Torino

Le 5 chiavi del riscatto del Torino con Juric

Matteo Baldini
Ivan Juric
Ivan Juric / Valerio Pennicino/GettyImages
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Qual è il confine tra una squadra che si sarebbe risparmiata volentieri di scendere in campo, coinvolta più che mai dall'aumento di contagi da Covid-19 in Serie A, e una che invece riesce a rifilare quattro gol all'avversario, dando vita a una partita senza storia, alla proverbiale lezione di calcio?

Il successo schiacciante del Torino sulla Fiorentina, un Torino incerottato e reduce da giorni a dir poco concitati se non surreali, porta in sé l'impatto e il volto del suo tecnico, Ivan Juric.

Se sulla sponda degli sconfitti, i viola, si è raccontato spesso dell'impronta virtuosa di Italiano (al netto del blackout di ieri) può risultare persino più lampante il peso dell'arrivo di Juric in granata, di una metamorfosi che senz'altro è passata dai colpi estivi (pur in una sessione con qualche schermaglia tra allenatore e proprietà) ma che trova una spiegazione compiuta nelle caratteristiche del suo allenatore, autore ieri del proprio personale capolavoro in granata. Vediamo le chiavi e i tratti principali del riscatto del Toro con Juric:

1. La tenuta difensiva

Gleison Bremer, Dusan Vlahovic
Bremer su Vlahovic / Valerio Pennicino/GettyImages

Il paragone tra il rendimento del Toro di Juric e quello della stagione scorsa impressiona per più motivi, del resto dopo venti partite giocate (nel 2020/2021) i granata erano terzultimi e avevano vinto appena due partite.

Uno degli aspetti che sorprende maggiormente, però, riguarda la solidità della retroguardia: solo 19 gol subiti, terza miglior difesa del campionato. Un reparto guidato con personalità da Bremer, elemento capace di diventare un vero incubo anche per gli attaccanti più prolifici e di rivelarsi implacabile in marcatura. Una vera e propria metamorfosi vissuta, in questo caso, senza passare dal mercato ma dalla valorizzazione di chi era già in rosa.

2. La reazione alle difficoltà

Ivan Juric, Luca Gemello
Esultanza granata / Valerio Pennicino/GettyImages

Se di fronte a Torino-Fiorentina avessero chiesto al pubblico, un pubblico all'oscuro del contesto, di indicare una squadra che non avrebbe voluto giocare è chiaro che, senza indugi, tutti avrebbero additato i viola.

Eppure, come dimostra lo spostamento al lunedì del match, erano i granata a vivere una situazione delicata: una quarantena sospesa dal TAR, i tanti positivi al Covid e una forma che (sulla carta) sarebbe dovuta essere precaria. Ma non solo: già a inizio stagione il Toro ha saputo gestire al meglio le difficoltà, uscendo anche dal potenziale caso dovuto alle schermaglie di mercato tra Juric e Cairo. Un epilogo tutt'altro che scontato.

3. Un mercato riuscito

Josip Brekalo, Dennis Praet
Brekalo e Praet / Nicolò Campo/GettyImages

Nelle prime battute della stagione Juric non si era detto esattamente soddisfatto dal mercato condotto dal Toro, lamentando anzi delle lacune. In extremis sono però arrivati rinforzi che, fin qui, si stanno rivelando più che mai riusciti.

Brekalo in particolare ma anche Praet, senza dimenticare l'impatto comunque positivo di Pjaca e quello di Pobega, col solo difetto di un arrivo in granata con la formula del prestito secco (e con un ritorno dunque segnato al Milan). Un impatto importante e tutt'altro che scontato quando si parla di nuovi arrivi, una risposta al pungolo dell'allenatore e alle sue esigenze.

4. La tenuta atletica

Wilfried Singo, Cristiano Biraghi
Singo e Biraghi / Chris Ricco/GettyImages

Aspetto, questo, che si lega da un lato alla capacità di reagire sorprendentemente alla situazione delicata e, d'altro canto, si connette in automatico al DNA delle squadre di Juric.

Dopo giorni complessi, certo privi della possibilità di allenarsi nel miglior modo possibile, la squadra granata ha dato vita a una prova ai limiti della perfezione per intensità ed efficacia del pressing, riuscendo a rivelarsi cinica e a prevalere sui viola, in modo sistematico, nei duelli più importanti. Un risvolto per certi versi opposto a quel che, sulla carta, ci si sarebbe aspettati.

5. I giocatori rilanciati

Antonio Sanabria
Sanabria in gol / Nicolò Campo/GettyImages

Assieme al mercato, aspetto ovviamente funzionale per crescere, spicca la capacità di Juric di rendere nuovamente utili alla causa, se non indispensabili, giocatori talvolta sottovalutati o non tenuti comunque in dovuta considerazione.

Quindi il Toro è sì dei nuovi, forte insomma del loro impatto, ma porta in sé la capacità del tecnico di valorizzare elementi come Lukic e Sanabria, con Djidji che è riuscito a sovvertire le gerarchie in difesa andando a prendersi un posto da titolare a discapito di Izzo e non risentendo dell'arrivo di Zima sul finire del mercato estivo.


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