra per anni a metà campo. L'esplosione di Ansu Fati, superati i problemi fisici, potrebbe poi sancire realmente il rilancio di un Barcellona nuovamente connesso con la propria identità e pronto a costruirci sopra una fortuna, togliendo spazio per rimpianti e recriminazioni: una prospettiva che, citando Laporta, vale ben più di un miliardo.


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