Fiorentina

Assaggi di "Miracolo Italiano": tre metamorfosi viola che dicono tutto

Matteo Baldini
Saponara corre da Italiano
Saponara corre da Italiano / Getty Images/Getty Images
facebooktwitterreddit

Se mesi fa qualcuno avesse parlato di una Fiorentina con José Callejon, Alfred Duncan e Riccardo Saponara come protagonisti l'interlocutore, di certo, avrebbe avuto due scelte: pensare alla nascita delle seconde squadre o dubitare di quanto le sue orecchie stavano sentendo. Le sentenze assolute rappresentano un rischio anche nel calcio e derubricare un nome come "fuori dal progetto" talvolta appare un azzardo, soprattutto quando ci si trova di fronte ad un nuovo tecnico. L'aria nuova rimescola le carte e dona nuove speranze a chi si sentiva inutile, senz'altro, ma se questa ventata la porta Vincenzo Italiano - evidentemente - lo status quo viene meno del tutto e i ruoli tornano in discussione, senza protetti e senza emarginati. Non solo: anche chi si trova a partire dalla panchina arriva a sentirsi parte integrante del gruppo, segreto fondamentale in uno spogliatoio che funziona.

Genoa CFC v ACF Fiorentina - Serie A
Esultanza viola / Getty Images/Getty Images

Saponara: una vera affinità

Il binomio Italiano-Saponara non è cosa di oggi e ha radici in quanto accaduto lo scorso anno a La Spezia, col centrocampista offensivo responsabilizzato da Italiano e capace (in autonomia) di ripensare al proprio ruolo in campo e di trovare una collocazione efficace anche nel 4-3-3. Un esterno offensivo atipico, certo più di cervello che non di polmoni, in grado di trasmettere in campo le idee del tecnico: filtranti efficaci, passaggi no look e l'ottima intesa con Biraghi sulla sinistra vanno a comporre un quadro inatteso del Saponara 2.0, non più personaggio in cerca d'autore ma cervello pensante e talento finalmente espresso, con gol come quello di Marassi che (lo sapevamo già da tempo) fanno parte di un repertorio rimasto troppo a lungo a prendere polvere. I messaggi d'intesa sono partiti già dal ritiro di Moena e non erano retorica: Saponara è entrato in campo in tutte le quattro sfide di campionato fin qui, seppur da subentrante, e ha già all'attivo un assist e n gol.

Jose’ Callejon
Callejon è tornato / Marco Luzzani/Getty Images

Callejon: la carriera non mente

Tra le tante ragioni di amarezza della stagione scorsa figurava anche José Callejon: lo spagnolo, arrivato in viola dopo l'addio di Chiesa, portava su di sé aspettative importanti (dovute all'esperienza internazionale) ma col passare dei mesi si prospettava all'orizzonte lo scenario di un campione venuto a percorrere in Toscana le tappe finali di una rispettabile carriera, senza lasciare il segno. Il 3-5-2 e una Fiorentina troppo intimidita spiegano però la curiosa involuzione di Callejon 2020/21: il 4-3-3 di Italiano e l'atteggiamento della squadra, del tutto diverso, hanno posto le basi per una vera rinascita (inattesa) dando modo all'ex Napoli di mettere in mostra tutto il proprio repertorio, di ritrovare coraggio e voglia di osare, di tornare insomma centrale a tutti gli effetti (è il sesto per minuti in campo fin qui). Al di là del discorso tecnico, peraltro, fin dal ritiro è emersa tutta la voglia di mettersi al servizio del tecnico e della squadra, senza tirare mai indietro la gamba e rivelandosi un esempio di impegno e professionalità.

Alfred Duncan
Duncan, protagonista a sorpresa / Gabriele Maltinti/Getty Images

Duncan: il peso del lavoro

Persino più sorprendente è la situazione di Duncan, centrocampista in grande spolvero che in estate veniva accostato a momenti alterni a questa o a quella squadra, in ottica mercato. La storia viola di Duncan aveva offerto del resto pochi squilli, con tanti milioni spesi per averlo e uno spazio in campo non corrispondente all'investimento fatto (con tanto di prestito al Cagliari per ritrovare continuità). Il centrocampista non si è mai sentito però fuori dal progetto e ha sempre dimostrato di volersi giocare le proprie carte, lavorando anche in solitaria e facendosi trovare pronto quando chiamato in causa: il gioco di Italiano, col pressing alto portato da una delle due mezzali e tanta voglia di recuperare palla al più presto, vede nel ghanese un elemento più che mai utile e per certi versi ideale, come emerso col Torino (decisivo il suo lavoro sul secondo gol viola) e nelle due sfide successive.

Vincenzo Italiano
Vincenzo Italiano sprona i suoi / Nicolò Campo/Getty Images

Tutti titolari

Anche al di là dei casi più eclatanti di metamorfosi, da esuberi a protagonisti, appare evidente il peso del lavoro svolto da Italiano sulla testa dei giocatori: non è solo vuota retorica pensare a uno spogliatoio in cui tutti si sentono titolari, in cui il lavoro in settimana può trovare un premio nel posto da titolare anche a prescindere dal nome e dai crediti maturati a priori. Tutto va sudato e ridiscusso, dunque, e chiaramente finché i risultati si rivelano positivi diventa un meccanismo sostenibile oltre che virtuoso: la sfida, soprattutto in una metà campo folta come non mai, sarà mantenere gli equilibri e i rapporti anche quando i risultati non premieranno, anche nei momenti di flessione che logicamente emergeranno in futuro. Quella sarà la vera prova del nove del "miracolo Italiano".


Segui 90min su Telegram per rimanere aggiornato su tutte le ultime novità di Serie A.

facebooktwitterreddit