Bomber con la Dea nel cuore, Piccoli: identikit e perché dovrebbe restare all'Atalanta

Matteo Baldini
Roberto Piccoli
Roberto Piccoli / MARCO BERTORELLO/Getty Images
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Gli ultimi giorni di una sessione estiva di mercato, soprattutto se particolare come quella in corso, possono lasciare spazio per storie inattese, per risvolti sorprendenti e protagonisti inediti: giocatori con le valigie già fatte e pronte sulla porta che, però, in pochi minuti in campo (quelli prima dei possibili saluti) riescono a segnare il gol vittoria nel recupero, mettendo la firma sui primi tre punti della stagione. Una storia che non si esaurisce qui ma che prosegue e si amplifica nell'abbraccio coi suoi tifosi, suoi in senso stretto: parliamo infatti di Roberto Piccoli, cuore atalantino e match winner della prima giornata, tanto da generare nuovi (leciti) dubbi sull'opportunità di lasciarlo partire e di rinnovare l'esperienza allo Spezia.

Roberto Piccoli
Esulta Piccoli / MARCO BERTORELLO/Getty Images

I numeri di un predestinato

Parlando di "sorpresa" ci si riferisce nello specifico all'impatto nel finale e alla freddezza mostrata nei minuti di recupero, in occasione del 2-1 dell'Atalanta, ma non certo al valore del giocatore in senso assoluto: Piccoli, del resto, è un 2001 già forte di 5 gol segnati in Serie A nella scorsa stagione con la maglia dello Spezia, prima di tornare a casa, nella sua Bergamo. Il gol non è dunque l'eccezione ma la regola nella giovane carriera di Piccoli che, fin dalle giovanili, si è sempre distinto per un rapporto impressionante tra reti segnate e minuti giocati: emblematica in tal senso l'esperienza in Youth League 2019/20 con 8 gol fatti in 7 presenze, una media eccezionale e già intravista in Primavera, nella stessa stagione così come nella precedente. Un rapporto, quello col gol, che non si è esaurito certo a livello giovanile: la prima esperienza tra i grandi, in prestito nello Spezia di Italiano per trovare più spazio di quanto sarebbe accaduto con Gasperini, ha parlato chiaro e ha regalato reti pesanti, la prima contro l'Inter a San Siro e la seconda contro la Roma all'Olimpico, reti arrivate nonostante un utilizzo quasi sistematico a partita in corso (solo 8 le partite iniziate dal primo minuto in campo).

Roberto Piccoli
In gol con la Roma / Silvia Lore/Getty Images

Caratteristiche tecniche

Il cognome non è certo coerente con le caratteristiche di questo giovane colosso, Piccoli solo di nome, in sostanza, per un metro e novanta di centravanti: un concentrato di fiuto del gol e potenza in grado di attivare il radar e di sfruttare ogni pallone in area per buttarlo in porta, in ogni modo possibile. Anche osservando le reti messe a segno fin qui in Serie A vediamo come Piccoli abbia segnato di sinistro, di destro e di testa: non conta tanto il modo, insomma, quanto l'obiettivo di gonfiare la rete avversaria. Ma c'è di più, ovviamente, e pensarlo solo come un centravanti vecchio stampo (statico in area ad aspettare palloni giocabili) sarebbe fuorviante: al fiuto per il gol e all'opportunismo unisce infatti la capacità di rientrare efficacemente e di giocare spalle alla porta, difendendo il pallone grazie all'imponente fisicità, riuscendo tra l'altro a migliorare anche nella lettura delle situazioni offensive e delle scelte da compiere. Quel che ha impressionato maggiormente fin qui, però, è stata la capacità di integrarsi rapidamente in un contesto come quello della Serie A, facendosi valere contro avversari di caratura internazionale e segnando contro tante big (Inter, Roma, la sua Atalanta e il Napoli).

Il bivio: restare o partire ancora?

Viene naturale, alla luce di quanto mostrato nella prima stagione in Serie A e in questa prima giornata del campionato 2021/22, pensare alla consacrazione con la maglia della sua Atalanta come epilogo ideale, approfittando del periodo di Zapata lontano dal campo per infortunio e dell'addio ormai vicino di Lammers. Piccoli ha dimostrato di sapersi rendere utile anche a partita in corso e di non aver bisogno poi di troppo tempo per carburare e per incidere, non è dunque necessario vederlo come titolare inamovibile per far sé che lasci il segno: nella scorsa stagione sarebbe stato effettivamente prematuro puntarci, senza un'esperienza per farsi le ossa e trovare più minutaggio, ma a questo punto il discorso cambia e la realtà bergamasca (pur ormai stabilmente nel panorama delle big) potrebbe essere quella ideale per coronare il sogno di un ragazzo con la Dea nel cuore, senza ulteriore bisogno di allontanarsi da casa per poter lasciare il segno.


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